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maxfiottolone

Luciano Pavarotti maestro di canto

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Per completare il discorso sulle attitudini artistiche di Pavarotti, non si può dimenticare la sua spiccata vocazione

per la canzone melodica italiana.Se escludiamo la riuscita non perfetta, per questioni di pronuncia, nel repertorio

napoletano, Pavarotti, nel genere melodico novecentesco in lingua italiana ( Tosti compreso), fu un vero maestro.

Qui, un una celebre canzone del Quartetto Cetra, sfoggia un fraseggio animato e cordiale, di grande potere comunicativo,

oltre a esibire una tecnica molto ben controllata. Semplicemente delizioso:


/>http://www.youtube.com/watch?v=kDqym-jOfrA

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Sono d' accordo con te anche se non so per quale motivo ma Mamma come la cantava Gigli aveva secondo me una marcia in più e non solo rispetto a Mamma di Pavarotti, ma a Mamma di qualunque altro tenore. E' un pò come Granada: Villa non era certamente un cantante lirico eppure la sua Granada ha per me sempre qualcosa di speciale.

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Sono d' accordo con te anche se non so per quale motivo ma Mamma come la cantava Gigli aveva secondo me una marcia in più e non solo rispetto a Mamma di Pavarotti, ma a Mamma di qualunque altro tenore. E' un pò come Granada: Villa non era certamente un cantante lirico eppure la sua Granada ha per me sempre qualcosa di speciale.

Assolutamente d'accordo Alfio. Come dice il detto "La mamma (cantata da Gigli) non si tocca". L'esecuzione del grande tenore recanatese non è solo un'abile mistura di bel timbro e di enfasi strappalacrime ( senza eccedere mai però) ma è anche un ragguardevole esempio di emissione "mezzoforte" in zona centrale, di intonazione perfetta, con rinforzi, addolcimenti e legature di eccellente fattura:


/>http://www.youtube.com/watch?v=wHqP5FFoyf0

Quanto a Villa cantava "Granada" alla garibaldina, da lirico-spinto.

Questo video con la Olivero invece dimostra che aveva tutti i numeri per essere un tenore "di grazia".


/>http://www.youtube.com/watch?v=3BKMb9dblPk

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Torno su questa antica discussione perchè, sarò fissato, ma ho sempre l'impressione che a Lucianone non sia dato il posto che merita e cioè quello a fianco dei grandi del passato, come se i fuorionda artistici degli ultimi anni avessero per sempre oscurato la grandezza che fu. Ma insomma, ognuno dei grandi del passato aveva almeno un ruolo che sembrava cucito addosso per lui e così, a torto o a ragione che sia, Del Monaco fu Otello; Kraus fu Rigoletto e anche altri, etc. Ebbene Lucianone fu Rodolfo, Nemorino e Riccardo per tutta la carriera, ma per una parte di essa fu anche il Duca, Arturo e Tonio, nonchè, sia pure solo in sala d' incisione, l' Elvino più interessante e meno anonimo che ci sia mai stato in qualunque Sonnambula. Eppure, sia pure rispettando l' opinione altrui,continuo a leggere cose del tipo: bel timbro ma noioso;interprete piatto etc. Io queste cose posso condividerle da un certo Lucianone in poi ma prima di questo punto no e mi vien da pensare che a volte il fatto che egli avesse un colore della voce unico e inconfondibile possa aver tratto in inganno e fatto credere che Lucianone stesse facendo Lucianone e invece no!

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Torno su questa antica discussione perchè, sarò fissato, ma ho sempre l'impressione che a Lucianone non sia dato il posto che merita

E qui ti volevo, max.

"Lucianone", nella storia del canto lirico, occupa il posto esatto che doveva occupare, quello del "mito vocale" che è ancor più del "fenomeno vocale", non solo presso gli addetti ai lavori, gli "esperti della materia", ma mell'immaginario popolare, nel cuore della gente.

Al di là delle sue reali qualità tecnico-stilistiche ( su cui, anche qui, si è dissertato), al di là dello sviluppo della sua carriera, che nella seconda parte si è sempre più attestata sulle coordinate, rese ambigue assai da una forte componente commerciale, della "divulgazione dell'arte lirica", Luciano Pavarotti ha rappresentato uno di quei pochi artisti che hanno lasciato il segno nella memoria popolare. Come Caruso, Gigli, la Callas, Del Monaco.

Personalmente ritengo Pavarotti, per attrezzatura tecnico-stilistica, un pucciniano lirico ( Rodolfo, Pinkerton) con ottime prove in Donizetti ( Nemorino, Edgardo) e in due personaggi verdiani ( Duca, Riccardo).

Nondimeno, nei primi dieci anni di carriera, esistono dei "live" che dimostrano, per freschezza, estensione, slancio, uno stato di grazia, una specie di "onnipotenza vocale" che certo non sfuggì al pubblico e che fu probabilmente il motivo principale della sua straordinaria popolarità.

Ascolta, max, questi live romano del '69 del "Lombardi".

Lo stile si può discutere ma la bellezza e la facilità di emissione di questa voce sono leggendarie, come assolutamente sensazionale è la irrisoria facilità con cui, a 5:04, sulla stretta della cabaletta "Come poteva un angelo", Pavarotti esegua la variante sopracuta emettendo un Do 4 lucente, sorgivo, timbratissimo:

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Contraddire il buon Pink mi pare sacrilego :D però Pavarotti nasce come belcantista, certo dalla voce squillante, però di tecnica eccellente e baricentro alto... basta guardare con quale successo ha interpretato Lucia, Favorita, Figlia del reggimento (coi famosi do), Maria Stuarda, Puritani, Sonnambula, Beatrice di Tenda, il Tell, molto Verdi prima maniera (Luisa Miller, Lombardi, Ernani, Macbeth), e non "qualche recita"... insomma non lo ridurrei a pucciniano con qualche ottima prova donizettiana, il repertorio di Lucianone era proprio quello, di belcantista doc, con qualche ottima prova verista (peraltro sempre lirica, come è stato già osservato, e solo più in la drammatica). Tant'è che negli anni 60-70 la sua immagine era indissolubilmente legata al nome di Johan Sutherland, lo vediamo pure in questo clip dimostrativo (con la Horne e Bonynge) dal titolo "Come cantare il Bel Canto":



http://www.youtube.com/watch?v=3nH54BdqWpg



Max ha in parte ragione, all'inizio Big Luciano non appariva così inerte come in seguito (quando si metterà a cantare routinariamente quei 3 o 4 ruoli più drammatici), non credo sia stato mai un asso nell'espressione LEGATA alla parola o all'azione drammatica, perchè era comunque capace di essere "suggestivo" con il suo portentoso bagaglio tecnico, ma difficilmente la storia lo ricorderà per aver impresso ad un ruolo delle sostanziali novità psicologiche. Poi se mi trovate una recita dove fa miracoli in questo senso sono ben felice di rimangiarmi tutto :D


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Contraddire il buon Pink mi pare sacrilego :D però Pavarotti nasce come belcantista, certo dalla voce squillante, però di tecnica eccellente e baricentro alto... :D

Sul fatto di contraddirmi, Maja, non fartene un problema.Io non sono nessuno. Tornando a Pavarotti ribadisco che era un lirico pucciniano, sia per tecnica che per temperamento. Del tenore belcantista romantico gli mancava la mezza voce in emissione mista che sola puo' rendere appieno le soavi modulazioni di questo repertorio. Il suo bagaglio tecnico poi, non era per nulla portentoso, ma il minimo che serviva per cantare bene ( e sottolineo "bene") il Puccini lirico. Sapeva appoggiare e passare di registro, sapeva immascherare il suono (almeno fino al Si bemolle, poi tendeva a "schiacciare" leggermente), ma talora faticava a modulare e ad essere autenticamente leggero ( vista la stazza, dirai tu...). Di portentoso aveva il colore vocale", di purezza e freschezza uniche.E poi quella cordiale morbidezza nell'articolare che lo rendeva accattivante sia che cantasse l 'Opera, o un canto natalizio, o una romanza da salotto, o la canzoncina usata per far pubblicità alla Nutella.Buona Pasqua Maja.

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Beh beh se lo dici tu ti credo :) non sarai nessuno ma di tecnica ne sai più di me sicuramente...


certo ora mi immagino una pubblicità della Nutella con Max Lorenz cosa sarebbe stata :D


buona Pasqua anche a te Pink


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Per me, e non mi esprimo in merito, il fatto che molti accusassero o accusino Pavarotti di una certa genericità,

non ne sminuisce la grandezza della sua carriera di cantante lirico. Grandezza alla cui messa in dubbio ha purtroppo contribuito

egli stesso con le gigionate della seconda parte della carriera.

Io penso che sino alla seconda metà degli anni 70 egli non sbagliò un colpo, poi, come accadde e accade a quasi tutti i lirici,

provò altro repertorio e, anche se non si rovinò la voce in 4 e 4 otto come il mio amato Di Stefano, andò comunque incontro a

un lento, sia pure controllatissimo e con poche serate no, declino.

A questo proposito considero comunque stupefacente come anche il tardo-Pavarotti potesse sempre cantare Nemorino in un modo che valeva sempre

la pena d' acquistare il biglietto per andarlo a vedere.


Ma vorrei affrontare il discorso da un altro punto di vista perchè quando si parla di Pavarotti raramente si accenna ai ruoli

più "pesanti" come ruoli per i quali val la pena ricordarlo.

In effetti, tranne che per Tosca che è però sempre stato un titolo risolto bene dai lirici, non mi pare che il suo Manrico sia mai

stato memorabile.

Turandot è già stato detto che saggiamente la cantò poco in teatro e il suo Radames ha dato ottime serate ma, come anche nel caso di Gigli,

non è comunque mai diventato un ruolo a lui ideale.

So che fu un grande Enzo della Gioconda per le poche volte che la cantò.


Son convinto che sarebbe potuto essere un ottimo Chenier, ma la prova disocgrafica non convince e il live arrivò troppo tardi, mentre come

Turiddu o Canio io proprio non ce lo vedo e tanto meno come Otello.

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Pavarotti non sarà stato un interprete analitico o da metodo Stanislawski, eprò secondo me aveva un senso della parola e dell'articolazione che nel tenorismo ha avuto pochi confronti.


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mentre come

Turiddu o Canio io proprio non ce lo vedo

Tutto il tuo discorso riepilogativo su big Luciano è condivisibile, Alfio, a parte forse la sopraddetta citazione.

Sia come Turiddu che come Canio Pavarotti ha lasciato buoni dischi.

Anche nel video zeffirelliano del '94 con la Stratas grande attrice seppur censurabile cantante, Pavarotti è un Canio notevole, dalla voce irrobustita e brunita ma ben ferma e sostenuta, dal fraseggio sferzante e dalle toccanti screziature patetiche. Qui, Alfio, il memorabile finale:

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Per me Alfio si riferiva alle incisioni delle 2 opere veriste anni 70, nelle quali onestamente Lucianone, avendo ancora il suo timbro perfettamente immacolato, non mi sembra nemmeno a me, forse per questo motivo, completamente nella parte, anche se come al solito canta tutto molto bene, perchè, vedete, si poteva dire tutto il male del mondo di lui ma qualunque cosa gli fosse data da cantare te la cantava sempre nel modo migliore possibile. Questi Pagliacci anni 90,sono stati forse ingiustamente dimenticati e invece qua The big man dà una inaspettata zampata da vecchio leone che a mio giudizio gli riesce anche un paio di anni dopo col Chenier, che chissà cosa sarebbe potuto essere se cantato solo un pelino prima.

Ma poi il discorso non è solo legato al puro canto, anche se è la cosa più importante. Pavarotti, assieme a pochi altri, aveva anche il carisma da grande tenore e con quello probabilmente o ci nasci o non ci nasci. Possiamo stare qua un anno a criticare Domingo ma è un altro che ha carisma. E non è che la loro generazione non produsse validi concorrenti. Penso a bellissime voci come quelle di Aragall o di Bonisolli, validi competitori, ai quali però evidentemente mancava il centesimo per fare la lira.

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Tornando alla "accusa" di genericità debbo aggiungere che molti sostengono che Pavarotti e la Freni, figli della medesima scuola, privilegiarono sempre la correttezza della emissione a scapito della interpretazione. Continuo a non pronunziarmi in merito anche perchè quando hai una voce così naturalmente bella puoi essere facilmente e falsamente accusato di genericità o generico lo sei veramente, nel senso che basta già la sola bellezza del tuo mezzo vocale per catturare l' attenzione del pubblico e quindi non hai bisogno di ricorrere al fraseggio analitico di una Callas. Tornando al Pavarotti e le opere pesanti, anche se non convinse mai appieno in tale parte come peraltro accadde anche al Gigli, m' ha sempre interessato il suo Radames che, assieme a pochi altri, fu un Radames dal timbro solare.

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m' ha sempre interessato il suo Radames che, assieme a pochi altri, fu un Radames dal timbro solare.

Non sono d'accordo Alfio.

Il ruolo di Radames è molto variato e passa da momenti sognanti da lirico puro ( "Celeste Aida", "Morir sì pura e bella", "O terra addio") a passaggi eroici ( " Sacro fremito di glioria", " Nel fiero anelito") a momenti drammatici di tessitura centralizzante ( " Di mie discolpe i giudici") ad accensioni di vocalità incandescente e debordante ( " Immenso Fthà!", " Sì fuggiam da queste mura", " Sacerdiote io resto a te!").

Pavarotti si disimpegna bene sul suo terreno più congeniale di tenore lirico puro ma quando è chiamato a un canto scandito, ampio e squillante dell lirico spinto, arranca palesemente.

Ascolta il duetto con Aida che chiude il III° Atto, dove al tenore si chiede accento marziale e slancio generoso. Pavarotti fin dall'inizio dilata la scansione senza averne il "corpo" vocale idoneo e poi cade in un'emissione aperta, con tutte quelle "a" spalancate quando non sguaiate ( a cominciare da 0:29,0:38, 0:50, ecc.).Qui non è Radames, è la sua parodia:

Tu Alfio, fai un parallelo tra il Radames di Pavarotti e quello di Gigli . Entrambi sono tenori lirici, vocati al canto soave, ma Gigli, forte anche di una tecnica migliore, appare più a suo agio nei panni del lirico-spinto. I suoni sono più pieni e robusti, il fraseggio più incisivo, lo scatto più perentorio:

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Esattamente con la frase assieme a pochi altri fu un Radames dal timbro solare intendevo dire che Radames dal timbro chiaro ce ne sono stati pochi nella storia dell' opera. Mi viene in mente appunto Gigli, il quale comunque non fu per così dire anch' egli mai un Radames convincente quanto per dire il suo Chenier o il suo Turiddu; Di Stefano che però frequentò il ruolo una volta sola e fece bene; forse Bjorling; e va bè poi c'è Lauri Volpi ma quello era un fenomeno vocale.

Quindi mio caro Pink son d' accordo con te sulle pecche del Radames del Lucianone,che infatti, non a caso provò il ruolo solo a inizio anni 80, quindi già oltre i 45 anni. Però, proprio perchè mi piacciono i Radames dal timbro solare, sarebbe stato bello se egli avesse avuto il peso vocale adatto.

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L' esempio di Pinkerton è una lezione illuminante su come certe opere possano mettere a dura prova voci inadatte e meno male che Big Luciano, grazie alla sua tecnica ferrea, non si danneggiò la voce. Prendiamo un Carreras che non aveva certo la tecnica di Pavarotti. Talvolta mi chiedo come i cantanti, che dovrebbero rendersi conto per primi della fatica alla quale sono sottoposti, accettino di prestarsi a certi tour de force al di fuori del proprio repertorio

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Devo dire che nonostante abbia sempre stigmatizzato l' ultimo Pavarotti, più che altro per la rabbia nel vedere (o non vedere perchè mi vanto di non essere mai stato un loro fan) come si buttava via nei Pavarotti and friends, a ragionarci su è indubbio che il pubblico egli lo attirasse come il miele con le api. Penso che ognuno di noi avrebbe fatto la fila anche per vedere il Pavarotti un poco declinante di inizio anni 90, perchè è indubbio che il suo fu un declino molto controllato. In effetti la sua carriera operistica terminò più per i problemi alle gambe che ne rendevano impossibile il movimento che per reali gravi problemi vocali.




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Devo dire che nonostante abbia sempre stigmatizzato l' ultimo Pavarotti, più che altro per la rabbia nel vedere (o non vedere perchè mi vanto di non essere mai stato un loro fan) come si buttava via nei Pavarotti and friends, a ragionarci su è indubbio che il pubblico egli lo attirasse come il miele con le api. Penso che ognuno di noi avrebbe fatto la fila anche per vedere il Pavarotti un poco declinante di inizio anni 90, perchè è indubbio che il suo fu un declino molto controllato. In effetti la sua carriera operistica terminò più per i problemi alle gambe che ne rendevano impossibile il movimento che per reali gravi problemi vocali.

Hai ragione Alfio, Pavarotti non conobbe mai un vero declino vocale, come del resto anche Bergonzi e Corelli ( non altrettanto si può dire di Di Stefano e, a conti fatti, neppure di Del Monaco che negli ultimi dieci anni di carriera fu alterno e incappò in svariate defaillances).

Qui in questa Tosca si presenta con le ginocchia anchilosate e con un trucco atroce, con barba e sopracciglioni nerofumo, da mangiafuoco. Si aggiunga anche una mimica del volto assurda, tutta ammiccante che, direbbe Manzoni, "nell'intenzion dell'artista"vorrebbe dir naturalezza.Sbaglia anche il tempo in un paio di entrate e dilata la scansione, come ormai non sapeva più evitare. Ma la voce tiene ancora e conserva ancora buona parte del timbro originario.

Certo il Luciano Pavarotti che a noi piace ricordare è quello levigatissimo, luminoso, stellare, di certe arie donizettiane distese e patetiche registrate nei primi anni di carriera. Qui, nel Don Sebastiano, è interprete notevolissimo per stile e misura e, come vocalista, dà ripetute , egregie dimostrazioni di come si deve raccogliere il suono sul "passaggio" per poi proiettarlo in acuto. Una vera lezione di tecnica vocale:

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Se escludiamo la riuscita non perfetta, per questioni di pronuncia, nel repertorio

napoletano,

Pavarotti soleva inserire nei suoi concerti una o due canzoni del repertorio classico napoletano, in genere "Torna a Surriento" e "O' sole mio". Ma, fatta salva la qualità strettamente vocale delle esecuzioni, erano evidenti le difficoltà di pronuncia del dialetto ma anche e soprattutto uno tono inedito, come straniato, sostanzialmente fuori luogo

per questo genere.

Qui riporto "La palummella": Pavarotti vocalmente è superbo e la sua esecuzione ha un'indubbio fascino, ma sembra dimenticare che sta cantando le parole di un innamorato che affida le sue pene d'amore a una colomba. Invece scandisce e squadra la linea di canto, conferendo al fraseggio lo slancio e la speditezza di una virile perorazione, a all'accento una spiccata drammaticità:

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Sulle modeste attitudini di Pavarotti a cantare il "lirico-spinto" abbiamo accennato ascoltando un passaggio della sua Aida scaligera.


Sorprendentemente però lo riscopriamo valido nei panni del baritenore neoclassico di Norma, dove, protetto da una linea di canto contenuta e aliena da iperboliche,spasmodiche espansioni, disegna un Pollione imperioso, dal timbro brunito e maschio:



http://www.youtube.com/watch?v=xMfVJVqc38c


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E ha fatto molto bene Pink a postare l' estratto di questo recital che assieme a quello di 2 anni dopo con la sola Sutherland sono secondo me 2 dei recital artisticamente più validi che mai ci sono stati. In seguito Pavarotti abusò troppo della formula del recital ma in questi 2 casi ci sono vere e proprie perle per le orecchie


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Son giunto alla conclusione che anche per una serie di circostanze fortuite, Pavarotti sia il cantante lirico che ha partecipato al maggior numero d' incisioni in studio meglio riuscite della storia dellì opera lirica. Direi che per direttore d' orchestra e qualità complessiva del cast, la boheme e la butterfly di Karajan; i Puritani, la Lucia, la Turandot e la sonnambula con la Sutherland; l' amico fritz e il Tell con la Freni, si piazzano al primo posto tra tutte le incisioni di tali opere. Ma abbiamo poi l' elisir, la traviata, il rigoletto e la norma con la sutherland e la manon lescaut con la freni che sono da podio. Insomma, se ora con la crisi della industria discografica le incisioni in studio stanno perdendo terreno a favore dei DVD dei live, Lucianone ci ha lasciato un lascito inestimabile

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Senza star qui approfondire le classifice mi trovo grosso modo d' accordo sebbene non abbia ascoltato tutto ciò che è citato, anche se riguardo alla Turandot, essendo opera poco cantata dal vivo da Pavarotti, tenderei a privilegiare altre edizioni. Cito anche il Trovatore con la Sutherland e la Horne, dove, pur essendo 3/4 degli interpreti fuori parte, trovo originale la lettura belcantista del capolavoro verdiano e rivaluterei anche la Manon Lescaut con la Freni anche perchè a quel punto della carriera Pavarotti avrebbe anche avuto la voce adatta a cantarla anche dal vivo.


Ma io personalmente ho recentemente scoperto su youtube alcune chicchè legate a un paio di recital d' inizio anni 80 (in uno c' era anche Marylin Horne) dove sia Pavarotti che la Sutherland sono veramente in good voice per dirla alla inglese.



http://www.youtube.com/watch?v=Xzam7jvbx-chttp://www.youtube.com/watch?v=Xzam7jvbx-c


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Guest zeitnote

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CDs 1-2
Bellini: Beatrice di Tenda

CDs 3-4
Donizetti: La Fille du Régiment

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Donizetti: L'Elisir d'Amore

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Verdi: Macbeth

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Verdi: Rigoletto

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Puccini: Turandot

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Puccini: La Bohème

CDs 17-19
Bellini: I Puritani

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Puccini: Madama Butterfly

CDs 22-23
Donizetti: La Favorita

CD 24
Verdi: Messa da Requiem

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Verdi & Donizetti: Arias (plus extra tracks)

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Che me ne dite, Pink & Wittels?

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