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kraus

Come non si dovrebbe cantare

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Spinto dalla voglia di imparare e di approfondire il mondo operistico, mi chiedevo: quali sono gli errori in cui i cantanti incappano più o meno spesso quando si esibiscono? C'è eventualmente una classificazione con tanto di esempi? E quali sono le "versioni corrette possibili" di un passo male eseguito? Spero che molti condividano la mia curiosità... A voi la linea :)

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In che senso "errori"?

Errori di lettura della musica?

Errori (ben più gravi) d'impostazione tecnica?

Vabbè, per dirne una: prendere fiato a vanvera.

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Spinto dalla voglia di imparare e di approfondire il mondo operistico, mi chiedevo: quali sono gli errori in cui i cantanti incappano più o meno spesso quando si esibiscono? C'è eventualmente una classificazione con tanto di esempi? E quali sono le "versioni corrette possibili" di un passo male eseguito? Spero che molti condividano la mia curiosità... A voi la linea :)

Come ha già detto Wittel gli errori in cui può incappare un cantante sono di ordine musicale ( lettura parziale o non fedele della partitura, improprietà stilistiche, repertorio improprio per le proprie caratteristiche vocali) e di ordine fonatorio ossia errori di impostazione o derivanti da incompleta maturazione dello strumento-voce.

Va detto che una cattiva impostazione tecnica preclude molte possibilità espressive e quindi anche la corretta esecuzione della parte come è scritta.

Insomma viene prima la tecnica perchè senza quella, neanche volendolo, si può eseguire fedelmente la musica.

Gli esempi, caro kraus, sono quelli che facciamo qui nel forum quando capita e ognuno mette il suo contributo, nei limiti delle sue conoscenze, cercando di motivare e dimostrare il più possibile il senso delle sue valutazioni su questo o quel cantante, magare esemplificando e confrontando.

Insomma, dire "E' bravo, è brava" oppure "E' un cane", di per sè non vuol dir nulla. Occorre cercare di spiegare anche il perchè.

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Adesso così, alla buona, ti dico una serie di cose che bisognerebbe fare per cantar bene:

A) Non cercare di modificare le caratteristiche naturali della propria voce, di volume, di colore, di estensione, per fare per forza certi repertori. Lasciare se mai che la voce maturi nel tempo.

B)Assecondare il flusso espiratorio senza strozzarlo nella laringe o ingolfarsi: é inutile prendere tonnellate di fiato, non serve a niente. Molto più importante è studiare i punti esatti in cui riprendere fiato, naturalmente, per quel che occorre.

C)Tutte le note devono essere emesse con scioltezza, senza tradire lo sforzo. Ciò vale soprattutto per le note estreme ( gravi e acuti)per ottenere le quali oltretutto occorre applicare degli artifici tecnici. Non vuol dir niente dire "però ha preso la nota!", "ha fatto un acuto grande così!" o amenità simili ( che noi melomani ben conosciamo). Bisogna vedere "come" la nota è stata presa, con "quale" risultato timbrico, a prezzo di "quale" sforzo, con "quale" ricaduta in termini espressivi.

Un cantante che tradisce lo sforzo, anche se fa delle belle note, o è fuori forma o è un cattivo cantante.

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Grazie Pink, per me sono tutte informazioni utilissime, dal momento che ho ascoltato un buon numero di opere, ma non riesco a cogliere le differenze tra i vari cantanti (forse perché mi sono sempre più concentrato sull'aspetto compositivo e non su quello esecutivo)... Per me sarebbe anche ora di cominciare a valutare con un minimo di conoscenza di causa anche l'interpretazione :)

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Ricordo un Fin c'han dal vino riportato da Pink cantato da un famoso basso (o baritono) di inizio '900 che era più che disastroso come ripresa del fiato (me ne sono accorto subito anch'io :lol:).

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Come ha già detto Wittel gli errori in cui può incappare un cantante sono di ordine musicale ( lettura parziale o non fedele della partitura, improprietà stilistiche, repertorio improprio per le proprie caratteristiche vocali) e di ordine fonatorio ossia errori di impostazione o derivanti da incompleta maturazione dello strumento-voce.

Va detto che una cattiva impostazione tecnica preclude molte possibilità espressive e quindi anche la corretta esecuzione della parte come è scritta.

Insomma viene prima la tecnica perchè senza quella, neanche volendolo, si può eseguire fedelmente la musica.

Gli esempi, caro kraus, sono quelli che facciamo qui nel forum quando capita e ognuno mette il suo contributo, nei limiti delle sue conoscenze, cercando di motivare e dimostrare il più possibile il senso delle sue valutazioni su questo o quel cantante, magare esemplificando e confrontando.

Insomma, dire "E' bravo, è brava" oppure "E' un cane", di per sè non vuol dir nulla. Occorre cercare di spiegare anche il perchè.

Sono perfettamente d'accordo su tutto. Come strumentista, però, noto come tra cantanti e melomani vi sia una tendenza esagerata ad appagarsi della voce in se, contro e a prescindere da qualsiasi altra considerazione di ordine squisitamente interpretativo. Mi sembra il corrispettivo dell'entusiasmo verso chi suona più veloce e più forte che costituisce la fase anale nella maturazione verso un ascolto consapevole. In più di 25 anni di lavoro ho potuto verificare come regolarmente autentici scempi musicali siano stati gratificati da diluvi di applausi in virtù di un acuto finale eclatante (e magari inesistente in partitura), così come ho visto sistematicamente ignorate prestazioni musicalmente interessanti, magari sopportate da una minore arroganza esecutiva. La risposta tipica del melomane di turno, da me interrogato sul gradimento riscosso da autentici bestioni privi della più remota consapevolezza musicale è quasi sempre stata un condiscendente "ha la Voce!".

ciao

besugo

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Sono perfettamente d'accordo su tutto. Come strumentista, però, noto come tra cantanti e melomani vi sia una tendenza esagerata ad appagarsi della voce in se, contro e a prescindere da qualsiasi altra considerazione di ordine squisitamente interpretativo. Mi sembra il corrispettivo dell'entusiasmo verso chi suona più veloce e più forte che costituisce la fase anale nella maturazione verso un ascolto consapevole. In più di 25 anni di lavoro ho potuto verificare come regolarmente autentici scempi musicali siano stati gratificati da diluvi di applausi in virtù di un acuto finale eclatante (e magari inesistente in partitura), così come ho visto sistematicamente ignorate prestazioni musicalmente interessanti, magari sopportate da una minore arroganza esecutiva. La risposta tipica del melomane di turno, da me interrogato sul gradimento riscosso da autentici bestioni privi della più remota consapevolezza musicale è quasi sempre stata un condiscendente "ha la Voce!".

ciao

besugo

Concordo.

Non potevi essere più chiaro, besugo. Il vero problema della maggior parte dei melomani, ma anche del pubblico fruitore della musica in senso lato, non è soltanto quello di fare della voce e dei propri idoli canori delle specie di feticci, quanto quello di non porsi delle domande su cosa sia la vocalità e la tecnica che la determina. Di non farsi un bagaglio di criteri di giudizio il più possibile oggettivi. Di fare , in definitiva, solo del brutale tifo da stadio.

Il discorso sui cantanti , magari dotati di buon timbro ( e anche a volte di buona tecnica), ma carenti di sensibilità musicale vale un po' per tutti gli esecutori.

Quello del cantante , fra gli esecutori, è un genere un po' particolare. Se ha grandi mezzi naturali (di colore, di estensione, di agilità, di volume)corre il rischio di fare la fine di quelle attrici bellissime e conturbanti, ma che non hanno idea di cosa stanno recitando.Di essere cioè prigionieri della propria voce, di accontentarsi di essere "benedetti da Dio". Gli esempi a riguado non mancano.

Ma allora, besugo, visto che il pubblico dei melomani, superficiale e umorale, è inaffidabile, e che i cantanti sono quello che sono, allora, dico io, i musicisti , i musicologi e i critici musicali cosa ci stanno a fare?

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Io, genericamente, mi domando: un violinista o un violoncellista che anziché suonare grattasse rumorosamente il suo strumento come un bambino di 5 anni alla sua terza-quarta lezione verrebbe giustamente spernacchiato.

Perché per i cantanti non avviene? Perché cantanti di mezzi equivalenti a questi strumentisti riescono ad andare in scena?

Un cellista deve saper fare un pianissimo senza trarne suonacci. Josè Carreras era incapace di fare non dico un pianissimo, ma neanche un piano degno di questo nome. Di fare la messa di voce non parliamone. Seguire i segni d'espressione della partitura? Lo faceva una volta su cento. Non si poteva neanche dire che avesse gli acuti, perché li urlava sistematicamente a partire dal sol. Non si tiri in ballo la malattia, perché Carreras cantava così anche nei vent'anni precedenti. Eppure, diventò un re dei tenori. E accanto a Pavarotti, il vituperatissimo Pavarotti, che a differenza sua con la voce poteva fare tutto quello che voleva.

Certo, tutto questo è frutto di incompetenza anche da parte dei critici. C'è un signore, che ha lo stesso cognome d'un noto direttore d'orchestra americano, che da più di vent'anni scrive critiche operistiche esilaranti. Oggi lo fa per un noto web magazine musicale, quello di cui parliamo spesso io e Lenny.

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Il discorso sui cantanti , magari dotati di buon timbro ( e anche a volte di buona tecnica), ma carenti di snsibilità musicale vale un po' per tutti gli esecutori.

Quello del cantante , fra gli esecutori, è un genere un po' particolare. Se ha grandi mezzi naturali (di colore, di estensione, di agilità, di volume)corre il rischio di fare la fine di quelle attrici bellissime e conturbanti, ma che non hanno idea di cosa stanno recitando.Di essere cioè prigionieri della propria voce, di accontentarsi di essere "benedetti da Dio". Gli esempi a riguado non mancano.

Ma allora, besugo, visto che il pubblico dei melomani, superficiale e umorale, è inaffidabile, e che i cantanti sono quello che sono, allora, dico io, i musicisti , i musicologi e i critici musicali cosa ci stanno a fare?

Apprezzo la garbata provocazione rispetto alla quale provo ad esprimere qualche pensiero sparso. Partendo dalla fine, mi sembra che tutti quelli che operano nel mondo dell'opera accettino con compiacimento una logica che, dopo secoli, sarebbe bene modificare. Il cantante è generalmente visto ed accettato come un animale, spesso raro, prezioso e da proteggere, ma pur sempre un animale. I direttori d'orchestra spesso si compiacciono di trattare il cantante come in nessun caso oserebbero fare con qualsiasi strumentista solista (per l'orchestrale, in questo caso, vale un po' come per il cantante), e dire che un musicista è "scemo come un tenore" costituisce motivo di offesa ma non di scandalo. Il bello è che cantanti anche di gran nome accettano tutto ciò come naturale. Vero è che spesso il cantante di turno non è in grado di difendersi, ma questo è un discorso che riguarda la preparazione. Che fare, però, se un grande "vociologo" sino a non molti anni fa rimpiangeva le contadinotte piene e vigorose che, a suo dire, popolavano i palcoscenici nei bei tempi andati e che oggi sarebbero state sostituite da vanesi lampadari, o se la più popolare trasmissione radio di musica classica spaccia tutti i giorni una visione ruspante, caciarosa e superficiale del canto lirico, civettando giudizi con modalità che nessuno strumentista sarebbe disposto ad accettare? Che fare se i cantanti non trovano "scuole" in grado di prepararli al mestiere più difficile del mondo musicale? Si, perché 5 striminziti anni di conservatorio non servono neanche a preparare la voce, figuriamoci ad approfondire seriamente un repertorio di secoli (neanche quello degli ultimi due!). Il problema vero è la scuola. I cantanti sono generalmente gravemente impreparati sotto il profilo musicale, e questo perché, semplicemente, si ritiene che ad un cantante basti avere "la voce", che se ce l'hai ce l'hai, se no........, tanto poi ci pensa il direttore di coro o d'orchestra, o il pianista di turno ad insegnarti la parte: se si ragionasse così con gli orchestrali le orchestre italiane sarebbero ancora peggio di come attualmente sono! Un violinista si diploma dopo 10 anni, e quando esce del conservatorio ha acquisito le basi per cominciare ad imparare a suonare sul serio, dopo almeno altri 10. Un aspirante cantante dovrebbe studiare in conservatorio perlomeno altrettanti anni, studiando pianoforte per tutta la durata del corso (e non tre anni come un violinista), facendo approfonditi studi di armonia e almeno le basi di musicografia. In ultimo, l'ossessione per la "Voce" non risparmia gli stessi insegnanti di canto, che insegnano la tecnica come qualcosa di totalmente avulso dal contesto interpretativo: forse se si cominciasse a parlare un po' di più di musica nei primi anni di studio si avrebbe qualche chanche in più di ricavare dei musicisti, senza danno per la tecnica. Il rispetto è imposto dalla preparazione e fino a ché asini miracolati calcheranno i palcoscenici non si può pretendere che musicisti, musicologi o critici cambino atteggiamento. Il pubblico in fondo è l'ultimo dei problemi, cominciamo a dargli in pasto qualcosa di più degno e magari pian piano si abituerà ad applaudire i pianissimi scritti da Verdi quanto oggi le berciate che regolarmente li sostituiscono.

ciao

besugo

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Apprezzo la garbata provocazione rispetto alla quale provo ad esprimere qualche pensiero sparso. Partendo dalla fine, mi sembra che tutti quelli che operano nel mondo dell'opera accettino con compiacimento una logica che, dopo secoli, sarebbe bene modificare. Il cantante è generalmente visto ed accettato come un animale, spesso raro, prezioso e da proteggere, ma pur sempre un animale. I direttori d'orchestra spesso si compiacciono di trattare il cantante come in nessun caso oserebbero fare con qualsiasi strumentista solista (per l'orchestrale, in questo caso, vale un po' come per il cantante), e dire che un musicista è "scemo come un tenore" costituisce motivo di offesa ma non di scandalo. Il bello è che cantanti anche di gran nome accettano tutto ciò come naturale. Vero è che spesso il cantante di turno non è in grado di difendersi, ma questo è un discorso che riguarda la preparazione. Che fare, però, se un grande "vociologo" sino a non molti anni fa rimpiangeva le contadinotte piene e vigorose che, a suo dire, popolavano i palcoscenici nei bei tempi andati e che oggi sarebbero state sostituite da vanesi lampadari, o se la più popolare trasmissione radio di musica classica spaccia tutti i giorni una visione ruspante, caciarosa e superficiale del canto lirico, civettando giudizi con modalità che nessuno strumentista sarebbe disposto ad accettare? Che fare se i cantanti non trovano "scuole" in grado di prepararli al mestiere più difficile del mondo musicale? Si, perché 5 striminziti anni di conservatorio non servono neanche a preparare la voce, figuriamoci ad approfondire seriamente un repertorio di secoli (e neanche quello degli ultimi due!). Il problema vero è la scuola. I cantanti sono generalmente gravemente impreparati sotto il profilo musicale, e questo perché, semplicemente, si ritiene che ad un cantante basti avere "la voce", che se ce l'hai ce l'hai, se no........, tanto poi ci pensa il direttore di coro o d'orchestra, o il pianista di turno ad insegnarti la parte: se si ragionasse così con gli orchestrali le orchestre italiane sarebbero ancora peggio di come attualmente sono! Un violinista si diploma dopo 10 anni, e quando esce del conservatorio ha acquisito le basi per cominciare ad imparare a suonare sul serio, dopo almeno altri 10. Un aspirante cantante dovrebbe studiare in conservatorio perlomeno altrettanti anni, studiando pianoforte per tutta la durata del corso (e non tre anni come un violinista), facendo approfonditi studi di armonia e almeno le basi di musicografia. In ultimo, l'ossessione per la "Voce" non risparmia gli stessi insegnanti di canto, che insegnano la tecnica come qualcosa di totalmente avulso dal contesto interpretativo: forse se si cominciasse a parlare un po' di più di musica nei primi anni di studio si avrebbe qualche chanche in più di ricavare dei musicisti, senza danno per la tecnica. Il rispetto è imposto dalla preparazione e fino a ché asini miracolati calcheranno i palcoscenici non si può pretendere che musicisti, musicologi o critici cambino atteggiamento. Il pubblico in fondo è l'ultimo dei problemi, cominciamo a dargli in pasto qualcosa di più degno e magari pian piano si abituerà ad applaudire i pianissimi scritti da Verdi quanto oggi le berciate che regolarmente li sostituiscono.

ciao

besugo

C'è da dire che i cantanti rispetto agli altri artisti hanno lo svantaggio che il passare del tempo può modificarne profondamente le capacità e le caratteristiche, metre un qualsiasi strumentista può più o meno suonare fino alla fine.

E c'è da considerare la smania oggi di avere un repertorio immenso, a scapito ovviamente dell'approfondimento che si potrebbe avere sulle cose per cui si è più portati (questo vale per tutti i musicisti di oggi, non solo per i cantanti).

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C'è da dire che i cantanti rispetto agli altri artisti hanno lo svantaggio che il passare del tempo può modificarne profondamente le capacità e le caratteristiche, metre un qualsiasi strumentista può più o meno suonare fino alla fine.

E c'è da considerare la smania oggi di avere un repertorio immenso, a scapito ovviamente dell'approfondimento che si potrebbe avere sulle cose per cui si è più portati (questo vale per tutti i musicisti di oggi, non solo per i cantanti).

Vero, ma è anche vero che l'intelligenza e la preparazione spesso riescono ad allungare la vita artistica dell'esecutore, e voler fare quello per cui non sei portato sicuramente non è una cosa molto intelligente. Grandi strumentisti come Menuhin hanno prodotto cose meravigliose pur se colpiti da una senescenza precoce, lo stesso si potrebbe dire di alcuni cantanti. Senza pensare, poi, a mediocrissimi cantanti - Deller, ad esempio - che sono riusciti a realizzare capolavori interpretativi grazie soprattuto alla testa che il Signore gli ha fornito.

ciao

besugo

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Vero, ma è anche vero che l'intelligenza e la preparazione spesso riescono ad allungare la vita artistica dell'esecutore [....]

Verissimo.

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e voler fare quello per cui non sei portato sicuramente non è una cosa molto intelligente.

Verissimo anche questo, non sarà intelligente ma per qualcuno è stata molto redditizia.

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D'altra parte, per cantare bene non occorre essere delle star di primissima grandezza. Occorre avere una buona tecnica e l'esatta misura dei propri mezzi vocali. Il resto lo fa la grande musica d'opera e almeno un briciolo di sensibilità musicale dei cantanti. E' quanto accade e si ascolta in questo video genovese (credo del 2003) della Lucia donizettiana, in cui la Bonfadelli, Alvarez e Frontali offrono un'esecuzione eccellente del sestetto "Chi mi frena in tal momento". La Bonfadelli, come si richiede a una vera protagonista, per tutto il brano sostiene la linea melodica con un'emissione perfettamente centrata e, almeno a partire da 1:47  ( "Ah, è il mio sangue e l'ho tradita!") la affiancano in giusta sintonia il baritono e il tenore. Il risultato è memorabile: niente forzature di voce e di accento, niente effettismi e platealità. Tutto è al servizio della musica di Donizetti, qui in grazia d'ispirazione:

 

 

 

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