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Rinaldino

Puccini: Chi la miglior interprete?

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Probabilmente complessivamente parlando non è l' edizione migliore ma a mio avviso l' edizione discografica se non erro del 1939 con Gigli e la Del Monte mostra il miglior Pinkerton della storia dell' opera che nel duetto d' amore fa meraviglie una dietro l' altra

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E' un'ottima edizione, mistico, ma le voci della Freni e di Pavarotti sull'iridescente, languida , sfarzosissima tavolozza orchestrale della DECCA '74 sono troppo suggestivi per non essere l'assoluto riferimento.

pero' bergonzi lo vedo più dentro il personaggio pinkerton, mi sembra più credibile anche a livello attoriale... ovviamente come qualità sonora la decca non teme confronti.

per quanto riguarda la boheme trovo arcispettacolare l'edizione beecham/ de los angeles, quest'ultima è anche meglio della callas (in quest'opera).

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Probabilmente complessivamente parlando non è l' edizione migliore ma a mio avviso l' edizione discografica se non erro del 1939 con Gigli e la Del Monte mostra il miglior Pinkerton della storia dell' opera che nel duetto d' amore fa meraviglie una dietro l' altra

In questo duetto, alfio, Gigli vocalmente è perfetto (anche se abbassa di mezzo tono e il Do conclusivo è in realtà un Si naturale) esibendo un impasto timbrico di colore pregiato e di sensazionale uguaglianza in tutti i registri.

L'accento tuttavia è un po' convenzionale e, in questa sede, la sua patner, la celebre Toti Dal Monte è censurabile in quanto piuttosto leziosa quando non artefatta nell'emissione ( come a 0:25 dove la frase " Somiglio alla dea della luna" è bamboleggiante fino alla parodia).

[media]http://www.youtube.com/watch?v=MnjUiAptkpA

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per quanto riguarda la boheme trovo arcispettacolare l'edizione beecham/ de los angeles, quest'ultima è anche meglio della callas (in quest'opera).

La Callas, mistico, in Bohème, per timbro ma anche per temperamento ( lo stesso le accade in Rigoletto come Gilda), è sostanzialmente fuori parte.

Mimì ideale invece , per colore vocale, finezza e sensibilità d'accento, varietà di tinte, sarebbe la De Los Angeles se sapesse emettere convenientemente le note acute a piena voce. Qui nel suo arioso è deliziosa, ma a 3:03, sulla frase " il primo bacio dell'aprile è mio" la voce è piuttosto dura, un poco oscillante oltre che carente di espansione, di vibrazione, di calore:

[media]http://www.youtube.com/watch?v=icDRcc0mrIQ

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Guest profana

Sentiamo adesso nell'arioso di Bohème un tenore "storico" , per capire la differenza fra un vero cantante lirico e , per dirla con Celletti, un qualsiasi cavalluccio di giostra delle multinazionali del disco e delle imprese teatrali.

Miguel Fleta canta la "gelida manina" staccando un tempo larghissimo e in più ha del solfeggio un'idea tutta personale. Inoltre il suo fraseggiare è di gusto certamente datato, ma osserviamo come emette le note: lungo una gamma dinamica e coloristica molto ampia non c'è un solo suono emesso che non sia lucido e timbrato. Tre esempi: a 1:06 la prodigiosa smorzatura del Sib acuto di "Chi sono?", a 2:24 lo squillante entuisiasmo di "Talor dal mio forziere.." e poco dopo, a 2:43, l'insinuante dolcezza di " v'entrar con voi pur ora..". Questo significa saper cantare.

[media]http://www.youtube.com/watch?v=SpFxZPz5QPQ&feature=related

Ecco il pezzo che cercavo e ... più non trovavo !

Non ho capito come si fanno le multi-citazioni e permettetemi anche un plauso a Magda Olivero postata credo a pag. 1.

Questa Signora a 102 anni, stando agli ultimi video, è ancora lucidissima e ha cantato in publlico a 99 anni..

Credo che possieda una memoria storica incredibile e mi pare risibile che non abbiano fatto/facciano qualche "special".

Il giorno che non l'avremo più sarà troppo tardi.

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E' un'ottima edizione, mistico, ma le voci della Freni e di Pavarotti sull'iridescente, languida , sfarzosissima tavolozza orchestrale della DECCA '74 sono troppo suggestivi per non essere l'assoluto riferimento.

Invece per me il limite di quella edizione è proprio un Karajan che indulge troppo nei colori... sostanzialmente dipinge un mirabile fondale in cui, come strumenti musicali, si inseriscono le voci tecnicamente e timbricamente perfette della Freni e di Pavarotti. Preferisco il Karajan più ferrigno del '55 con la Callas (che in quanto a scavo psicologico del personaggio mi pare imbattibile), oppure una più senescente (ma più matura interpretativamente!) Freni con Sinopoli, che ha una bacchetta più analitica ma non meno affascinante. Poi dipende da come si legge l'opera, se con lo sguardo verso il '900 oppure come ultimo frutto dei bozzetti del romanticismo... alla fine le edizioni non mancano, ce n'è per tutti i gusti.

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Invece per me il limite di quella edizione è proprio un Karajan che indulge troppo nei colori....[....] oppure una più senescente (ma più matura interpretativamente!) Freni con Sinopoli, che ha una bacchetta più analitica ma non meno affascinante. [....]

Non sono d'accordo, Majakovskij, sull'accusa di calligrafismo riguardo alla Butterfly del '74. Capisco e rispetto il tuo punto di vista che vorrebbe una lettura dell'opera più asciutta e consona allo spirito tragico che la pervade, ma l'idea di offrire una Madama Butterfly dalle tinte preziose e languide, iridescenti e primaverili nel I° Atto e di mantenere poi se non il tono almeno la raffinata ridondanza orchestrale anche nei due atti successivi, mi sembra una soluzione non banale, non convenzionale oltre che di splendido riscontro sonoro.

Concordo invece sulla bontà della versione di Sinopoli che dirige benissimo e si avvale di una Freni ancora eccellente, forse meno duttile e cristallina ma persino più calda e vibrante.

Certo Carreras, quasi sempre rozzo e vociferante, non è Pavarotti nè Bergonzi ma, in un modo o nell'altro, il personaggio lo disegna:

[media]http://www.youtube.com/watch?v=l9AEAMj_OsA

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No, banale non lo è affatto! il Karajan anni '70 è stato quello rivoluzionario dei paesaggi sonori arcobaleno e dei dettagli che mai nessuno ci aveva lasciato percepire... dico solo che per andare in fondo a quella lettura sacrifica un aspetto che io ritengo più importante, ma è una questione di punti di vista. Diciamo che se qualcuno mi chiedesse una registrazione per ascoltare Butterfly suggerirei proprio Karajan II, ma per "capire" l'opera - nel senso di sviluppo drammaturgico - secondo me occorre mettere in luce elementi diversi. Invece trovo mostruosa (in positivo) la sua Turandot (compresa la scelta - impopolarissima - della Ricciarelli). Lì l'affresco fiabesco-esotico-onirico - e pure virtuosistico - funziona alla grande.

PS: Carreras canta peggio di Bergonzi, ok, ma Bergonzi, col suo canto nobile e aulico, a fare il giovanotto americano guascone e un po' put***iere non ce lo vedo proprio :D anche in quel caso, questioni di priorità.

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Invece trovo mostruosa (in positivo) la sua Turandot (compresa la scelta - impopolarissima - della Ricciarelli). Lì l'affresco fiabesco-esotico-onirico - e pure virtuosistico - funziona alla grande.

Bellissima . Majakovskij, la tua quadruplice definizione di quella Turandot , lettura che a mio avviso con la Butterfly e il Pelleas, rappresenta l'apice delle capacità di Karajan di rivelare i più riposti tesori dell'orchestrazione.

Quanto alla scelta della Ricciarelli quale protagonista, a delineare, con un canto salmodiante nel medium e attutito nelle accensioni ad alta quota, una Turandot sensibile e disorientata, vulnerabile e piagata, ammetto che in linea teorica poteva anche funzionale.

Nondimeno l'ottava superiore della Ricciarelli è talmente deteriorata, sbiancata, dura e oscillante com'è, che risulta difficile accettare suoni come quelli a 2:11 e seg..

Insomma voglio dire che il senso di sforzo e di inadeguatezza in certi passaggi è troppo evidente:

[media]http://www.youtube.com/watch?v=QPLSHA8D2q4

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Nondimeno l'ottava superiore della Ricciarelli è talmente deteriorata, sbiancata, dura e oscillante com'è, che risulta difficile accettare suoni come quelli a 2:11 e seg..

Insomma voglio dire che il senso di sforzo e di inadeguatezza in certi passaggi è troppo evidente

Anche quì, hai usato il termine giusto: INADEGUATEZZA. Io penso proprio che l'idea di Karajan fosse che Liù e Turandot non sono personaggi agli antipodi, come solitamente vengono rappresentate... in pratica in partenza non sono molto diverse fra loro (due fanciulle fragili alle prese con l'amore), rappresentano solo reazioni psicologiche opposte allo stesso stimolo. Turandot è una ragazza che, per non lasciarsi sedurre (e quì si potrebbe fare tutto un discorso psicologico sui meccanismi di difesa), si erge sulla torre, una torre fittizia. E' il cagnetto che fa la voce grossa per intimorire il "nemico" (salvo poi lasciarsi vincere nel finale). Liù invece è l'abbandono passionale e supino, l'accettazione del tormento amoroso. Lei si è già scavata la fossa dall'inizio dell'opera. Fiaba sì, ma specchio della vita reale: ci sono quelli che evitano le relazioni per il timore di un coinvolgimento troppo profondo, e quelli che ci si buttano a capofitto magari consapevoli di andarsi a schiantare. Purtroppo ci si sarebbe augurati che una rivoluzione del genere avesse potuto portare ad un inversione di tendenza interpretativa, invece ecco le solite Turandot tonanti che, per carità, risolveranno anche meglio le difficoltà della scrittura, ma tutto il discorso di quì sopra va a farsi friggere. Quindi alla fine dei giochi io mi tengo l'intuizione e la Ricciarelli gracchiante :D

Hai ragione pure sul Pelleas caro Pinkerton, davvero davvero suggestivo (a sentire certe registrazioni rimane un rimpianto: se Karajan avesse selezionato meglio il suo repertorio dirigendo quello che gli era congeniale invece di dirigere dai Brandeburghesi a Schoenberg........).

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Anche quì, hai usato il termine giusto: INADEGUATEZZA. Io penso proprio che l'idea di Karajan fosse che Liù e Turandot non sono personaggi agli antipodi, come solitamente vengono rappresentate... in pratica in partenza non sono molto diverse fra loro (due fanciulle fragili alle prese con l'amore), rappresentano solo reazioni psicologiche opposte allo stesso stimolo. Turandot è una ragazza che, per non lasciarsi sedurre (e quì si potrebbe fare tutto un discorso psicologico sui meccanismi di difesa), si erge sulla torre, una torre fittizia. E' il cagnetto che fa la voce grossa per intimorire il "nemico" (salvo poi lasciarsi vincere nel finale). Liù invece è l'abbandono passionale e supino, l'accettazione del tormento amoroso. Lei si è già scavata la fossa dall'inizio dell'opera. Fiaba sì, ma specchio della vita reale: ci sono quelli che evitano le relazioni per il timore di un coinvolgimento troppo profondo, e quelli che ci si buttano a capofitto magari consapevoli di andarsi a schiantare. Purtroppo ci si sarebbe augurati che una rivoluzione del genere avesse potuto portare ad un inversione di tendenza interpretativa, invece ecco le solite Turandot tonanti che, per carità, risolveranno anche meglio le difficoltà della scrittura, ma tutto il discorso di quì sopra va a farsi friggere. Quindi alla fine dei giochi io mi tengo l'intuizione e la Ricciarelli gracchiante :D

Il tuo ragionamento, Majakosvkij, e la prospettiva in cui poni le ultime due eroiine pucciniane, sono coinvolgenti e affascinanti. Dimostrano inoltre una fine intelligenza di cui ti rendo merito. Omologare in qualche modo i due personaggi è possibile ma fino a un certo punto. Non dimentichiamo che se Liù risponde sempre in prima persona delle sue vicende amorose, la Principessa di Gelo chiama il boia ogni volta che un pretendente sbaglia una risposta, Tagliar le teste dei propri spasimanti è un modo curioso ( e fortunatamente raro) di palesare le proprie virginali insicurezze. Va detto comunque anche che già la Sutherland, per altri aspetti, aveva proposto una Turandot più leggera, lirica, in quel caso addirittura belcantista. La principessa di Madame Joan puntava su un qual certo stile straniato e aristocratico. La Callas qualche anno prima, ne aveva fatto una figura nevrotica e malinconica, anche lei, la Divina, scostandosi dai clichés del soprano drammatico imperioso e tonante. Ma la Callas e la Sutherland sapevano cantare. Il che, tornando alla Katia nazionale, specie di fronte agli implacabili microfoni della DG ai quali nulla sfugge, non sarebbe guastato affatto.

Scherzi a parte io sono per la censura del cattivo canto, anche se adombrato da specifici compiti interpretativi, presunti o dichiarati.

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A dire il vero ci fu anche Monserrat Caballé a proporsi, dopo esser stata un'eccellente Liù nella celebre incisione DECCA di Metha, come Turandot "lirica". Negli anni '70 e primi '80 cantò il ruolo varie volte con risultati alterni ma mai del tutto convincenti. Alla lunga la voce apparve anche usurata, ma più che le doti vocali le mancava una precisa visione del personaggio la cui figurazione appariva discontinua, carente di vera personalità, in bilico fa una generica estroversione vocale e improvvise illuminazioni liriche:

[media]http://www.youtube.com/watch?v=mqDMbS8uu_w

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cosa ne pensate di questa tosca? l'altra volta la stavo per comprare ma poi ci ho ripensato..

Tosca4.jpg

a casa ho l'edizione callas/de sabata ma ne vorrei un'altra (un po') più moderna

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Stessa considerazione fatta per Butterfly, se vuoi un'orchestra sontuosa e coinvolgente che "profuma di Roma" Karajan è la tua scelta.

Se vuoi qualcosa di più teso, tendente al thriller, Sinopoli.

A me piace molto l'edizione di Pappano con la Georghiu (che è ancora più recente), la quale mi irrita nel 90% dei casi ma in Tosca no, mi pare davvero convincente nel delineare questo personaggio capriccioso, nevrotico e contraddittorio (diciamo che la Mirella nazionale con Sinopoli ce la mette tutta, ma non è propriamente un carattere che le si addice). In quest'ultima edizione c'è pure Raimondi che regala una performance anche superiore rispetto all'edizione Karajan. Ce n'è altre mille di edizioni, ma io sceglierei tra queste 3.

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cosa ne pensate di questa tosca? l'altra volta la stavo per comprare ma poi ci ho ripensato..

Tosca4.jpg

a casa ho l'edizione callas/de sabata ma ne vorrei un'altra (un po') più moderna

Questa Tosca si fa valere per l'orchestra caleidoscopica, iridescente, liberty, doviziosa di eleganza, di ampiezza, di particolari preziosi.Questa poetica direttoriale, gia' presente in Butterfly e Turandot, si confaceva piu' alle due suddette opere, in qualche modo cerimoniali, piuttosto che a Tosca, storia sanguigna di passioni contrastanti, a tratti brutalmente verista, imperniata su sentimenti forti , l'amore sensuale (Cavaradossi), la gelosia (Tosca), il delirio di onnipotenza dell'uomo di potere (Scarpia).

Il cast poi presenta la sola attrattiva dello Scarpia di Raimondi, inedito per la sottigliezza di certi fraseggi ( a cominciare dalla prima frase, " Un tal baccano in chiesa! Bel rispetto...", detta in un sussurro trattenuto e livido di rabbia). La Ricciarelli cede vocalmente nei momenti piu' tesi e Carreras ha voce stanca e usurata. Le edizioni citate da majakovskij vanno bene ma tieniti stretto De Sabata,

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51LLwT8nDHL._SL500_AA300_.jpgTosca.jpg




ho preso queste due, anche perchè le ho trovate nuove a prezzi stracciati.



la seconda tosca registrata in studio dalla callas mi ha un po' deluso, soprattutto per gobbi che trovo leggermente sguaiato nel primo atto. ok bergonzi anche se meno passionale di di stefano.



la tosca della te kanawa l'ho comprata oggi, mi ha sorpreso soprattutto leo nucci, davvero bravo. aragall invece non mi è sembrato all'altezza, ma forse era fuori parte, la kiri invece semplicemente deliziosa. un po' anonima la direzione di solti.



va comunque detto che tosca non è una prova così difficile per la protagonista, che in fin dei conti canta molto poco...


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La seconda Tosca della Callas effettivamente non è un granchè (per sentire l'ultima Callas in Tosca bisogna prendere il live a Londra dell'anno prima, con suono ottimo). Gobbi, con tutta la simpatia, è sempre stato uno Scarpia un po' cafone/animalesco. Quella comunque doveva essere la colonna sonora di un film-opera targato Zeffirelli, che poi (come molti progetti callasiani) andò a monte all'ultimo minuto.



Condivido il giudizio positivo sulla Kiri-Tosca. Neanche io l'avrei mai detto prima di ascoltarla, una Tosca diversa, mi vien da dire che l'unico difetto è che la Te Kanawa dipinge questo personaggio più intelligente di quanto non lo fosse.


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la tosca della te kanawa l'ho comprata oggi, mi ha sorpreso soprattutto leo nucci, davvero bravo. aragall invece non mi è sembrato all'altezza, ma forse era fuori parte, la kiri invece semplicemente deliziosa. un po' anonima la direzione di solti.

.

Sono d'accordo con la tua valutazone, mistico. Su Nucci_Scarpia ne riparleremo a breve. La Te Kanawa difetta nella pronuncia ma è una Tosca sensibile e raffinata.

Quanto ad Aragall sarebbe stato , in potenza, per qualità vocali, un Cavaradossai di alto livello.

Purtroppo sbaglia spesso tono e accento esibendo un fraseggio serioso, a tratti risentito, che non collima col carattere giovanile ( sensuale, generoso e spensierato) che Puccini assegna al personaggio. Cavaradossi col suo slancio ideale e il suo stato di grazia di "ardente innamorato" è il polo positivo, eufemizzante del dramma e si oppone alla calcolata perfidia, alla cortese ferocia di Scarpia.

Il Cavaradossi di Aragall invece è ombroso, sostenuto, quasi presagisse il tragico precipitare degli eventi. Manca il contrasto.

E' un peccato perchè alcune cose, vocalmente, le fa bene ( v. nel primo duetto, a 4:45, l'eccellente "diminuendo" ,forse il migliore mai inciso, di "Ah, m'avvinci nei tuoi lacci mia sirena!"):

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Mia opinione: Solti sottovalutato, Nucci eccellente, Aragall sfiatato, Te Kanawa vocalmente seducente ma poco in parte e poco padrona della prosodia italiana, senza contare certi acuti.


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Su Nucci_Scarpia ne riparleremo a breve.

Leo Nucci in questa Tosca risulta vocalmente ottimo: governa con facilità la tessitura e sa espandere o raccogliere a piacimento la voce, realizzando molti dei segni di espressione prescritti. I punti deboli sono due: da un lato un impasto timbrico che manca di quel sinistro colore che sarebbe d'uopo e che resta sostanzialmente rotondo e cordiale e dall'altro qualche (sporadica, a dire il vero) caduta di gusto, la tendenza al colpo di glottide, alla marcatura d'accento, al suono torvo, insomma a platealizzare il fraseggio:

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Leo Nucci in questa Tosca risulta vocalmente ottimo: governa con facilità la tessitura e sa espandere o raccogliere a piacimento la voce, realizzando molti dei segni di espressione prescritti. I punti deboli sono due: da un lato un impasto timbrico che manca di quel sinistro colore che sarebbe d'uopo e che resta sostanzialmente rotondo e cordiale e dall'altro qualche (sporadica, a dire il vero) caduta di gusto

si in effetti sembra uno scarpia più affabile rispetto a quello dipinto da gobbi, che a dire il vero sembra anche un po' matto.

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