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maxfiottolone

Luciano Pavarotti maestro di canto

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Salve sono Leo. Vi leggo da molto e ora inizio anche a partecipare. Da un quinquennio (ora ne ho 30) m’ interesso a livello molto amatoriale all’ opera lirica. Non sono un passatista nel senso che secondo il mio modesto parere grandi interpreti ce ne sono anche adesso, ebbene però ci tengo a rimarcare una cosa forse poco rimarcata, come mio primo intervento. E cioè che secondo me se uno vuole ascoltare un grande interprete del passato che discograficamente non delude quasi mai nemmeno in terreni non suoi, c’è un nome su tutti: Luciano Pavarotti.

Io nasco come fan di Carreras, che ha fatto cose anche egregie, che mi è anche simpatico, però, poi, comprai l’ incisione del Rigoletto che Pavarotti fece con la Shuterland e nonostante la signora Joan fosse nel periodo aureo, il giovane tenore modenese non ne uscì schiacciato.

Allora mi sono detto: ma questo Pavarotti non è stato solo un personaggio da gossip! Fu anche bravo. E da quel momento ho scoperto che anche in campi a lui meno congegniali, Luciano sapeva regalare sempre un canto bello, corretto, da maestro.

Per un amante dilettante dell’ opera come il sottoscritto Pavarotti è la strada maestra da seguire! Carreras ti arriva più diretto ma con Pavarotti è come avere un maestro e basta dimenticare come il Lucianone si buttò letteralmente via negli ultimi anni per andare a trovare il grande interprete che fu!

Saluti

Leo

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Pavarotti, Leo, aveva dalla sua una voce estesa, fresca e luminosa e una tecnica attenta alla copertura delle note in zona di passaggio. Inoltre nasce in una terra dove il melodramma è radicato nella cultura popolare e "respira" l'aria dell'opera anche in famiglia ( il padre era un apprezzato tenore dilettante). Questi fattori, uniti a un temperamento estroverso e gioviale, contribuirono a creare uno dei maggiori tenori del novecento ma anche un personaggio che esorbitava dall'ambito strettamente lirico, per divenire un divo internazionale, un rappresentante positivo dell'italianità nel mondo.

Come cantante lirico fu di prima grandezza anche se non si può annoverarlo fra i primissimi di sempre. Per fare qualche esempio, la tecnica presentava qualche lacuna nella fonazione delle mezze-voci, la dizione, ottima in italiano, era approssimativa nelle lingue straniere, il gusto, specie nella seconda metà della carriera, talora indulgeva a una platealità a buon mercato.

Ma nei primi quindicianni di carriera il colore previlegiato unito a una sommaria ma rigorosa sobrietà stilistica portarono a risultati straordinarii:


/>http://www.youtube.com/watch?v=bd8cwmeQQSM


/>http://www.youtube.com/watch?v=kCIAplvjUKs


/>http://www.youtube.com/watch?v=Vu_hkisDbMQ


/>http://www.youtube.com/watch?v=8ZW-dV-9Gk4&feature=related

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Il dettaglio non trascurabile è che Pavarotti, a differenza di Carreras, sapeva cantare.

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Il dettaglio non trascurabile è che Pavarotti, a differenza di Carreras, sapeva cantare.

Lungi da me il negare che Pavarotti avesse dei difetti perchè concordo anche io sul fatto che sulle mezze-voci fosse deboluccio o che teatralmente parlando non sempre, e anche da giovane, fosse un bravo attore. Io non ho mai creduto alle classifiche sul più bravo tenore o il più bravo soprano etc., per cui sono convinto che Lucianone sia stato ai primi posti ma non sono sicuro che sia stato il primo e comunque non m' interessa neanche stabilire chi fu il più bravo. Poichè "nasco" con Carreras, amerò sempre quel tipo di canto istintivo e generoso ancora forse meglio espresso da Di Stefano. Però con Pavarotti (che per un certo periodo ho aborrito perchè non sapevo vedere al di là del mio naso e quindi cobnsideravo solo l' ultimo Pavarotti senza pensare che prima c' era stata una signora carriera) ho scoperto "l' arte del canto" perchè a mio parere qualunque opera abbia inciso, comprese quelle a lui meno congegniali, non ha mai fatto naufragio e anche nelle incisioni meno riuscite è sempre un piacere sentire come imposta il canto.

Purtroppo non sono mai riuscito a vederlo e sentirlo in teatro e credo che chi riuscì a goderselo quando era nel pieno della forma avrà avuto una esperienza di quelle da racconatare ainipoti :-)

Leo

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Parole sante.

Il parallelismo Di Stefano-Carreras è giusto: ambedue cantavano in modo piuttosto forzato, a causa della tecnica non del tuttoa punto (eufemismo).

Tu stesso parli di "canto isterico", rendendo bene la sensazione di sostanziale durezza che esprimono queste voci, la cui bellezza avrebbe meritato ben altro discernimento.

Sentendo Pavarotti, che è ovunque morbido e non forza mai, hai capito anche tu come sta la questione.

Una domanda: hai mai ascoltato niente di Franco Corelli?

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Parole sante.

Il parallelismo Di Stefano-Carreras è giusto: ambedue cantavano in modo piuttosto forzato, a causa della tecnica non del tuttoa punto (eufemismo).

Tu stesso parli di "canto isterico", rendendo bene la sensazione di sostanziale durezza che esprimono queste voci, la cui bellezza avrebbe meritato ben altro discernimento.

Sentendo Pavarotti, che è ovunque morbido e non forza mai, hai capito anche tu come sta la questione.

Una domanda: hai mai ascoltato niente di Franco Corelli?

Di Corelli poco ma guarda a me spiace e probabilmente è un mio limite ma ha quel tipo di pronuncia di alcune consonanti (che non vorrei chiamare difetto per rispetto) che proprio non mi va giù. Eppure, così come ho voluto scrivere questo post perchè ritengo che Pavarotti venga ingiustamente poco considerato quale tenore storico dagli addetti ai lavori (ovviamente un poco se l'è anche cercata lui con alcune "pagliacciate" di fine carriera), sono anche convinto che pure Corelli non sia apprezzato quanto meriterebbe anche se come ho già scritto io non riesco ad apprezzarlo ma non ne nego la bravura tecnica.

Quando hai scritto che Pavarotti è ovunque morbido hai in una parola detto tutto.

Leo

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Non sono un addetto ai lavori, ma di Pavarotti ho sempre letto commenti sostanzialmente molto positivi (almeno dagli esperti del forum Pink e Wittel :D).

P.S.: Per curiosità, sei lo stesso che ha aperto una discussione simile sul forum di Operaclick?

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Per un amante dilettante dell’ opera come il sottoscritto Pavarotti è la strada maestra da seguire!

Saluti

Leo

perchè farsi del male? avrà avuto anche bei mezzi vocali, ma avere una voce potente ed essere famoso, non vuol dire essere per forza un grande musicista, o per lo meno un modello da seguire.

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Parole sante.

Il parallelismo Di Stefano-Carreras è giusto: ambedue cantavano in modo piuttosto forzato [....]

Carreras imitava il "secondo" Di Stefano, quello dal '50 in poi: repertorio troppo gravoso per i mezzi naturali,centri dilatati e acuti ingolati e fibrosi.

Il "primo" Di Stefano , durato ahimè solo pochissimi anni, era un miracolo della natura, assolutamente inimitabile.


/>http://www.youtube.com/watch?v=Bt13iDJE4nk&feature=related


/>http://www.youtube.com/watch?v=96Xujhkb1pU

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Rispondo agli ultimi 2 post. Operaclick è anch' esso interessante ma non sono iscritto. Da appassionato di basket seguo e scrivo anche su forum sul basket, quindi per l' opera mi basta questo.

Per me la strada maestra da seguire non è ovviamente il Pavarotti opulento che purtroppo si ricorda, ma quello vero, cantante lirico, che fa e anche bene il suo mestiere e non tenta di fare la rockstar.

Leo

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perchè farsi del male? avrà avuto anche bei mezzi vocali, ma avere una voce potente ed essere famoso, non vuol dire essere per forza un grande musicista, o per lo meno un modello da seguire.

E invece, sì. Ma non parliamo semplicemente di buoni mezzi vocali. Quelli servono solo a essere dissipati, se non hai tecnica. Qui si parla proprio dell'impeccabile tecnica di sostegno del fiato, che è ciò che distingue i veri grandi cantanti da chi canta a spanne o arrangiandosi.

Che Pavarotti avesse difficoltà a leggere la musica è noto a tutti. Non era un grande musicista. Era un "musicale", come è stato definito: le cose le imparava con l'aiuto del ripetitore, ma aveva una memoria e un talento naturali, supportati da tanto e tanto studio (una cosa che imparò andando a chiedere da bambino un autografo a Beniamino Gigli) e da una volontà di ferro. E infatti, nelle opere incise da Pavarotti non si sentono mai passaggi sbagliati a livello di lettura.

Tra l'altro, anche se pochi lo ricordano, anche Caruso ricorreva ai "quadernoni" con l'altezza e la lunghezza delle note segnata con un personalissimo sistema di trattini e roba varia.

E pochi ricordano anche che Pavarotti da giovane andò a cantare a Carpi, a Reggio Calabria, e in altri di quei teatri di provincia che una volta servivano davvero a formare il cantante, prima di chiudere desolatamente. Era uno che aveva due palle di titanio, scusate il termine. E tutto per amore della musica.

La storia del pop? Giusto, vero. Ma all'epoca Pavarotti riteneva di aver già dato abbastanza (e quanto! A parte Verdi e Puccini, negli anni Sessanta e Settanta è stato il vero tenore del protoromanticismo, da Bellini a Donizetti), e di potersi concedere di giocare. Il gioco gli è riuscito, ha continuato.

Io da quasi collega provo grande commozione per non averlo mai potuto conoscere di persona.

Questa non è una difesa d'ufficio.

Solo considerazioni sparse da parte di un pavarottiano arciconvinto.

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E invece, sì. Ma non parliamo semplicemente di buoni mezzi vocali. Quelli servono solo a essere dissipati, se non hai tecnica. Qui si parla proprio dell'impeccabile tecnica di sostegno del fiato, che è ciò che distingue i veri grandi cantanti da chi canta a spanne o arrangiandosi.

Che Pavarotti avesse difficoltà a leggere la musica è noto a tutti. Non era un grande musicista. Era un "musicale", come è stato definito: le cose le imparava con l'aiuto del ripetitore, ma aveva una memoria e un talento naturali, supportati da tanto e tanto studio (una cosa che imparò andando a chiedere da bambino un autografo a Beniamino Gigli) e da una volontà di ferro. E infatti, nelle opere incise da Pavarotti non si sentono mai passaggi sbagliati a livello di lettura.

Tra l'altro, anche se pochi lo ricordano, anche Caruso ricorreva ai "quadernoni" con l'altezza e la lunghezza delle note segnata con un personalissimo sistema di trattini e roba varia.

E pochi ricordano anche che Pavarotti da giovane andò a cantare a Carpi, a Reggio Calabria, e in altri di quei teatri di provincia che una volta servivano davvero a formare il cantante, prima di chiudere desolatamente. Era uno che aveva due palle di titanio, scusate il termine. E tutto per amore della musica.

La storia del pop? Giusto, vero. Ma all'epoca Pavarotti riteneva di aver già dato abbastanza (e quanto! A parte Verdi e Puccini, negli anni Sessanta e Settanta è stato il vero tenore del protoromanticismo, da Bellini a Donizetti), e di potersi concedere di giocare. Il gioco gli è riuscito, ha continuato.

Io da quasi collega provo grande commozione per non averlo mai potuto conoscere di persona.

Questa non è una difesa d'ufficio.

Solo considerazioni sparse da parte di un pavarottiano arciconvinto.

Anche Di Stefano mi pare non sapesse leggere la musica eppure le sue belle cosine, anche se per poco tempo, le ha fatte eccome! L' unica cosa che mi dispiace di Pavarotti è che negli anni 80, forse perchè fermo sugli allori, non abbia proseguito nella sia pur lenta ma costante e accorta aggiunta di titoli in repertorio perchè direi che di nuovo negli anni 80 propose solo l' aida e forse un ernani e una luisa miller (credo fatti però una volta sola o pochissime volte).

Leo

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OT

Secondo voi perché tra i cantanti è più facile trovare persone che non sanno leggere la musica?

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OT

Secondo voi perché tra i cantanti è più facile trovare persone che non sanno leggere la musica?

Rispondo a naso. Perchè il canto viene vista come una cosa naturale e facile da replicare (se si è intonati). Comunque credo ci siano differenze tra l'Italia e altri paesi come la Germania, che credo formino in maniera più completa i musicisti.

P.S.: Aggiungo che forse questo vale fino a qualche decennio fa e che oggi invece si insegna tutto per bene (magari un tempo si guardava più alla teatralità, allo studio del personaggio, ecc.).

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OT

Secondo voi perché tra i cantanti è più facile trovare persone che non sanno leggere la musica?

Da studente, credo che sia anche colpa dell'approccio durante l'insegnamento, sopratutto all'inizio, tutto si basa sull'imitazione, sulla riproduzione ad orecchio, il vocalizzo stesso è qualcosa di estremamente empirico.

Comunque chi studia canto al conservatorio la teoria la DEVE sapere per forza, tra solfeggio, setticlavio e pianoforte...Se ne fa di teoria :S

Il punto è che non sempre il cantante, anche professionista, ha studiato al conservatorio.

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OT

Secondo voi perché tra i cantanti è più facile trovare persone che non sanno leggere la musica?

E' anche vero che tra i cantanti è più facile trovare persone che, oltre a quello, conoscono a spanne la tecnica del loro strumento (la voce).

E questo incredibilmente non preclude loro la carriera internazionale come accadrebbe, per esempio, con un oboista che manda il suono di traverso.

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Ma secondo voi, sempre un poco divagando, è giusto dire come ho letto da qualche parte che Pavarotti è l' ultimo tenore educato dai suoi 2 maestri secondo i precetti dell' antica scuola italiana. Cioè sarebbe una sorta d' ideale "erede" del Gigli della situazione con Di Stefano a fare da raccordo tra i 2 e che dopo Pavarotti non c'è più stato alcun tenore italico educato secondo quel modello d' insegnamento?

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Ma secondo voi, sempre un poco divagando, è giusto dire come ho letto da qualche parte che Pavarotti è l' ultimo tenore educato dai suoi 2 maestri secondo i precetti dell' antica scuola italiana. Cioè sarebbe una sorta d' ideale "erede" del Gigli della situazione con Di Stefano a fare da raccordo tra i 2 e che dopo Pavarotti non c'è più stato alcun tenore italico educato secondo quel modello d' insegnamento?

I maestri di Pavarotti furono il tenore Arrigo Pola che gli insegnò le basi della corretta emissione (dice lo stesso Pavarotti che per quasi un anno Pola gli fece fare solo vocalizzi, cercando di "pulire" e sostenere il meglio possibile il colore delle vocali e solo dopo moltissime lezioni imiziò a fargli cantare qualcosa) e, in un secondo tempo, Ettore Campogalliani , famoso "istruttore" di altre celebrità canore, come Bergonzi e la Freni.

Sul fatto poi che Pavarotti seguisse i precetti dell'antica scuola italiana, definizione per altro generica, non saprei. Tu, ad esempio, citi Gigli che (lui sì) era un tenore perfettamente impostato in ciascuno dei tre principali tipi di emissione ( "Petto", testa" e "mista"). Pavarotti , rispetto a Gigli, ha una tecnica, sebbene sostanzialmente corretta, più elementare, più semplificata. Pavarotti applica solo in pochi casi l'emissione "mista" o di "falsetto rinforzato" mentre , di solito,

risolve le mezzevoci "chiudendo", assottigliando l'emissione di petto. Questo genera, anche in una voce bella come la sua, una lieve stimbratura e un senso di sforzo.

Nessuno invece può obbiettar nulla sui suoni che produce la sua gola a voce piena, specie in quel "mezzo forte" fresco morbido e luminoso in zona centrale e nei primi acuti, che, anche grazie alla naturale comunicativa del fraseggio, è stato il suo vero asso nella manica.

Negli acuti a piena voce in "forte" è splendido nella fascia "Fa3-Sib3" poi, dal Si naturale ai sopracuti, il colore , pur restando affascinante, si impoverisce un po'

e accusa una tensione di fondo, una sfumatura di "gridato".

Il parallelo che fai, Leo, fra Gigli e Pavarotti, con Di Stefano ( chissà perchè) a fare da raccordo, quindi non va bene perchè il bagaglio tecnico fra Gigli e Pavarotti era piuttosto differente.

Quanto a Di Stefano poi, il parallelo regge solo in quanto il tenore siciliano partì come uno dei tanti imitatori di Gigli ma comunque, anche all'inizio di carriera,

manifestò caratteristiche peculiari, in special modo il vezzo di non coprire le vocali pronunciandole in modo schietto e la (conseguente, dico io) tendenza a ingolare gli acuti.

Mentre Gigli e Pavarotti ebbero dei maestri di vaglia, Di Stefano si può considerare in sostanza un dilettante autodidatta.

Il fatto che poi che la sua voce benedetta da Dio, nei primi cinque anni di carriera potesse esprimere un canto lirico ad alto livello e di straordinario fascino oltre che di spiccata personalità, questo è innegabile e rappresenta, nei fatti, la dimostrazione dell'eccentricità, dell'"anomalia" insita, a volte, nello "strumento-voce".

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E' anche vero che tra i cantanti è più facile trovare persone che, oltre a quello, conoscono a spanne la tecnica del loro strumento (la voce).

Ci sono anche cantanti con tanto di diploma in uno strumento o in direzione d'orchestra, che cantano così così... Chissà perchè?

Tanto l'importante è avere disinvoltura in scena, saper recitare, saper ballare, sapersi rendere simpatico al pubblico e ai media.

A cantar bene c'è sempre tempo e rimedio.

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Io vedo Pavarotti, Di Stefano e Gigli legati da una specie di filo perchè tutti e 3 nascono come tenori lirici, o se vogliamo possiamo anche a mio parere definirli tenori di grazia e perchè Gigli fu fonte d' ispirazione per gli altri 2 e Di Stefano lo fu anch' egli per Pavarotti. Tutti e 3 a un certo punto della carriera si presero parti da tenore di forza, solo che forse Di Stefano lo fece un pò troppo presto (cioè sulla trentina invece che sulla quarantina) e per questo e altri motivi quel repertorio gli costò la voce...Poi io non lo so se aveva o meno studiato la tecnica. Dalla sua biografia e da un comune raffronto con l' esecuzione di una qualunque aria rispetto a Gigli e Pavarotti, sembrerebbe proprio di no o comunque che l' avesse studiata meno profondamente dei 2, anche se c'è quel do filato del Faust che se veramente me lo faceva solo a intuito o come dote innata senza sapere cosa stava facendo, beh, effettivamente allora il primo Di Stefano era sì una forza della natura.

Leo

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Di Stefano la tecnica la possedeva, solo che a un certo punto (ci sono alcune testimonianze in merito) decise di abbandonare l'ortodossia e di cantare "aperto": riteneva che il cosiddetto immascheramento falsasse il colore delle vocali.

Risultato di questo "sistema": a quarant'anni, il proprietario di una delle voci più belle della storia era un cantante pressoché finito, esausto, scoppiato, spompato.

Dal 1962 è praticamente sparito dal mondo discografico. Si era mangiato la voce per aver voluto giocarci, e trattarla come uno strumento canzonettistico.

La cosa triste (o grottesca) è che a essere entrato nel mito è stato il Di Stefano anni Cinquanta, forse grazie ai dischi con la Callas, mentre quello 1946-1951, straordinario e luminoso esempio di tenore lirico di mezzo carattere, è assai meno conosciuto dal pubblico non superappassionato. Non dico che sembrano due cantanti diversi, ma quasi.

Comunque, se vuoi sentire almeno altri due nomi tenorili da conoscere assolutamente, ti butto lì: Richard Tucker, Gianni Raimondi.

Per non dire di Bergonzi, che però è lievemente posteriore.

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Ci sono anche cantanti con tanto di diploma in uno strumento o in direzione d'orchestra, che cantano così così... Chissà perchè?

Aggiungiamoci un fisico palestrato ed ecco che, oplà, ne esce Josè Cura.

Che probabilmente sa suonare l'organo molto meglio di come canta.

PInk, come puoi intuire sono d'accordo con te al 1000 per 1000.

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...Allora mi sono detto: ma questo Pavarotti non è stato solo un personaggio da gossip! Fu anche bravo...

Giusto, Leo, è stato bravo finché non è diventato personaggio da gossip.

Aggiungiamoci un fisico palestrato ed ecco che, oplà, ne esce Josè Cura.

Che probabilmente sa suonare l'organo molto meglio di come canta.

Vorrei sentirlo

:D

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Il fatto è che a mio parere così come discograficamente parlando è meglio conosciuto il secondo Di Stefano (anche xchè del primo restano ahimè poche testimonianze discografiche), anche di Pavarotti è purtroppo meglio conosciuta l' ultima discografia, anche a causa delle case discografiche chi trovano più economicamente conveniente riproporre un suo disco, che ne so del 2000, piuttosto che la Boheme del '73.

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[.....]anche se c'è quel do filato del Faust che se veramente me lo faceva solo a intuito o come dote innata senza sapere cosa stava facendo, beh, effettivamente allora il primo Di Stefano era sì una forza della natura.

Tecnica o non tecnica ( e io aggiungo trenta sigarette al giorno...), quella nota era una specie di miracolo.

Infatti prendere limpido e risonante un Do4 a gola aperta ( quindi poco o niente immascherato, quindi contro le regole canoniche) e riuscire, anche se "ingolandolo" lievemente, a smorzarlo con morbidezza ed eloquenza, tutto ciò ( Wittel concorderai) non si può definire in altro modo che un miracolo ( 4:58):


/>http://www.youtube.com/watch?v=KZagSXWaJFA

Gounod in quel punto mette una corona e quindi non richiede espressamente il "diminuendo" che lascia come opzione al cantante.

Se si volesse fare la smorzatura però l'emissione dovrebbe essere questa, in falsetto rinforzato:


/>http://www.youtube.com/watch?v=SPOutK6Bk4I

Se invece il tenore vuole tenere la nota uguale, ricorrendo a un "misto" pieno e lucente, dovrebbe fare ( ma non è così semplice...) quello che fa il grande Bjorling in quella che , per me, è la migliore incisione in assoluto del "larghetto" di Gounod:


/>http://www.youtube.com/watch?v=dJL1LqX9Uao

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