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bwv1080

Composizione di cui avete più edizioni

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Guest zeitnote

mi stai dicendo che ti manca l'integrale Wiener-Bernstein??? :o

O-h m-i-o D-i-o, si lo sto dicendo! :o:laughingsmiley::laughingsmiley:

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pensa te che io sono pieno di cd di Ligeti, ma i tre pezzi ce li ho in un'incisione sola :o

Allora forse si tratta di una "persecuzione" nei miei confronti! :D

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raramente tengo doppioni. A suo tempo avevo svariate edizioni della 2a di Mahler, oggi ridutte a due sole (Abbado e Inbal) e che ammetto di ascoltare abbastanza di rado. La maggior parte dei pochi doppioni rimasti riguardano pezzi che si trovavano occasionalmente ad accompagnare altra musica. Scarlattiana di quel copione Casella (:D) e New England Tryptich e Variations on America di William Schuman (questi due sono onnipresenti nella discografia schumaniana :worried_anim: )

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Guest zeitnote

raramente tengo doppioni. A suo tempo avevo svariate edizioni della 2a di Mahler, oggi ridutte a due sole (Abbado e Inbal) e che ammetto di ascoltare abbastanza di rado. La maggior parte dei pochi doppioni rimasti riguardano pezzi che si trovavano occasionalmente ad accompagnare altra musica. Scarlattiana di quel copione Casella (:D) e New England Tryptich e Variations on America di William Schuman (questi due sono onnipresenti nella discografia schumaniana :worried_anim: )

Aho', e che stamo a parla' de figurine?! :laughingsmiley: :laughingsmiley:

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Aho', e che stamo a parla' de figurine?! :laughingsmiley: :laughingsmiley:

mah, ti dirò, a me interessano più la comprensione e i significati del pezzo, piuttosto che la storia della sua interpretazione. Credo si noti da certi miei interventi in forum. Una volta che so com'è fatto e capisco come "funziona", cioè che occorre alla mia cultura (lo vivo e lo metabolizzo, detto per sommi capi), tengo una o due esecuzioni di riferimento, bastano e avanzano, elimino tutto il surplus (mica posso occupare la casa con centinaia di cd). Esistono anche le eccezioni, ma non mi metto a comprare scientificamente venti edizioni di un solo pezzo, non sono così maniacale. Se voglio di più sul piano della fruizione, mi rivolgo ai concerti dal vivo o, al massimo, ai video. Se fossi musicista andrebbero benissimo anche solo partiture & affini. Che posso farci, la musica registrata è pur sempre una forma di illusione. Tieni, infine, presente che il mio repertorio è limitato, di molti autori le incisioni sono pochissime ed eccellenti e non posso chiedere di più!

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Guest zeitnote

mah, ti dirò, a me interessano più la comprensione e i significati del pezzo, piuttosto che la storia della sua interpretazione. Credo si noti da certi miei interventi in forum. Una volta che so com'è fatto e capisco come "funziona", cioè che occorre alla mia cultura (lo vivo e lo metabolizzo, detto per sommi capi), tengo una o due esecuzioni di riferimento, bastano e avanzano, elimino tutto il surplus (mica posso occupare la casa con centinaia di cd). Esistono anche le eccezioni, ma non mi metto a comprare scientificamente venti edizioni di un solo pezzo, non sono così maniacale. Se voglio di più sul piano della fruizione, mi rivolgo ai concerti dal vivo o, al massimo, ai video. Se fossi musicista andrebbero benissimo anche solo partiture & affini. Che posso farci, la musica registrata è pur sempre una forma di illusione. Tieni, infine, presente che il mio repertorio è limitato, di molti autori le incisioni sono pochissime ed eccellenti e non posso chiedere di più!

A parte gli scherzi, mi sento di condividere questo approccio ragionevole e ragionato all'annosa questione delle esecuzioni multiple, che noi melomani spesso inseguiamo ossessionati da una specie "bulimia musicale" che alla fine ci fa perdere senso critico e la capacità di scegliere ciò che davvero appaga le nostre orecchie e il nostro spirito. Un'accumulazione incontrollata di edizioni insidia, inoltre, una comprensione autentica dell'essenza di un determinato pezzo, che rischia di dissolversi nella ridda delle sue interpretazioni. Così come l'erotomane perde la capacità di amare, il melomane compulsivo perde la capacità di ascoltare, se mi è concessa quest'analogia ardita.

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A parte gli scherzi, mi sento di condividere questo approccio ragionevole e ragionato all'annosa questione delle esecuzioni multiple, che noi melomani spesso inseguiamo ossessionati da una specie "bulimia musicale" che alla fine ci fa perdere senso critico e la capacità di scegliere ciò che davvero appaga le nostre orecchie e il nostro spirito. Un'accumulazione incontrollata di edizioni insidia, inoltre, una comprensione autentica dell'essenza di un determinato pezzo, che rischia di dissolversi nella ridda delle sue interpretazioni. Così come l'erotomane perde la capacità di amare, il melomane compulsivo perde la capacità di ascoltare, se mi è concessa quest'analogia ardita.

E', come dici, un approccio ragionevole. Tuttavia considererei anche il lato "buono" della ricerca di esecuzioni multiple. Per quanto mi riguarda, non credo di essere affetto da bulimia né da puro spirito collezionistico. E infatti cerco costantemente di allargare le conoscenze, scoprire autori nuovi, sentire le opere sconosciute dei più grandi e qualche volta il "doppione" ci casca solo per la peculiarità degli abbinamenti, come diceva anche Madiel. Tuttavia ci sono opere, in genere grandi capolavori, che mi si presentano con una immensità o una molteplicità di sfaccettature tale che mi sembra necessario, cogente cercare approcci interpretativi diversi, in grado di svelare altri dettagli o addirittura una costruzione o una impostazione diverse dell'opera e altrettanto plausibile. Replico sempre con una pernacchia - fra me e me - a quelli che parlano di interpretazione di riferimento, di vertice assoluto per una data opera. Non ci credo, so che non è così e che, se qualcuno ha raggiunto determinati esiti, altri saranno prima o poi in grado di raggiungerne di diversi ugualmente eccelsi. E' sufficiente pensare alla storia interpretativa di opere come il Clavicembalo ben temperato, le sonate per piano o le sinfonie di Beethoven, la musica pianistica di Schumann o di Chopin, il Ring di Wagner, il Sacre di Boulez, i quartetti di Bartok per rendersi conto della possibile coesistenza di approcci antitetici o in grado di far convergere l'attenzione dell'ascoltatore su aspetti di volta in volta diversi. Allora non è bulimia ma rispetto, direi quasi venerazione, davanti alle ricchezze mai del tutto sondate dell'opera d'arte.

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E', come dici, un approccio ragionevole. Tuttavia considererei anche il lato "buono" della ricerca di esecuzioni multiple. Per quanto mi riguarda, non credo di essere affetto da bulimia né da puro spirito collezionistico. E infatti cerco costantemente di allargare le conoscenze, scoprire autori nuovi, sentire le opere sconosciute dei più grandi e qualche volta il "doppione" ci casca solo per la peculiarità degli abbinamenti, come diceva anche Madiel. Tuttavia ci sono opere, in genere grandi capolavori, che mi si presentano con una immensità o una molteplicità di sfaccettature tale che mi sembra necessario, cogente cercare approcci interpretativi diversi, in grado di svelare altri dettagli o addirittura una costruzione o una impostazione diverse dell'opera e altrettanto plausibile. Replico sempre con una pernacchia - fra me e me - a quelli che parlano di interpretazione di riferimento, di vertice assoluto per una data opera. Non ci credo, so che non è così e che, se qualcuno ha raggiunto determinati esiti, altri saranno prima o poi in grado di raggiungerne di diversi ugualmente eccelsi. E' sufficiente pensare alla storia interpretativa di opere come il Clavicembalo ben temperato, le sonate per piano o le sinfonie di Beethoven, la musica pianistica di Schumann o di Chopin, il Ring di Wagner, il Sacre di Boulez, i quartetti di Bartok per rendersi conto della possibile coesistenza di approcci antitetici o in grado di far convergere l'attenzione dell'ascoltatore su aspetti di volta in volta diversi. Allora non è bulimia ma rispetto, direi quasi venerazione, davanti alle ricchezze mai del tutto sondate dell'opera d'arte.

arriva un momento in cui, dopo aver sviscerato un brano, nel limite delle proprie capacità tecnico-estetiche, ci si rende conto che A o B o C sono il top (ci posson essere più interpretazioni che adoriamo, mi pare naturale... la prassi esecutiva non è una scienza esatta) e si avvicinano di più (o a volte coincidono) con le intenzioni della musica, anzi con le Ragioni della Musica, tanto che viene spontaneo lasciar da parte tutto il resto. Si accende la lampadina e ci si rende conto: è così, non può essere altrimenti che così, tutto si regge da solo (per miracolo... chissà !?). Non so spiegare oggettivamente il motivo, ma succede - o forse sì, ma è troppo lungo da fare. Come pure succede che facendosi l'orecchio con tantissime incisioni, alla lunga i valori emergono da soli e la scrematura risulta inevitabile.

Ma forse potrebbe anche essere tutta una mia/nostra impressione. Pensa che il principe d'Avalos, nel suo pregevole (quanto polemico) libro pubblicato un annetto fa scrive, e come molte buone ragioni, che il pubblico in genere è privo di conoscenza musicale adeguata, essendo di conseguenza incapace di definire oggettivamente la bontà di una esecuzione e la capacità di un direttore in concerto. Immaginiamoci la migliore in assoluto, anche se d'Avalos intende il pubblico dei concerti e non quello dei audiofili (ma in teoria potrebbe cambiar poco) e la sua polemica è più rivolta contro i direttori e i musicisti incapaci. Quindi, si potrebbe anche affermare che è l'esecuzione prediletta ad essere una delle migliori incise, ma forse (su questo avrei qualche ragionevole dubbio) potrebbe essere solo una nostra chimera che ci appaga per qualche motivo interiore.

Tornando al discorso, penso che da qui nasca il famoso quesito del cd da isola deserta, si butta via il superfluo per tenere l'essenziale. Come dice zeit, mi vien spontaneo pensare proprio ad un erotomane incallito che mette a posto la testa dopo anni di inutile sciupio e scopre l'amore, rimanendo così fedele ad una sola donna fino alla fine dei suoi giorni.

Forse sto invecchiando :laughingsmiley:

Modificato da Madiel

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Ho sette none di Bruckner. Credo sia il mio record.

Walter, Karajan, Haitink, Masur, Barenmboim, Bernstein, Delman.

Urge anche giulini coi Wiener.

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ora che ci penso, in effetti ho alcune edizioni doppioni di Also sprach Zarathustra ed Ein Heldenleben (von Karajan, Kempe, Jaervi, tre per ciascuna), e almeno 2 Elektra (Ozawa e von Karajan) :scratch_one-s_head:, almeno 2 Mathis der Maler (Kubelik e Albrecht, più una selezione di Ludwig) e alcuni doppioni hindemithiani. Ma è nulla rispetto alla massa dei cd singoli.

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Anche con le quinte di Mahler sto a sette. Devo vedere se ce n'ho anche in LP.

Comunque per quanto riguarda il discorso, molto interessante, dell'ascolto manicale di tutte le edizioni possibili, o il fissarsi su una, credo che si debba trovare un giusto mezzo. Io tendo da una parte a fissarmi, dall'altra a sperare in continuazione che la prossima versione sia quella perfetta. E vero che ad ascoltare decine e decine di versioni diverse, si finisce per perdere di vista il brano in se e a perdersi dietro a quisquilie e bazzecole. Però una solo versione (manche solo due o tre) offrono una visione troppo parziale. Soprattutto in autori come Mahler, che si prestano a svariatissime letture. Nel caso, per esempio, di Beethoven, quello come lo suoni lo suoni, va sempre bene e soprattutto viene fuori sempre e solo una cosa: Beethoven. Altri autori sono più "dubbiosi" è bene e forse anche necessario, prendere in considerazione più interpretazioni. Perchè o ci si limita a leggere lo spartito (per chi ne è capace) oppure si deve sottostare al fatto che la musica va eseguita. E se l'esecuzione è il momento in cui la musica prende vita davvero, oppure è il momento del suo sommo tradimento... questo non l'ho mai capito.

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Credo siano, non necessariamente per amore incontrastato, il Quarto di Beethoven e il Concerto per Violino di Tchaikovskij; ben 15 interpretazioni.

Beethoven – op. 058 – A. Brendel, S. Rattle, WPO

Beethoven – op. 058 – A. Ciccolini, A. Ceccato, Orch. I Pomeriggi Musicali

Beethoven - op. 058 - A. Weissenberg, Karajan, BPO

Beethoven – op. 058 – C. Curzon, H. Knappertsbusch, WPO

Beethoven – op. 058 – C. Haskil, Karajan, Wiener Symphoniker, 1952

Beethoven – op. 058 – G. Gould, L. Bernstein, NYPO, 1961

Beethoven - op. 058 - G. Novaes, O. Klemperer, Wiener Symphoniker

Beethoven – op. 058 – M. Pollini, K. Bohm, WPO

Beethoven – op. 058 – M. Pollini, M. Pradella

Beethoven – op. 058 – R. Lupu, Z. Mehta, Israel Phil. Orch.

Beethoven – op. 058 – W. Backhaus, C. Krauss, WPO, 1951

Beethoven - op. 058 - W. Backhaus, Schmidt-Isserstedt, WPO

Beethoven – op. 058 – W. Gieseking, Karajan, PO

Beethoven - op. 058 – W. Kempff, F. Leitner, BPO

Beethoven – op. 058 – W. Kempff, P. van Kempen, BPO

Tchaikovskij – op. 35 – A. Argenta, A. Campoli, LSO

Tchaikovskij – op. 35 – B. Skride, A. Nelsons, City of Birmingham Symph. Orch.

Tchaikovskij – op. 35 – D. Oistrakh, G. Rohzdestvensky, Orch. fil. Di Mosca

Tchaikovskij – op. 35 – D. Oistrakh, E. Ormandy, PO

Tchaikovskij – op. 35 – D. Oistrakh, F. Konwitschny, SD

Tchaikovskij – op. 35 – D. Oistrakh, M. Shostakovich, LPO, 1972

Tchaikovskij – op. 35 – J. Heifetz, F. Reiner, Orch. fil. Di Chicago

Tchaikovskij - op. 35 - J. Jansen, P. Bellugi, Melbourne Symph. Orch

Tchaikovskij – op. 35 – Kyng Wha Chung, A. Previn, LSO

Tchaikovskij - op. 35 - L. Kogan, A. Vandernoot ,Orch. de la Soc. des Concerts du Conservatoire

Tchaikovskij – op. 35 – L. Kogan, C. Silvestri

Tchaikovskij - op. 35 - Maazel, BPO, Kremer

Tchaikovskij – op. 35 – M. Rabin, A. Galliera, PO

Tchaikovskij – op. 35 - M. Vengerov, C. Abbado, BPO

Tchaikovskij – op. 35 – N. Milstein, C. Abbado, WPO

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Credo siano, non necessariamente per amore incontrastato, il Quarto di Beethoven e il Concerto per Violino di Tchaikovskij; ben 15 interpretazioni.

Beethoven – op. 058 – A. Brendel, S. Rattle, WPO

Beethoven – op. 058 – A. Ciccolini, A. Ceccato, Orch. I Pomeriggi Musicali

Beethoven - op. 058 - A. Weissenberg, Karajan, BPO

Beethoven – op. 058 – C. Curzon, H. Knappertsbusch, WPO

Beethoven – op. 058 – C. Haskil, Karajan, Wiener Symphoniker, 1952

Beethoven – op. 058 – G. Gould, L. Bernstein, NYPO, 1961

Beethoven - op. 058 - G. Novaes, O. Klemperer, Wiener Symphoniker

Beethoven – op. 058 – M. Pollini, K. Bohm, WPO

Beethoven – op. 058 – M. Pollini, M. Pradella

Beethoven – op. 058 – R. Lupu, Z. Mehta, Israel Phil. Orch.

Beethoven – op. 058 – W. Backhaus, C. Krauss, WPO, 1951

Beethoven - op. 058 - W. Backhaus, Schmidt-Isserstedt, WPO

Beethoven – op. 058 – W. Gieseking, Karajan, PO

Beethoven - op. 058 – W. Kempff, F. Leitner, BPO

Beethoven – op. 058 – W. Kempff, P. van Kempen, BPO

Ti manca Hansen/Furt noto. Secondo me vale la pena conoscerla (anche se non la metto nei primi posti delle registrazioni di Furt).

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Beethoven, 10 integrali delle Sinfonie su cd (Mengelberg, Toscanini, 4 di Karajan, Klemperer, 2 di Jochum, Norrington) + 1 in audiocassette - che prima o poi dovrò rimasterizzare - di Bernstein (DG).

Una decina della Prima Sinfonia di Brahms

Una dozzina a testa delle Sinfonie n.4,5,7,8,9 di Bruckner

Per le opere sei edizioni del Fidelio (2 Furtwangler, Klemperer, Karajan, Donhanyi + 1 video sempre con quest'ultimo direttore).

Quattro Ring (Krauss, Knappertsbusch 1957, Karajan + Levine in video)

Ps. Poi sarei l'anti-tedesco del forum? :laughingsmiley:

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10 versioni del Don Giovanni, forse proprio perché è l'opera che fatico di più a capire di Mozart, della 9° e della 5° di Beethoven (tra cui la mitica di Nikisch del 1913).

9 della Piccola musica notturna KV 525, compresa una versioncina per quintetto d'archi.

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Ne avevo tanti di doppioni ma col tempo me ne sono disfatto. Meglio concentrarsi su una o al massimo due edizioni di riferimento.

Di Mahler ho ancora parecchie integrali, però: 2 Abbado (DGG la prima anni '80 e la seconda recente); 3 Bernstein (Sony, DGG e DVD); Chailly (Decca); Gielen (Hänssler Classic); Haitink (Philips); Kubelik (Audite); Solti (Decca/Chicago).

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Ne avevo tanti di doppioni ma col tempo me ne sono disfatto. Meglio concentrarsi su una o al massimo due edizioni di riferimento.

Di Mahler ho ancora parecchie integrali, però: 2 Abbado (DGG la prima anni '80 e la seconda recente); 3 Bernstein (Sony, DGG e DVD); Chailly (Decca); Gielen (Hänssler Classic); Haitink (Philips); Kubelik (Audite); Solti (Decca/Chicago).

Cosa pensi dell'ultimo ciclo mahleriano di Bernstein (DG)?

L'avevo iniziato diversi anni fa', durante la "febbre mahleriana" (passata e mai più tornata), ma poi non l'ho più completato lasciando indietro peraltro solo la settima e la nona. L'Ottava e la Decima, peraltro, furono "ripescate" proprio dall'edizione in video di una decina d'anni prima: di fatto l'ultimo Mahler firmato da Bernstein è rimasto "incompiuto". Per la Settima mi rivolsi a Scherchen (live, Wiener Symphoniker), per la Nona a Karajan.

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Cosa pensi dell'ultimo ciclo mahleriano di Bernstein (DG)?

Le due integrali di Bernstein (CBS/Sony anni '60 e DGG anni '80, che Bernstein non potè concludere per problemi di salute come anche l'integrale di Sibelius con i Wiener) rispondono a criteri d'approccio diversissimi, direi quasi antitetici: il periodo "americano" è caratterizzato da una estrema brillantezza fonica abbinata in genere a tempi molto sostenuti, quand'anche vorticosi, fraseggio elastico ma di forte tensione in cui l'accuratezza della concertazione è a volte accantonata in favore di un'immediatezza espressiva di gran fascino e freschezza. Di contro, nel periodo "europeo" (tutto registrato live, è bene ricordarlo) vi si riscontrano una maggiore cura nei dettagli, un'agogica molto più allargata con tempi a volte infiniti (il finale della Nona è esemplare in tal senso), minore brillantezza fonica, anzi spesso un suono volutamente aspro, un fraseggio denso e più curato, un'enfasi drammatica, un profondo senso di pathos. Un lettura "moderna", quest'ultima, per nulla rassicurante, che pone Mahler come precursore di molti sviluppi del Novecento ma anche come una sorta di "pietra tombale" sul sinfonismo ottocentesco. Quello che le accomuna è un approccio viscerale e trascendentale alla musica di Mahler che è rimasto unico nella storia. Io prediligo complessivamente l'edizione DGG, anche perchè registrata meglio. Prenderei in alta considerazione anche l'integrale in video con i Wiener Philharmoniker e la London Symphony Orchestra (DGG anni '70) che, se vogliamo, si pone nel mezzo tra le due letture. Poi, secondo me, bisogna confrontare sinfonia per sinfonia (ad esempio, la Prima, la Quinta e la Sesta nell'edizione DGG sono nettamente superiori).

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Cosa pensi dell'ultimo ciclo mahleriano di Bernstein (DG)?

L'avevo iniziato diversi anni fa', durante la "febbre mahleriana" (passata e mai più tornata), ma poi non l'ho più completato lasciando indietro peraltro solo la settima e la nona. L'Ottava e la Decima, peraltro, furono "ripescate" proprio dall'edizione in video di una decina d'anni prima: di fatto l'ultimo Mahler firmato da Bernstein è rimasto "incompiuto". Per la Settima mi rivolsi a Scherchen (live, Wiener Symphoniker), per la Nona a Karajan.

La settima di Scherchen più bella per me è quella con l'orchestra di Toronto (proprio così :ninja:). Comunque sapevo che solo l'ottava del ciclo DG di Bernstein viene dal ciclo in video.

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Ballate di Chopin sole al comando, seguite a distanza dai cicli sinfonici di LdV e dalle 5,6 e 7 di Mahler.

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