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maxfiottolone

Luciano Pavarotti maestro di canto

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Il fatto è che a mio parere così come discograficamente parlando è meglio conosciuto il secondo Di Stefano (anche xchè del primo restano ahimè poche testimonianze discografiche), anche di Pavarotti è purtroppo meglio conosciuta l' ultima discografia, anche a causa delle case discografiche chi trovano più economicamente conveniente riproporre un suo disco, che ne so del 2000, piuttosto che la Boheme del '73.

Dai, non è andata così. La Bohème è proprio il classico esempio di un disco stravenduto, che ha venduto subito e non ha mai smesso di avere un grandissimo successo di critica e pubblico.

Semmai potrei concordare per la Favorita, che ci mostra un Pavarotti al meglio sia come voce che come atteggiamento stilistico-interpretativo (all'epoca, quando gli chiedevano quale fosse il suo compositore preferito, Luciano rispondeva sempre: "Alla mia voce piace Donizetti!"), attorniato però da qualche collega abbastanza disastroso (Bacquier, tanto per non fare nomi ma cognomi). Quello è stato un disco poco "spinto", a torto.

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Guarda io la Favorita me la sono ascoltata anche nell' edizione messicana del 48 o 49 con audio pessimo ma un Di Stefano in forma smagliante e quasi bravo quanto Pavarotti, ma non c'è verso: a mio parere a quest' opera manca sempre qualcosa e forse c'è veramente un motivo valido per cui molti la classificano come un lavoro minore di Donizetti. Invece, sempre parlando di "lavori minori", Lucianone e la Mirella sono riusciti a farmi apprezzare l' amico fritz di Mascagni

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[....] Lucianone e la Mirella sono riusciti a farmi apprezzare l' amico fritz di Mascagni

L'incisione EMI diretta da Gavazzeni è del '68 e trova i due cantanti al loro meglio per forma vocale.

Pavarotti emette suoni chiari e levigatissimi lungo tutta la gamma e inoltre sfoggia un fraseggio spontaneo e accattivante. In questo e anche nell'aprire le vocali "a" in zona centrale dando loro il colore naturale, in effetti, come tu Leo hai osservato, si rifà al modello distefanesco.

Ma lo fa "cum grano salis", badando a "raccogliere" e "coprire" sul passaggio di registro.

E' vero pur tuttavia che , rispetto alle prove, più ortodosse ma anche un tantino manierate ( questione di gusti...), di Gigli, Tagliavini o Valletti, il suo canto ha una dinamica più limitata ed è meno elegante. Questi limiti, come detto, sono compensati dalla spontaneità del fraseggio e dalla schiettezza dell'accento.


/>http://www.youtube.com/watch?v=vDH8LRc26RM

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[....] qualche collega abbastanza disastroso (Bacquier, tanto per non fare nomi ma cognomi).

Bacquier, interprete fantasioso ma cantante scadente, fu scritturato per ragioni che mi sfuggono, visto che è agli antipodi per qualita vocali e stilistiche del personaggio.

E pensare che allora c'era un baritono con tutte le carte in regola per essere un grande Alfonso di Castiglia:


/>http://www.youtube.com/watch?v=cyDD7tmyFuY

A 1:26 l'attacco morbido, dolente e ispirato di "Vien Leonora, a' piedi tuoi.." resta nella memoria.

Bruson ha morbidezza e timbro vellutato, ma, volendo essere pignoli, accusa una certa monocromaticità e qualche limite sia nelle alternative dinamiche che nella fluidità dei "gruppetti", il che incide un poco sulla "cantabilità" complessiva dell'esecuzione.

Per me la miglior versione dell'andante donizettiano, per la nitida flessibilità e l'eccellente "legato", resta quella incisa nel '31 da Carmelo Maugeri:


/>http://www.youtube.com/watch?v=7RggvXmaLyE

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Guarda io la Favorita me la sono ascoltata anche nell' edizione messicana del 48 o 49 con audio pessimo ma un Di Stefano in forma smagliante e quasi bravo quanto Pavarotti, ma non c'è verso: a mio parere a quest' opera manca sempre qualcosa e forse c'è veramente un motivo valido per cui molti la classificano come un lavoro minore di Donizetti. Invece, sempre parlando di "lavori minori", Lucianone e la Mirella sono riusciti a farmi apprezzare l' amico fritz di Mascagni

Per fortuna di questi "molti" non ho mai sentito parlare, perché avrebbero torto marcio.

La Favorita che si sente comunemente è però davvero svilita dalla traduzione italiana e da tagli vari, che la imbruttiscono un po'.

L'Amico Fritz EMI con Gavazzeni, Pavarotti e Freni è davvero memorabile, hai pienamente ragione!

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Comunque, riallacciandomi a Pinkerton e ai discorsi sul canto "aperto", ebbene è probabile se non sicuro che un artista che canta "aperto" non avrà una carriera trentennale ad alto livello, (anche se mi pare che la soprano Victoria de los angeles cantasse aperto e non durò poco), ma sicuramente nel caso di Di Stefano il suo "amore" per il tabacco, le donne e il casinò avrà anche avuto il suo bel peso nell' accorciarli la carriera. Poi io ad esempio trovo che obiettivamente in alcuni casi il canto aperto rende meglio certi personaggi mentre per altri non va proprio bene. A mio parere ad esempio l' Arturo dei Puritani di Di Stefano non funziona non solamente per un discorso di sovracuti forzati, che sarebbe per certi versi il problema minore, ma anche e soprattutto perchè col canto aperto il personaggio diciamo che perde tutta la sua nobiltà che invece dovrebbe avere.

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[....] Poi io ad esempio trovo che obiettivamente in alcuni casi il canto aperto rende meglio certi personaggi mentre per altri non va proprio bene. [....]

Trovo sensato tutto quello che dici in questa nota, Leo, ma sulla De los Angeles devo dire che, tanto o poco che fosse durata la sua carriera, ebbe fin dall'inizio problemi con la fluidità e la facilità del registro acuto.

Riguardo alla frase extrapolata qua sopra sono d'accordo. Per restare a Di Stefano ( anche al "secondo" Di Stefano) il suo modo di cantare era appropriato ed efficace in Cavalleria e del tutto inadeguato, sia per voce che per stile, nei Puritani:


/>http://www.youtube.com/watch?v=pPX9RQdyAiI


/>http://www.youtube.com/watch?v=q6PPPLXvAnM

Se mai ci sarebbe da chiedersi perchè in entrambe le opere, pur così diverse, Luciano Pavarotti, dalla tecnica più ferrata, fosse risultato del tutto convincente:


/>http://www.youtube.com/watch?v=ocO_JSTgdWc


/>http://www.youtube.com/watch?v=bLUFA-dlfK0

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Dici bene , maxfiottolone: il canto aperto, oltre a pregiudicare le qualità della voce, declasso il canto, gli toglie nobiltà.

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Dici bene , maxfiottolone: il canto aperto, oltre a pregiudicare le qualità della voce, declasso il canto, gli toglie nobiltà.

Sono però d' accordo in parte con questa osservazione perchè, sebbene da un punto di vista tecnico e stilistico siano interpretate in modo scorretto rispetto al canto di un Pavarotti, non si può non dire che le Tosche, le Cavallerie, i Pagliacci (restando ad esempio sulle opere veriste) distefaniane non siano riuscite bene, sia a teatro che in disco.

Tornando al bel canto, se l' Arturo dal canto aperto non va bene, l' Edgardo funzionò ottimamente perchè tranne che quando Di Stefano riprese il personaggio nel 1959 con la Scotto, ma lì la voce se ne era già quasi tutta andata, le Lucie interpretate con la Callas furono sempre un successone e non solo per la Maria.

Rodolfo della Boheme direi invece che funzionò benissimo solo sino al 1952, cioè finche il canto fu ancora non del turro aperto, perchè se andiamo a prendere il Rodolfo discografico del 1956, cioè già in pieno periodo di canto aperto, non ci siamo e se non ricordo male il do della speranza è veramente poverello come squillo.

Leo

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Tornando al bel canto, se l' Arturo dal canto aperto non va bene, l' Edgardo funzionò ottimamente

La parte del tenore protagonista della Lucia di Lammermoor non avrà le difficoltà di tessitura dell'Arturo belliniano ma è pur sempre un ruolo romantico in cui la corretta conoscenza dell'emissione in mezzavoce è imprescindibile per ottenere un'esecuzione corretta. Già Pavarotti aveva qualche difficoltà a cantare con facilità certe frasi patetiche in zona di passaggio come "Ah per sempre il nostro foco", " ...spargi un'amara lagrima.." o "Tu che a Dio spiegasti l'ali". Figuriamoci Di Stefano, che infatti, anche nella registrazione con la Callas,risolveva il problema o "aprendo" come al solito o ricorrendo a falsettini esili, semiafoni e poveri di vibrazione (2.45):


/>http://www.youtube.com/watch?v=zWV0li6j5-8&feature=fvw

Per inciso, la tecnica esatta per cantare il finale di Lucia è questa:


/>http://www.youtube.com/watch?v=6_zYm3dU7_Y

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Sicuramente l' Edgardo di Di Stefano, un pò come tutti i suoi personaggi, non sarà stato un mostro di perfezione tecnica, però è innegabile il fatto che gli venisse bene e la cosa che m'ha sempre stupito è come sia sempre riuscito a cantare senza impicciarsi troppo la "terribile" frase --tu che a dio spiegasti l' ali o bell' alma...--

Arturo non gli andava bene, secondo me, anche x via di quelle frasi lunghe che Pavarotti risolveva molto bene mentre Pippo s' impicciava assai

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Buongiorno a tutti/e. Mio primo messaggio. Mi definisco un distefaniano anche se non sono un integralista che stravede solo per lui, però mi sono sentito in dovere d' intervenire perchè l' evidenziare gli errori tecnici di una interpretazione distefaniana non deve per forza significare svilire la sua resa. Cioè, anche la Callas, sia pure molto più maestra di Di Stefano, non era perfetta e interpreti precedenti e successive in alcuni passaggi erano tecnicamente migliori, ma nessuno si sognerebbe di mettere in dubbio la resa scenica e interpretativa della Callas. Ebbene secondo me anche alcune se non molte interpretazioni del Di Stefano dalla voce ancora integra sono state notevoli, nonostante gli errori e tutto quello che volete... Per cui, anche se non sarà stato un Edgardo perfetto,a Berlino nel 55 con Karajan non applaudirono solo la Callas...

E lo stesso dicasi quando esordì con la Cavalleria sempre nel 55 alla Scala...

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In Cavalleria Di Stefano era al suo posto perché si tratta di parte centralizzante, e perché Turiddu è un bravo guaglione che si adatta all'espansività "cuore in mano" del tenore catanese.

Ma Edgardo no, per nulla, non potrò mai essere d'accordo. Edgardo richiede qualità che Di Stefano, sia al Maggio che a Berlino, non possedeva: legato, morbidezza, compostezza stilistica. Un Edgardo veristizzato sulle prime può colpire, ma poi ti accorgi di quanto sia inappropriato, anche a prescindere dalla vicinanza con la lunare Lucia della Callas, che fu tra l'altro la prima a riportare questo ruolo alle esatte coordinate storico-stilistiche.

Questo per far capire come i miei rilievi a Di Stefano (che complessivamente dalla sua carriera è riuscito a ottenere parecchio più di tenori tecnicamente superiori come Gianni Raimondi) siano motivati da ciò che fa in un determinato contesto.

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L' Edgardo distefaniano può tranquillamente anche non piacere perchè è giustamente una questione di gusti. A me piace ma amo anche molto Edgardi più raffinati come quello Pavarottiano o anche Bergonzoniano etc. e questo lo scrivo per precisare che non sono un fanatico del canto aperto. Però non sono d' accordo sul fatto che passi il messaggio che esso fu sopravvalutato come interpretazione perchè piaccia o no ma, sia pure per pochi anni, quello fu l' Edgardo di riferimento, così come,sempre per pochi anni purtroppo,il suo Caravadossi fu quello di riferimento e così pure il Rodolfo e potrei anche andare avanti con qualche altro ruolo.

Raimondi è stato sicuramente ingiustamente sottovalutato, ma direi che nessuno dei personaggi che interpretò divenne anche per un breve periodo un ruolo di riferimento.

Ciao Walter

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Però a mio parere Alfio, il fatto che all' epoca l' Edgardo di Di Stefano (ed è comunque una cosa tutta da provare...) fosse considerato il migliore sulla piazza non significa automaticamente che lo fosse e che non sia stato sopravvalutato.

Anche Alva fu considerato per molti anni un grande conte D' Almaviva ma ora, con Florez in circolazione, direi che la grandezza dell' Almaviva di Alva sia stata molto ridimensionata.

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Però non è mica giusto rimescolare le carte così per poter dimostrare la propria teoria :happystrange:

Cioè, l' esempio di Alva è fuorviante perchè concordo anche io sul fatto che il suo Almaviva sia stato spazzato via da quello di Florez, ma questo perchè Florez è di un altro pianeta!

Può anche non piacere, ma l' Edgardo di Di Stefano non è stato spazzato via da nessun altro Edgardo successivo e anche se magari non è in prima posizione rimane comunque tra i primi Edgardi del 900

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Però non sono d' accordo sul fatto che passi il messaggio che esso fu sopravvalutato come interpretazione perchè piaccia o no ma, sia pure per pochi anni, quello fu l' Edgardo di riferimento, così come,sempre per pochi anni purtroppo,il suo Caravadossi fu quello di riferimento e così pure il Rodolfo e potrei anche andare avanti con qualche altro ruolo.

Raimondi è stato sicuramente ingiustamente sottovalutato, ma direi che nessuno dei personaggi che interpretò divenne anche per un breve periodo un ruolo di riferimento.

Il fatto, Walter, che Di Stefano in quei tre ruoli (Rodolfo di Bohème compreso, per lui era troppo acuto) fosse passato per il tenore di riferimento non dimostra che cantasse bene.Dimostra se mai che la critica di quegli anni, per usare un eufemismo, era molto larga di maniche.

Il pubblico poi, eterogeneo , impreparato, condizionabile( da una critica accondiscendente) e viscerale, non fa testo più di tanto: il pubblico è disposto con facilità ad accettare e a mitizzare i cantanti di bella voce e di spiccata personalità.

Gianni Raimondi invece, cantante di timbro ordinario e dotato, per tecnica, di eccellente passaggio in acuto a piena voce ma poco altro più, ma , per talento interpretativo, piuttosto limitato e convenzionale, non credo che sia stato sottovalutato.

Se mai non è stato sopravvalutato e ha avuto comunque una carriera di rilievo, complessivamente corrispondente alle sue capacità tecnico-vocali e interpretative.

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Ma perchè Pinkerton mi scrivi che il ruolo di Rodolfo era per lui troppo acuto? Considerando per ora solo il do di petto della speranza le testimonianze discografiche del 50,51 e 52 (cioè del periodo in cui il suo Rodolfo fu di riferimento) mostrano un do di petto bello, squillante e non forzato e testimonianze discografiche alla mano si può dire che il Di Stefano dei primi anni arrivava tranquillamente al Re sovracuto (cioè non era nato corto come si vorrebbe fare credere) e che il Re, sia pure non più bellissimo, ce l' aveva ancora in tasca nel 53 (incisione dei Puritani)

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Per Di Stefano negli anni Cinquanta era acuto anche un la. E solo per colpa sua, giacché l'estensione ce l'aveva. Ma il canto aperto, per forza di cose, finisce per limitare l'estensione, mentre quello correttamente immascherato la valorizza, e in certi casi l'aumenta pure.

Oltretutto è inesatto dire che Di Stefano fu "L'Edgardo di riferimento", credo non lo pensasse nemmeno lui.

Ma poi lo vedi che arrivi anche tu alle nostre conclusioni? Il Di Stefano migliore era quello che non forzava ancora la sua voce con intenti "realistici" (lui diceva così), ossia quello del Metropolitan (il mitico Faust, ma anche un Barbiere di Siviglia con Erede sul podio) e delle prime spedizioni punitive in Messico (che non mi piace mai ascoltare perché si sentono davvero male). Ma non a caso, quel Di Stefano cantava ancora "sul fiato", anziché "sulle fauci" (altra frase attribuita a lui, da Rodolfo Celletti) come avrebbe fatto più avanti.

Alla fine, siamo d'accordo o quasi, anche se io sono meno indulgente di te... ;)

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Ma perchè Pinkerton mi scrivi che il ruolo di Rodolfo era per lui troppo acuto? Considerando per ora solo il do di petto della speranza le testimonianze discografiche del 50,51 e 52 (cioè del periodo in cui il suo Rodolfo fu di riferimento) mostrano un do di petto bello, squillante e non forzato e testimonianze discografiche alla mano si può dire che il Di Stefano dei primi anni arrivava tranquillamente al Re sovracuto (cioè non era nato corto come si vorrebbe fare credere) e che il Re, sia pure non più bellissimo, ce l' aveva ancora in tasca nel 53 (incisione dei Puritani)

Si, Walter, fino al '51 Di Stefano era più esteso rispetto all'incisione EMI del '56 di Bohème con la Callas, ma comunque il discorso è un altro.

La facilità o le difficoltà di cantare in tessiture acute non dipendono affatto dalla presenza di qualche nota isolata di alta frequenza come i Do4 o i Do4 diesis che tu citi e dalla capacità del cantante di emetterle.

Uno può emettere bene un Do sopracuto e far fatica su un La3 naturale, su un Si bemolle, ma anche su un Fa diesis.

Il problema è saper cantare sul passaggio di registro per andare oltre con facilità.

Passaggi di Bohème come "..talor dal mio pensiero.." ( atto I°), "..sboccia l'amor.." ( atto II°), "...invano, invan nascondo..", "..alla stagion dei fior..." (atto III°), "..qui nelle mie!" ( atto IV°), solo per fare qualche esempio

non contengono note acutissime ma sono insidiose perchè richiedono, per non tradire lo sforzo e non stimbrare il suono, la conoscenza della giusta tecnica. Insomma voglio dire che la parte di Rodolfo sarebbe acuta per Di Stefano anche senza il "Do della speranza".

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Questa discussione mi piace, quindi non posso dichiararmi ancora del tutto d' accordo con te :rolleyes_anim:

Dico che per Di Stefano il La era una chimera ma negli anni 60, massimo fine anni 50 perchè se non erro nella Boheme del 56 in studio il do di petto c'è ancora e, sempre se non erro,ancora nel 55 si filò il do del faust durante il suo ritorno al metropolitan. Poi io non lo so mica se il suo accorciamento fu solo dovuto al canto aperto visto che Pippo nella sua autobiografia scrive che nel 48, mentre erano in cartellone insieme al Met, Gigli lo esortò a smettere di fumare come fece lui come promessa alla madre sul letto di morte, altrimenti il fumo gli avrebbe fregato gli acuti. Di Stefano conclude dicendo che sua madre per fortuna al momento in cui scriveva era ancora viva e quindi lui non smise mai di fumare e che però Gigli aveva ragione

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Questa discussione mi piace, quindi non posso dichiararmi ancora del tutto d' accordo con te :rolleyes_anim:

Dico che per Di Stefano il La era una chimera ma negli anni 60, massimo fine anni 50 perchè se non erro nella Boheme del 56 in studio il do di petto c'è ancora e, sempre se non erro,ancora nel 55 si filò il do del faust durante il suo ritorno al metropolitan. Poi io non lo so mica se il suo accorciamento fu solo dovuto al canto aperto visto che Pippo nella sua autobiografia scrive che nel 48, mentre erano in cartellone insieme al Met, Gigli lo esortò a smettere di fumare come fece lui come promessa alla madre sul letto di morte, altrimenti il fumo gli avrebbe fregato gli acuti. Di Stefano conclude dicendo che sua madre per fortuna al momento in cui scriveva era ancora viva e quindi lui non smise mai di fumare e che però Gigli aveva ragione

Gigli aveva ragione a dire di non fumare e in più sapeva cantare come Dio comanda.

Ma, Walter, lasciando stare Di Stefano, prendiamo Carreras che forse non fumava come lui ma che, col fatto che aveva un timbro molto simile a Di Stefano, ne imitava gli errori di emissione.

Anche Carreras partì come tenore abbastanza esteso e quasi subito, come tu dici, "si accorciò" la voce.

E anche lui, come Pippo,malgrado la foga appassionata del canto, fu un Edgardo poco elegante, fuori stile, e un Rodolfo piuttosto forzato.

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Io però Pinkerton questo suono stimbrato o forzato nelle Boheme degli anni buoni non lo percepisco e Pippo sprizza giovinezza e assenza di sforzo da tutti i pori, ovviamente a mio avviso. Se invece mi dici che lo si rileva nella Boheme del 1956 concordo con te anche perchè se non erro tale Boheme fu registrata dopo il Trovatore discografico e a mio parere non fu una scelta di tempo felice perchè il tenore, cioè Di Stefano, si ritrovò a cantare Rodolfo con una voce ampiamente stancata dalla partitura del Trovatore.

La faccenda dei problemi col passaggio di registro di Di Stefano è stata sviscerata molte volte, però io,che comunque ammetto di non avere la tua competenza, tutti questi problemi sino al 52 non li rilevo. E' chiaro che così scrivendo ammetto anche io implicitamente che chissà come mai dopo il 52, che fu uno degli ultimi anni in cui il tenore utilizzò una emissione mista, certe cose che prima Di Stefano faceva con apparente facilità dopo non le ha più fatte però ribadisco che non sono convinto che questo sia dipeso solo dal cambio di repertorio o dal canto aperto perchè anche se so benissimo che un Caruso, che al momento della morte era ancora un grande, fu un accanito fumatore, nulla mi toglie dalla testa il fatto che sigari e sigarette e notti brave abbiano arrecato ben più danni visto che ricordo benissimo che quando da ragazzo facevo le 6 del mattino, dopo sino all' ora di pranzo avevo una voce piccina.

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Scusate ancora il mio nuovo intervento: non sono un baritono ma un appassionato relativamente competente e forse più incompe che competente :evo:

Solo che la Cavalleria mi piace in tutte le salse e da qui la scelta del nick.

Aggiungo solo però che Carreras era già più corto di Di Stefano sin dall' inizio perchè per Josè il do di petto era già un evento sin quasi dall' esordio...

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