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maxfiottolone

Corelli, aiutatemi ad apprezzarlo!

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Ho sempre guardato e forse ancora adesso lo faccio con sospetto a questo grande artista del passato al quale mi sono accostato poche volte e grazie a youtube. Esiste qualche suo accanito estimatore che possa spiegarmi come mai forse Corelli è un tenore che non ti arriva subito? (al contrario ad esempio del Lucianone). Grazie alla documentazione su internet posso dire che assieme a Del Monaco è stato l' ultimo tenore con un "mare" di voce anche se rispetto a Del Monaco era più esteso in acuto ma forse meno "spesso" nei centri e che praticamente da autodidatta acquisì una gran tecnica e che calcò i palcoscenici di tutto il mondo, ma sempre con un gran timore di non essere all' altezza e con grandi ansie prima di andare in scena dove poi regolarmente non deludeva mai.

Insomma, Corelli fu un "mostro sacro" e allora perchè sinora non riesco ad apprezzare un artista che fu di casa al Met? Sicuramente è un mio limite o come ho scritto all' inizio le doti di questo tenore sono sì immense ma più nascoste rispetto ad altri?

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Personalmente, per quanto possa stimare Del Monaco, gli antepongo Corelli di gran lunga, anzi lo considero il tenore maggiormente capace di emozionarmi.

Rispetto a Del Monaco, aveva emissione più morbida e fluida, capace di straordinari effetti nella mezzavoce. Certo, poteva farne di più, di mezzevoci. E poteva evitare di aver paura di far cose che gli venivano in realtà benissimo (tipo i do della Pira di Verdi). Malgrado il timbro scuro, era un vero tenore, le note gravi erano nitide ma non imponenti come quelle di Del Monaco.

C'è da dire che a volte faceva singhiozzi e singulti che poteva evitare.

Ma che emozione, quella voce dal metallo così caldo! Quegli acuti dalle vibrazioni uniformi, squillanti, nutrite!

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Concordo pienamente con Wittelsbach, Corelli e' stato veramente un tenore eccezionale. Io lo vidi quasi al debutto nei lontani anni 50, prima della cura "lauri Volpi" , al teatro Fraschini di Pavia in una Carmen con ( se ricordo bene)Pia Tassinari. Non sono e non sono mai stato un esperto ma in quell'occasione mi fece una enorme impressione.Un fisico imponente, un torrente di voce, allora paralro ancora un po'grezza, se così' si può' dire. Ma che temperamento! Lo rividi poi alla Scala in Fedora con la Callas, nella Fanciulla del West con la Frazzoni;poi anche all'arena di Verona nel Trovatore. Era grandioso. Anche allora, purtroppo, c'era chi non lo apprezzava; l'ho anche sentito chiamare "pecorelli". Che ci volete fare, al mondo ci saranno sempre gli incontentabili! Buona Pasqua a tutti.

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Pur basandomi su ascolti da youtube che valgono quello che valgono ma che comunque lasciano percepire il mare di voce che "teneva", è possibile, o sono pazzo io, che a volte trovi artefatto o vecchio il modo con cui porge le frasi? Inoltre forse anche perchè abituato alla perfetta dizione pavarottiana non trovo la sua dizione del tutto nitida. Detto questo poi abbiamo meraviglie come quella qua sotto che, anche se come è scritto in un commento, trattasi di puro edonismo vocale, è però a mio giudizio fantastico e concludo scrivendo che, sia pure normale in una paese come questo che ha la memoria corta, rattrista il fatto che alla sua morte sia stato ben poco ricordato.


/>http://www.youtube.com/watch?v=pRHMJbQnWBc&feature=related

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Molto bello, anche se piuttosto plateale in un paio di passaggi. Quanto al resto, non mi pare che alla morte di Di Stefano, che pure e' stato qualcuno, ci siano state grandi ,manifestazioni di cordoglio...

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Concordo anch' io sul fatto che anche per Pippuzzo i media non si sono sprecati ma ahimè non ne sono stupito visto che anche la stessa Callas forse era più nota per la relazione con Onassis che per quanto fatto come artista.

Corelli forse non ti arriva subito al cuore perchè fu un talento costruito e non naturale. Son convinto che se un neofita ascoltasse un Del Monaco (per me talento naturale e forse anche per questo con meno tecnica di Corelli perchè era già nato dotato e non aveva bisogno di continuare a studiare) e poi un Corelli,di primo acchito apprezzerebbe di più Del Monaco salvo poi magari in seguito rivalutare anche Corelli

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Molto bello, anche se piuttosto plateale in un paio di passaggi.

Corelli spesso eccedeva nell'enfasi sottolineando le legature con portamenti ostentati e le smorzature rallentando a dismisura i tempi. Inoltre non aveva, specie nei centri, un timbro previlegiato.

La sua fonazione, pressochè esclusivamente "di petto", era piuttosto "costruita" e unita a uno stile composto e sorvegliato, poteva dare l'impressione di una certa compassatezza. Tuttavia sapeva cantare "sul fiato" , all'occorrenza con grande morbidezza.

Possedeva però una larghezza di fraseggio straordinaria, dote che assieme al timbro brunito, al volume poderoso e alla ragguardevole estensione ne facevano l'interprete ideale per certi ruoli di stampo neoclassico ( Norma, Agnese, Poliuto), per certo Verdi "eroico" ( Ernani, Battaglia di Legnano, Trovatore, Aida) o anche per certo repertorio tardo-romantico e verista (Carmen, Andrea Chenier, Pagliacci, Adriana, Turandot).

Qui nel Poliuto scaligero del '60 sfoggia ,nel declamato, incisività e vigore mentre, nella cadenza dell'aria "Sfolgorò divino raggio", appare letteralmente travolgente:


/>http://www.youtube.com/watch?v=EHfYECxSnjk&feature=related

Così in questo "Nessun dorma" live, dove pure i tempi non sempre sono rispettati, per l'impatto vocale e lo slancio dell'accento,Franco Corelli appare entusiasmante:


/>http://www.youtube.com/watch?v=lc6KLRW-7v4

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Non so se sparò sempre "vittoria" di questa portata anche perchè queste "gigionate" se fatte troppo spesso rischiano di cadere nel cattivo gusto, mentre se centellinate sono anche splendide


/>http://www.youtube.com/watch?v=6MSqtNlIitI

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Non so se sparò sempre "vittoria" di questa portata anche perchè queste "gigionate" se fatte troppo spesso rischiano di cadere nel cattivo gusto, mentre se centellinate sono anche splendide


/>http://www.youtube.com/watch?v=6MSqtNlIitI

Queste cose, max, queste corone a perdifiato, questi atletismi vocali, fanno parte di quell'armamentario gladiatorio e mattatoriale con cui i tenori "di voce"

soggiogano le platee più emotive e le tifoserie viscerali.

Il loro valore, più che di ordine musicale, è di ordine psicologico, è una specie di atto disinibito e liberatorio, che il cantante trasferisce sul pubblico.

Come tu dici non devono diventare un'abitudine perchè sono di dubbio gusto e musicalmente diseducativi.

Ma se proprio uno li vuole fare, almeno li faccia con le carte, vocalmente, in regola, come fa Corelli in Tosca oppure, ancor meglio, questo Del Monaco del '51, nel live che testimonia la sua ultima recita del Ballo in Maschera:


/>http://www.youtube.com/watch?v=nTi0-m_T8zk

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Immodestamente scrivo che forse Pinkerton mi dà ragione perchè a un certo punto del suo intervento usa la parola "costruita". Sgombro il campo da ogni dubbio aggiungendo che non è che perchè un artista sia in un certo qual modo costruito, non possa essere un grande però io inconsciamente tra un talento naturale e uno costruito scelgo il primo anche se poi magari del secondo riconosco una fila lunga lunga di pregi.

Tornando al mero canto, anche se direi che Filippeschi non si possa accostare troppo a Corelli sia come bravura che come stile, è però indubbio che potevano avere un repertorio in parte comune perchè comunque anche Filippeschi fu un valido Manrico. Però Filippeschi fu anche un ottimo duca di Mantova e cantò spesso i Puritani (questi magari anche perchè all' epoca in pochi erano in grado di cantarli...), per cui mi chiedevo se anche Corelli avrebbe potuto eccellere in questo tipo di repertorio lirico visto che qualcosa di lirica la sperimentò sfruttando anche la sua estensione in acuto, anche se onestamente non me lo vedo come Rodolfo (e so che la boheme la cantò diverse volte).

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Bella questa discussione su aCorelli. Per quanto concerne la tesi di Alfio, mi riesce difficile distinguere un talento naturale da un talento costruito, spcialmente quando si parla di due interpreti della levatura di Corelli e di Drl Monaco. Credo che entrambi abbiano studiato molto. Per quanto mi concerne, apprezzo molto Del Monaco nei ruoli declamatori (Otello, Pollione, Enzo Grimaldo. Radames e s imil) nei quali la suandifficolta' al canto legato non appare evidente e dove i suoi acuti bronzei si dispiegano in tutta la loro potenza e bellezza.Nei ruolimpiu' lirici mi piace di più' Corelli stante la sua facilita' al canto legato ed al canto più' espressivo, senza contare che comunque i suoi acuti insono sepre sfolgoranti. Peccato che egli non abbia avuto il coraggio di cimentarsi in Otello, dopo averlo studiato a puntino. Credo che sarebbe stato grande anche in quel personaggio.

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Il mio ragionamento prende spunto dalle prime considerazioni d'inizio discussione per cui secondo me un pubblico del tutto ignaro delle note biografiche dei 2 artisti, di primo acchito, inconsciamente, 9 volte su 10 tra Corelli e Del Monaco apprezzerebbe subito di più il secondo salvo poi magari rivalutare in un secondo tempo il primo e riconoscerne più meriti rispetto a Del Monaco. E questo perchè è indubbio che Del Monaco fu più talento naturale di Corelli e l' ascoltatore è come se, anche senza saperlo, lo percepisse inconsciamente e quindi di primo acchito volgerebbe la sua preferenza verso chi fu talento naturale.

Sarà un caso ma il tanto vituperato Di Stefano, talento naturale e istintivo per eccellenza, solitamente piace sempre subito,poi magari il pubblico una volta diventato più esperto, pur continuando ad amarlo, sarebbe anche in grado di evidenziarne tutti i difetti tecnici

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di primo acchito, inconsciamente, 9 volte su 10 tra Corelli e Del Monaco apprezzerebbe subito di più il secondo salvo poi magari rivalutare in un secondo tempo il primo e riconoscerne più meriti rispetto a Del Monaco. E questo perchè è indubbio che Del Monaco fu più talento naturale di Corelli e l' ascoltatore è come se, anche senza saperlo, lo percepisse inconsciamente e quindi di primo acchito volgerebbe la sua preferenza verso chi fu talento naturale.

Il tuo, Alfio, mi sembra un ragionamento interessante e andrebbe sviluppato per capire quali siano i motivi del successo "di pubblico".

Corelli sapeva cantare meglio di Del Monaco soprattutto perchè sapeva emettere meglio le note ad intensità attenuata e inoltre perchè sapeva legare meglio.

Del Monaco dal canto suo aveva un timbro più pregiato e una fonazione più immediata e spontanea. Inoltre, in termini di ritmo e di solfeggio, non si prendeva le licenze,a volte al limite della leziosità, in cui incappava Corelli.

Per esemplificare ascoltiamo il tenore marchigiano in una "Romanza del fiore" del '59 dove, accanto a svariati arbitrii ritmici si può ascoltare , a 1:39,una chilometrica smorzatura che, malgrado la buone esecuzione tecnica, mi sembra veramente eccessiva:


/>http://www.youtube.com/watch?v=d1_c82VS5io

Per confronto un live di Del Monaco sempre del '59 dal Bolshioi di Mosca, dove, se il tenore fiorentino risulta inferiore a Corelli per morbidezza e "legato", nondimeno lo supera per un maggior rispetto dei tempi oltre che per un fraseggio più sobrio e diretto, più efficace dal punto di vista drammatico:


/>http://www.youtube.com/watch?v=x-jhBPAxw5s&feature=related

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Infatti, caro Pinkerton, il fraseggio di Del Monaco,nonostante la grande prova vocale di Corelli, ti arriva meglio forse anche perchè, sempre stando alla mia teoria, siamo appunto in presenza di un talento più naturale. E' un pò come per la musica che suppongo che anche al Conservatorio ci possa essere l' alunno più "dotato" che per arrivare a un certo passaggio col pianoforte necessita di meno studio. Poi non è che chi quel passaggio se lo è dovuto sudare col doppio dello studio, lo faccia peggio, però sicuramente rispetto al primo studente è un talento più costruito.

Aggiungerei anche il fatto che, non so se per il suo stile peculiare o a causa del difetto di pronuncia specie delle consonanti, il fraseggio Corelliano risulta effettivamente a volte un pò troppo artificioso e quasi stilisticamente "vecchio".

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Grazie a San Youtube me lo sono un poco ascoltato privilegiando il suo Cavaradossi. Avendo come riferimento il Cavaradossi Pavarottiano mi sono trovato in presenza di un Mario meno lirico, perchè era chiaramente complesso tenere a bada quel pò pò di voce nei momenti più lirici, ma in compenso più vigoroso con una esuberanza vocale quasi spavalda.

Insomma, al di là del gusto personale di ognuno di noi direi che manca per un certo repertorio un Corelli della situazione e non lo scrivo come a dire che non era granchè ma al giorno d' oggi avercene, perchè uno che per tutti gli anni 60 è il tenore di punta del Met potrà anche non piacere ma di certo non è uno scarso

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Grazie a San Youtube me lo sono un poco ascoltato privilegiando il suo Cavaradossi. Avendo come riferimento il Cavaradossi Pavarottiano mi sono trovato in presenza di un Mario meno lirico, perchè era chiaramente complesso tenere a bada quel pò pò di voce nei momenti più lirici, ma in compenso più vigoroso con una esuberanza vocale quasi spavalda.

Insomma, al di là del gusto personale di ognuno di noi direi che manca per un certo repertorio un Corelli della situazione e non lo scrivo come a dire che non era granchè ma al giorno d' oggi avercene, perchè uno che per tutti gli anni 60 è il tenore di punta del Met potrà anche non piacere ma di certo non è uno scarso

Corelli, max, era dotato di mezzi naturali da tenore drammatico. Aveva inoltre , come già detto, l'innata propensione per un fraseggio ampio e incisivo.

Tuttavia si sforzò sempre di migliorare le mezzevoci, la gradazione dinamica, le legature. Così potè cantare anche nel repertorio lirico, dove si difese con onore

sebbene non fosse congeniale alle caratteristiche timbriche della sua voce.


/>http://www.youtube.com/watch?v=ybCQSaHlNVk&feature=related


/>http://www.youtube.com/watch?v=8m6llNj5vb8

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Penso che nel repertorio più lirico vada ascoltato, riascoltato e riascoltato perchè a un primo approccio la sua voce effettivamente risulta troppo grossa e quindi credo lo si debba assaporare come un vino dal retrogusto buono, anche se a naso tenderei sempre a privilegiare altri interpreti più congegniali a questo genere, sebbene è giusto anche rimarcare il fatto che Corelli fu tenore drammatico, ma estesissimo in alto, e non è da tutti!

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A me spiace fare il bastian contrario ma, lungi da me il voler mettere in discussione tutti i pregi tecnici del Mario Corelliano, torno sempre al pensiero già esposto, per cui senza scomodare san Pippo Di Stefano, se andate a prendervi una Tosca con Bergonzi, tanto per citare un altre tenore di quel periodo, troverete a mio parere un fraseggio meno pomposo, costruito e, insomma, più efficace

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Sono d'accordo. Milito tra quelli che ritengono che Corelli, come Cavaradossi, fosse sempre un poco marziale e "condottiero" per essere a suo pieno agio.

Posto comunque che pochi più di lui, indipendentemente da questo, hanno saputo far trasfigurare la gioia dell'innamorato nel pianissimo di "M'avvinci tra i tuoi lacci mia sirena".

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Io dico che sicuramente con una voce così potente non è che poteva uscirne un Mario "intimista" o "super-romantico" e il mio problema non è tanto la "marzialità" di questo Mario che mi può stare anche bene perchè è un diverso approccio al personaggio, però, se mi vado a prendere un altro bel tenore drammatico come Del Monaco che quindi per forza di cose non è che poteva affrontare il personaggio in modo troppo diverso da Corelli, trovo comunque che tutto il fraseggio e il modo di porgere siano più snelli, immediati, naturali e senza alcun senso di artificiosità.

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Se ti riferisci al Cavaradossi inciso in studio con la Tebaldi stavolta non posso concordare, mi spiace. In quello non vedo la snellezza che gli accrediti, anzi.

Ma magari hai presente qualche esecuzione dal vivo che mi è ignota.

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Sono d'accordo. Milito tra quelli che ritengono che Corelli, come Cavaradossi, fosse sempre un poco marziale e "condottiero" per essere a suo pieno agio.

Posto comunque che pochi più di lui, indipendentemente da questo, hanno saputo far trasfigurare la gioia dell'innamorato nel pianissimo di "M'avvinci tra i tuoi lacci mia sirena".

In questa ripresa live del '59 del duetto atto I° con la Tebaldi( divenuto terzetto per le ripetute incursioni del suggeritore) Corelli parte con un "Son qui!" poderoso

e perentorio, imperioso e marziale, degno del proconsole Pollione.

Però , a 4:37, sulla frase citata da Wittel ("Ah! m'avvinci nei tuoi lacci mia sirena!") partendo da un granitico Sib si produce poi in un decrescendo voluttuoso e dolcissimo , di grande effetto, che non teme confronti in tutta la discografia di Tosca.

Questa frase, oltre che essere una prodezza, un virtuosismo vocale, non è, come altre sue frasi in mezzavoce, troppo ostentata, ma rappresenta un'eccellente lettura della prescrizione pucciniana e ha una spiccata valenza intimistica, da grande tenore lirico.

Lo ripeto: quando trovava la giusta misura nel dosare tempi e intensità, Corelli, malgrado il timbro scuro e il "corpo" vocale ipertrofico, risultava un tenore lirico di prima grandezza.


/>http://www.youtube.com/watch?v=MvjgsYjjaMI

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Il problema è che non riesco a spiegare le mie sensazioni, che poi rientrano in una questione di mero gusto personale perchè è indubbio che come ha evidenziato Pinkerton nell' ultimo intervento, Corelli in questa Tosca "tebaldiana" ti fa una bella prodezza tecnica,ma, pomposità a parte che in effetti ce l' aveva anche Del Monaco specie quando lasciava briglie sciolte al suo declamato, trovo molti punti del fraseggio delmonachiano più semplificati e snelli rispetto a Corelli e infatti sposo in toto l' esempio che ha fatto qualche intervento prima Pinkerton, con riferimento alla Carmen.

E' probabilmente una pura questione di mio gusto personale che quindi va presa per quello che vale...

Piuttosto, fa sempre piacere risentire la Tebaldi-Tosca che io personalmente metto pari livello all' altra mia Tosca di riferimento che sarebbe la Callas

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Se ti riferisci al Cavaradossi inciso in studio con la Tebaldi stavolta non posso concordare, mi spiace. In quello non vedo la snellezza che gli accrediti, anzi.

Ma magari hai presente qualche esecuzione dal vivo che mi è ignota.

Quella Tosca DECCA del '58, Alfio, vedeva Del Monaco riprendere dopo anni e innumerevoli Otelli, un ruolo che gli era consueto agli inizi di carriera.

E' evidente come, in più punti, cerchi di alleggerire e di schiarire la voce ma lo fa "aprendo" il suono al centro e questo lo porta verso un'emissione più tesa e qualche volta forzata.

Ciò si ripercuote sulla morbidezza e sul "legato" per cui il Cavaradossi di questa incisione, malgrado il timbro pieno e lucente di molte note e qualche frase ben ruiscita ( v. , a 5:51, il "Sei tu?"), risulta , come dire?, un tantino parossistico, squilibrato, e comunque poco a suo agio nel "lirico".


/>http://www.youtube.com/watch?v=HlhKTpeDCrg

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A proposito di Otello c'è la famosa questione da sempre dibattuta dai fans di Corelli del mancato Otello Corelliano per il quale è indubbio che il tenore avrebbe avuto tutte le carte in regola per fare un figurone. Credo non l' abbia nemmeno inciso solo su disco

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