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Rinaldino

Puccini: Chi la miglior interprete?

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quando canta con la Freni la perfetta fusione delle voci è tale che acquista ancora qualche punto in più. E lo stesso si potrebbe dire della coppia Tebaldi-Del Monaco in Manon.

Concordo max.


/>http://www.youtube.com/watch?v=l8SIHSqgTo8

La Tebaldi e Del Monaco, grazie alla ricchezza dei mezzi vocali e a un fraseggio diretto ed efficace anche se poco variegato, sono una coppia Manon-Des Grieux memorabile

anche per la nettezza della distinzione timbrica, molto femminile il colore della soprano , virile e gagliardo quello del tenore.

Una bella coppia sono anche Domingo e la Caballè del '72 diretti da Bartoletti, dove l'uno si fa valere per l'impasto caldo e sensuale della voce, e l'altra per il canto introspettivo, sfumato, musicalissimo:


/>http://www.youtube.com/watch?v=tD7h5km4nJg

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Direi che sempre stando alla Boheme e alle perfette fusioni vocali, forse la coppia Tebaldi-Björling, anche se parlo più per resoconti altrui che per lunghi ascolti, è quella che più si avvicina alla coppia Freni-pavarotti e ci sarebbe anche l' accoppiata Freni-Raimondi dei primi anni 60, anche se a me il colore della voce di Raimondi non è mai piaciuto troppo, al di là del fatto che per l' ottimo registro acuto fu sicuramente un Rodolfo ideale. Trovo tra l' altro notevole il modo con cui la Tebaldi seppe adattare perfettamente la sua voce assai più potente di quella di un soprano lirico, visto che insomma il suo repertorio spinto lo conosciamo tutti, a ruoli prettamente lirici come Mimì e Butterfly dove a mio parere, sino all' arrivo della Freni, fu l' interprete di riferimento

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Posto che entrambi possedevano un colore eccezionalmente pregiato, va detto che la tecnica di emissione di Bjorling era più completa rispetto a quella di Pavarotti, specie per una più ortodossa fonazione delle mezze voci.

Pavarotti, se vogliamo, era più esteso e pronunciava con maggior nettezza ed espressività e inoltre la sua voce era spiccatamente fonogenica, ma Bjorling era, di fatto, impostato meglio, come i grandi tenori della vecchia scuola.

Probabilmente, poi, possedeva anche maggior corpo vocale, maggior volume, rispetto al collega italiano.

Di questo, max, facciamocene una ragione.

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Lungi da me mettere in dubbio le qualità del tenore svedese, che tra l' altro ebbe un colore vocale tra i più belli del 900 (anche se io per un mio limite nei pochi ascolti non lo apprezzo appieno perchè in alcuni passaggi mi dà fastidio la sua pronunzia) e che direi assieme al Lucianone e pochi altri era uno in grado di cantare la Boheme tutta nella giusta tonalità (perchè molti, al di là del fatto che poi magari ti disegnano comunque un Rodolfo da favola, non ti abbassano solo la gelida manina ma anche il do all' unisono col soprano del passaggio successivo...)

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le qualità del tenore svedese, che tra l' altro ebbe un colore vocale tra i più belli del 900

Il punto , max, non è solo quello del colore o della giusta tonalità e nemmeno quello di cercare di rispettare le indicazioni della partitura. Il punto, come sempre, è quello di saper cantare.

Uno dei bluff tenorili più evidenti ai nostri giorni è l'onnipresente e onnicantante Jonas Kaufmann che non ha nè timbro nè estensione naturalmente tenorili ma che, bontà sua, si adopera per rispettare i segni di espressione. Qui nella "gelida manina" accanto al suo timbro legnoso, polveroso e muggente, si sforza di rispettare tutte le legature e le indicazioni dinamiche presenti in partitura. Con quale risultato? Col risultato che tutte le volte che cerca di ridurre la colonna vocale, nove volte su dieci, a cominciare a 1:01 da "..e qui la luna...", la voce si strozza, si stimbra e "va indietro".

Perchè? Perchè Kaufmann non sa cantare. Ma noi, poveri ascoltatori ignoranti, che ce ne facciamo di un cantante fedele alla partitura ma che non sa cantare?


/>http://www.youtube.com/watch?v=F_lWsbZqBV8&feature=fvwrel

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Volevo fare lo spettatore ma non ho resistito e intervengo. Però non voglio fare il solito distefaniano della situazione per cui segnalo, con relativo video, un Rodolfo interessante quale è attualmente Piotr Beczala e torno alla mia personale classifica delle interpreti pucciniane allargandola:

Tosca: prima Callas e seconde a pari merito la Tebaldi e Magda Olivero e terze la Price e la kabaivanska

Boheme: prima la Freni; seconda la Tebaldi; terza la Scotto

Manon: prima la Tebaldi; seconda la Olivero; terza la Callas

Turandot: prima Birgit Nillson; seconda la Tebaldi; terza la Callas


/>http://www.youtube.com/watch?v=J7LI34JotdM

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Volevo fare lo spettatore ma non ho resistito e intervengo. Però non voglio fare il solito distefaniano della situazione per cui segnalo, con relativo video, un Rodolfo interessante quale è attualmente Piotr Beczala e torno alla mia personale classifica delle interpreti pucciniane allargandola:

Tosca: prima Callas e seconde a pari merito la Tebaldi e Magda Olivero e terze la Price e la kabaivanska

Boheme: prima la Freni; seconda la Tebaldi; terza la Scotto

Manon: prima la Tebaldi; seconda la Olivero; terza la Callas

Turandot: prima Birgit Nillson; seconda la Tebaldi; terza la Callas


/>http://www.youtube.com/watch?v=J7LI34JotdM

A parte un'incisione tardiva di "In questa reggia", che la trova vocalmente declinante, in un recital DECCA , la Tebaldi non mi pare cantò mai la parte di Turandot.

Fu invece una Liù convincente nell'incisione dell'Opera completa del '54:


/>http://www.youtube.com/watch?v=xnmv5eF_Do8

Quanto a Piotr Bezcala, Alfio, è certo più attrezzato di Kaufmann per cantare Rodolfo.

Anche se lievemente nasale, la voce è da tenore lirico puro, più leggera, flessibile e gradevole. Bezcala non ha una dinamica nè una tavolozza timbrica molto varie e tende al canto espansivo e spiegato più che a quello sfumato e introspettivo. In certi momenti inoltre tende un po' a forzare.

Mi sembra fuori luogo quindi il paragone, fatto da qualcuno, con Bjorling o Wunderlich.

La sua tecnica è ben assimilata ma piuttosto elementare.

Rispetto a Kaufmann comunque sono rose e fiori.

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Sono sostanzialmente d'accordo con le classifiche sopra riportate circa "La Boheme". Vorrei pero' qui ricordare una cantante che e' stata un'ottima Mimi' e cioè' Rosanna Carteri cha ha avuto molta notorietà' fra gli anni '50 e 65. Dotata di voce molto bella e di ottima tecnica, oltre che di grande bellezza e di buona presenza scenica. Io la ricordo in Boheme e nell'elisir d'amore ; cantava veramente bene. Per quanto concerne Kaufmann, sono contento di vedere che vi e' qualcun altro che la pensa come me. Non riesco a comprendere tutt0 il "battage" che si fa su questo tenore.

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Sono sostanzialmente d'accordo con le classifiche sopra riportate circa "La Boheme". Vorrei pero' qui ricordare una cantante che e' stata un'ottima Mimi' e cioè' Rosanna Carteri cha ha avuto molta notorietà' fra gli anni '50 e 65. Dotata di voce molto bella e di ottima tecnica, oltre che di grande bellezza e di buona presenza scenica. Io la ricordo in Boheme e nell'elisir d'amore ; cantava veramente bene.

Concordo Giorgione.

La Carteri non aveva la sfarzosità timbrica della Tebaldi o la calda vibrazione della Freni ma cantava con levigatezza e bella uguaglianza .

Possedeva anche un fraseggio vario e appropriato, sapendo alternare, all'occorrenza, dolcezza e anima.


/>http://www.youtube.com/watch?v=d8xC8NPabMA

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Io, e infatti l'ho citata per quello, ero rimasto folgorato da una Tosca cantata, quasi 70 enne, dalla Magda Olivero con credo Pavarotti e se non erro Mcneil, in cui la Magda disegnò una Tosca temperamentale stile Callas. L' estratto che allego è invece del suo debutto (ultrasessantenne !) al Met


/>http://www.youtube.com/watch?v=2vlD3sK-O8o

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Beczala l'avevo accostato anch'io a Wunderlich, sia pure a debita distanza e senza inopportune parificazioni.

La parte in cui l'ho visto più convincente, e che mi ha motivato il confronto col compianto tenore-cacciatore, è stata quella di Belmonte.

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Comunque Beczala non è poi così male come tenore lirico. A me ad esempio piace più che Grigolo. Trovo interessante anche Francesco Meli anche se forse la Boheme non l'ha mai cantata

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Comunque Beczala non è poi così male come tenore lirico. A me ad esempio piace più che Grigolo.

Anche a me Bezcala piace più di Grigolo.

Il quale Vittorio confonde troppo il canto lirico con la canzone confidenziale. Ascoltiamo una sua recente Bohème:


/>http://www.youtube.com/watch?v=OLtZwI9MDy8

Attacca con una voce titubante e opaca, tutto tremante, quasi fosse intimorito dalla sartina del piano di sopra. Certo anche lui rispetta i segni di espressione ma è troppo sorvegliato nell'emissione quasi tradisse l'ansia di dover legare e sfumare ad ogni costo. Così il timbro è spento e l'accento è più mesto che sognante.

E' insomma un Rodolfo senza giovinezza, senza slancio, che vorrebbe essere poetico e risulta invece inibito e tremebondo.

Come i cantanti di piano bar tende poi a rendere semiafoni i finali di frase ( cfr, a 3:47 "..ma il furto non m'accora..." dove la voce gli si spegne letteralmente in gola) e inoltre incappa in qualche suono ingolato ( v. a 4:17, "Or che mi conoscete parlate voi..."). Insomma , non ci siamo.

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Sentiamo adesso nell'arioso di Bohème un tenore "storico" , per capire la differenza fra un vero cantante lirico e , per dirla con Celletti, un qualsiasi cavalluccio di giostra delle multinazionali del disco e delle imprese teatrali.

Miguel Fleta canta la "gelida manina" staccando un tempo larghissimo e in più ha del solfeggio un'idea tutta personale. Inoltre il suo fraseggiare è di gusto certamente datato, ma osserviamo come emette le note: lungo una gamma dinamica e coloristica molto ampia non c'è un solo suono emesso che non sia lucido e timbrato. Tre esempi: a 1:06 la prodigiosa smorzatura del Sib acuto di "Chi sono?", a 2:24 lo squillante entuisiasmo di "Talor dal mio forziere.." e poco dopo, a 2:43, l'insinuante dolcezza di " v'entrar con voi pur ora..". Questo significa saper cantare.


/>http://www.youtube.com/watch?v=SpFxZPz5QPQ&feature=related

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Sarà che io son Distefaniano e quindi insofferente ai segni d' espressione ma un conto è rispettarli alla lettera e saper anche cantare come Bergonzi, il quale non è esattamente il mio tenore preferito però è indubbio che il suo mestiere lo sapeva fare e anche bene. Ma se uno canta senza trasmettermi nulla, però da bravino ha rispettato tutti i segni d' espressione, io dico: chissenefrega!

Cioè, con tutto il bene che gli voglio, Grigolo è giovane ma nemmeno un esordiente, per cui va bene che adesso anche quando un tenore ha 40 anni, si dice che ha ancora bisogno di tanto studio, ma, con tutti i difetti che avrà avuto, Di Stefano a 26-27 anni aveva già una sua personalità interpretativa quasi del tutto definita e Pavarotti, Domingo, Carreras, all' età di Grigolo, erano già più o meno i tenorissimi che sono poi diventati.

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Non voglio prendere Beczala come esempio in negativo, perchè rispetto la professionalità di questo cantante, e proprio per questo motivo non posto gli esempi ma sono andato su youtube e intanto che mi stavo ascoltando il "tu che a Dio spiegasti l' ali" di una Lucia con Kraus, è comparso anche un video con Beczala e l' ho cliccato. Ha ragione Pinkerton perchè a lui come a tanti altri cantanti attuali (il che non significa che alcuni di essi invece siano degli effettivi fuoriclasse) manca quella capacità di creare una tavolazza di colori che dà un senso al canto, per cui il Tu che a Dio Beczaliano era come minimo monotono e tra l' altro m'è anche sembrato, ma su questo mi sbilancio poco, che anche come volume non ci fossimo e siccome tante voci attuali pare che corrano poco, mi viene il dubbio che tra un pò di anni i cantanti lirici avranno il permesso d' esibirsi col microfono nei teatri.

Ma a cosa è dovuto tutto questo? Mancano le "vocazioni" per la lirica o mancano i bravi insegnanti? Devo veramente pensare che, sia pure con tutte le imperfezioni tecniche che anch' egli aveva, Pavarotti rimarrà veramente come l' ultimo esemplare dell' antica scuola tenorile italiana?

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manca quella capacità di creare una tavolozza di colori che dà un senso al canto, per cui il Tu che a Dio Beczaliano era come minimo monotono

Concordo max. Beczala è un buon tenore e non cade nei dilettantismi di altri giovani cantanti che pure sono sulla cresta dell'onda. Tuttavia, attualmente , è sopravvalutato. Nella Lucia, come tu osservi, a tutte le intensità emette le note di petto , manca di chiaroscuri e del giusto abbandono, risultando monotono e poco ispirato. Inoltre non sempre lega convenientemente.


/>http://www.youtube.com/watch?v=Agmdw_-8P5E

Un doveroso confronto:


/>http://www.youtube.com/watch?v=6_zYm3dU7_Y

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Devo veramente pensare che, sia pure con tutte le imperfezioni tecniche che anch' egli aveva, Pavarotti rimarrà veramente come l' ultimo esemplare dell' antica scuola tenorile italiana?

Pavarotti, lui sì, era un vero fuoriclasse e le sue imperfezioni tecniche si limitavano sostanzialmente a una emissione sui generis delle mezzevoci.

Per ora , max, è lui l'ultimo grande tenore della storia del canto lirico (Domingo e Carreras se ne facciano una ragione).


/>http://www.youtube.com/watch?v=sguDvcD9TJQ


/>http://www.youtube.com/watch?v=RlP7QHuhLJg&feature=fvwrel

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Ma allora mancano i talenti perchè l' opera è poco popolare tra i giovani e quindi il bacino a cui attingere i cantanti è ristretto, o sono peggiorati i maestri? A parte alcuni fuoriclasse tipo Florez tanto per citarne uno, abbiamo un sacco di cantanti considerati anche bravi ma che se appena appena li confrontiamo con grandi del passato, come ho fatto io con Beczala, dispiace quasi averlo fatto tanto il cantante attualmente in carriera ne esce perdente.

E poi non riesco a rassegnarmi al fatto che forse non nascerà più una voce italiana solare alla Gigli, alla Di Stefano e alla Pavarotti

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Io spero che tu ti sbagli, Max, ed ho fiducia che prima o poi la voce solare saltera' fuori. Io magari non faro' in tempo a sentirla, ma saltera' fuori. L'importante pero' e' che quando succedera' l'interessato si attenga al repertorio per il quale e' naturalmente portato. Se e' tenore leggero, canti il repertorio da tenore leggero, se e' tenore lirico, canti il repertorio da tenore lirico e così' via! In fondo uno dei guai del nostro "Pippo" e' stato proprio quello, ad un certo momento, di voler fare il tenore drammatico per il quale non era naturalmente portato.

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cantanti considerati anche bravi ma che se appena appena li confrontiamo con grandi del passato, come ho fatto io con Beczala, dispiace quasi averlo fatto tanto il cantante attualmente in carriera ne esce perdente.

Quello che dice Giorgione, max, mi trova d'accordo. I grandi cantanti lirici finiranno di nascere solo quando non si ascolterà più l'Opera. Questo però non autorizza a scambiare lucciole per lanterne.

Il punto che si cerca di mettere a fuoco è questo: non è che bisogna che i giovani imitino a pappagallo Caruso o Gigli o Pertile o Stracciari o de Angelis o la Muzio o la Callas o la Freni, ma che imparino da loro la tecnica di canto. Poi cantino pure secondo il loro temperamento e il loro gusto più consono ai tempi.

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Beczala l' ho segnalato io precedentemente e quindi mi sento in dovere di scrivere: per me rimane uno dei cantanti più interessanti dell' attuale generazione. Fare un paragone con Kraus è sbagliato perchè ho scritto cantante interessante, mica un fenomeno! :laughingsmiley:

Non lo so se la classica voce solare italiana (che non è Grigolo :laughingsmiley: ) rinascerà, però ad esempio nonostante che la Sutherland sia stata unica, la Dessay, sia pure forse per pochi anni non l'ha fatta rimpiangere e chi l' avrebbe mai detto che sarebbe nato un tenore rossiniano con la R maiuscola come Florez?

Certo: è indubbio che rispetto al passato ci sono pochi pochi fenomeni e molti cantanti medio-bassi.

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secondo me la butterfly barbirolli/scotto/bergonzi non teme confronti, è perfetta sotto qualsiasi punto di vista...

E' un'ottima edizione, mistico, ma le voci della Freni e di Pavarotti sull'iridescente, languida , sfarzosissima tavolozza orchestrale della DECCA '74 sono troppo suggestivi per non essere l'assoluto riferimento.

Dell'edizione che hai citato molti sono i pregi: la direzione equilibrata e chiara di Barbirolli, il Pinkerton di Bergonzi musicale e levigatissimo, la Scotto dal fraseggio vario e penetrante. Ma il Karajan del '74 è un'altra cosa.

Dell'edizione di Barbirolli ricordo, fra l'altro, lo stupendo attacco, raccolto e patetico eppure tutto abbandonato alla melodia, di Bergonzi all'"Addio fiorito asil", che qui ripropongo in una registrazione coeva:

[media]http://www.youtube.com/watch?v=ji4C85_7VpQ

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