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Pinkerton

Aida Arena di Verona

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Torno da un'Aida areniana.

In breve: Daniel Oren saltava come un grillo e accellerava un po' dappertutto (ad es. velocissima l'overture) un'orchestra volutamente bandistica con gli ottoni imperversanti.

Anna Smirnova è stata un'Amneris volitiva e con voce d'acciaio ma impastata nella dizione.

Piero Giuliacci (a parte il buon attacco della "Fatal pietra") è stato un Radames forzato e sfocato, probabilmente in serata di cattiva forma.

Ambrogio Maestri come sempre autorevole, ha sfoggiato la sua splendida mezza voce lirica ("Rivedrai le foreste imbalsamate") ma anche un "Non sei mia figlia!" da vero baritono drammatico verdiano.

Gradita sorpresa infine l'Aida della soprano cinese Hui He, dalla voce lievemente brunita, tonda, duttile, sicura in tutti i registri e a tutte le intensità e capace di risolvere con naturalezza (eccellente il passaggio di registro in mezza voce)

le numerose asperità della parte. Unico piccolo appunto una certa monocromaticità.

Inoltre lega benissimo e dimostra di sostenere da cima a fondo le ampie arcate di certe frasi verdiane restituendone l'anima e l'impeto, pur restando composta e in linea. Di questi tempi, una rarità. Voglio risentirla.

Alla fine, per lei, una vera ovazione.

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Mi è stato regalato un biglietto per la Carmen all'Arena, spero di essere fortunato come con la tua Aida, Pink.

Voci maligne sostengono essere l'Arena luogo nazional-popolare non appropriato a veri intenditori. Perciò ci vado volentieri :)

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Mi è stato regalato un biglietto per la Carmen all'Arena, spero di essere fortunato come con la tua Aida, Pink.

Voci maligne sostengono essere l'Arena luogo nazional-popolare non appropriato a veri intenditori. Perciò ci vado volentieri :)

Pur avendo una buona acustica ( se possibile scegliere le file centrali laterali, che non sono troppo alte nè basse, e non troppo lontane) l'Arena è dispersiva e penalizza soprattutto la parte orchestrale.

La qualità delle voci invece è resa bene, anzi nei teatri all'aperto ben costruiti come questo si può verificare la reale ampiezza e ricchezza di armonici di una voce.

Di tutte le opere comunque la più congeniale agli ampi spazi areniani è proprio Carmen, che si svolge quasi per intero in spazi aperti.

Quindi, Giordano, buono spettacolo e facci sapere.

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[....]

Gradita sorpresa infine l'Aida della soprano cinese Hui He, dalla voce lievemente brunita, tonda, duttile, sicura in tutti i registri e a tutte le intensità e capace di risolvere con naturalezza (eccellente il passaggio di registro in mezza voce)

le numerose asperità della parte. Unico piccolo appunto una certa monocromaticità.

Inoltre lega benissimo e dimostra di sostenere da cima a fondo le ampie arcate di certe frasi verdiane restituendone l'anima e l'impeto, pur restando composta e in linea. Di questi tempi, una rarità. Voglio risentirla.

Alla fine, per lei, una vera ovazione.

In questo finale di Aida, tratto da una recita romana del marzo corrente anno, sempre con Oren direttore, si evidenzia

quanto detto riguardo a questo soprano.

E se la puntatura di "Già veggo il ciel dischiudersi..." è lievemente forzata, l'attacco di " O terra addio.."

risulta eccellente per la morbidezza del suono e la perfetta dosatura dinamica.

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Colgo l' occasione di questa discussione per illuminare la mia ignoranza su quest' opera evitando di aprirne una nuova. Prima domanda assai irriverente: l' Aida è veramente così bella come farebbero credere le innumerevoli rappresentazioni o è fama non del tutto meritata? (chiedo questo perchè son sempre molto cauto per quanto riguarda il Verdi maturo).

Quale edizione mi consigliate (non importa se dal vivo o discografica purchè significativa). Sarei tentato da una qualche registrazione col mio idolo Pavarotti ma con tutto il bene che voglio a Lucianone non è detto che una definizione del personaggio troppo lirica sia quella più ideale.

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, Pur non essendo l'opera di verdi che preferisco (fra la mie preferite ci sono Nabucco, Macbeth, Ernani, Un ballo in maschera) , trovo che Aida sia opera molto bella.A parte certi momenti che a me personalmente non piacciono (esempio:la scena del trionfo) il resto e' tutto godibile. Il terzo atto, poi e' addirittura favoloso.Circa l'edizione da ascoltare io suggerisco quella diretta da Von Karajan, con una Leontine Price veramente memorabile e Bergonzi in grande spolvero.

)

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Colgo l' occasione di questa discussione per illuminare la mia ignoranza su quest' opera evitando di aprirne una nuova. Prima domanda assai irriverente: l' Aida è veramente così bella come farebbero credere le innumerevoli rappresentazioni o è fama non del tutto meritata? (chiedo questo perchè son sempre molto cauto per quanto riguarda il Verdi maturo).

Quale edizione mi consigliate (non importa se dal vivo o discografica purchè significativa). Sarei tentato da una qualche registrazione col mio idolo Pavarotti ma con tutto il bene che voglio a Lucianone non è detto che una definizione del personaggio troppo lirica sia quella più ideale.

L'equivoco che quest'opera si porta dietro, max, è legato allo spettacolarità del secondo atto, con il colore esotico e le grandi scene d'insieme, corali, epiche, coinvolgenti, a cui si aggiungono i ballabili. Le trombe della marcia trionfale sono la sigla, il bigietto da visita di quest'opera e comunque tutto il secondo atto ne giustifica il primato nei grandi teatri all'aperto, come l'Arena.

In realtà Aida è un'opera introspettiva, dove sono potentemente sbalzati, distinti e definiti i caratteri psicologici dei quattro personaggi principali.

La figura della nobile schiava innamorata segnata da un travaglio che solo la morte potrà risolvere, campeggia, è centrale, e in definitiva si attiene al cliché delle grandi eroine romantiche ( come Leonora de Vargas e Lucia di Lammermoor), votate all'amore ideale e al sacrificio che esso comporta.

La discografia di Aida, oltre che vasta, è anche felice.

Le edizioni buone o ottime non mancano, sia in studio che dal vivo.

Ti consiglio quella RCA diretta da Toscanini, poi la Decca del '59 con la Tebaldi e Bergonzi o la RCA del '62 diretta da Solti con la Price e Vickers, entrambi all'apice della forma. Buona è anche l'edizione EMI del '74 ( Caballé, Domingo, Cossotto, Cappuccilli, dir. Muti). Alterna ma non priva di attrattive, specie per la direzione lussureggiante, è la EMI del '67 diretta da Metha con la Nilsson e Corelli.

Fra i "live" ti segnalo una straordinaria ripresa messicana del '51 ( Callas, Del Monaco, Taddei, dir. De Fabritiis), la ripresa scaligera del '72 diretta da Abbado con la Arroyo e Domingo e il video , sempre dalla Scala, dell'85 diretto da Maazel con la Chiara e un Pavarotti egregio in quella che forse è la sua prova teatrale più convioncente da "lirico-spinto", mentre in sala di registrazione il suo Calaf del '72 ( DECCA, dir. Metha) è semplicemente splendido.

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, Pur non essendo l'opera di verdi che preferisco (fra la mie preferite ci sono Nabucco, Macbeth, Ernani, Un ballo in maschera) , trovo che Aida sia opera molto bella.A parte certi momenti che a me personalmente non piacciono (esempio:la scena del trionfo) il resto e' tutto godibile. Il terzo atto, poi e' addirittura favoloso.Circa l'edizione da ascoltare io suggerisco quella diretta da Von Karajan, con una Leontine Price veramente memorabile e Bergonzi in grande spolvero.

Accanto a Brgonzi nell'edizione DECCA diretta da von Karajan c'era la Tebaldi.

Leontyne Price, Giorgione, canta con Bergonzi in un'Aida del '67 diretta da Schippers mentre in studio , con Solti direttore, è affiancata dall'ottimo Radames di Ion Vickers:


/>http://www.youtube.com/watch?v=agbiOoEJDA4&playnext=1&list=PL925B4D9E14BFE5BB

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Hai ragione, Pinkerton; sono fuori casa e la memoria mi ha tradito! Resta il fatto che quell'Aida diretta da Von Karajan e' una delle migliori che conosco.

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Resta il fatto che quell'Aida diretta da Von Karajan e' una delle migliori che conosco.

Concordo. Karajan inciderà un'altra Aida, otto anni dopo, ancor più magniloquente e rifinita dal punto di vista orchestrale.

Ma , se la Freni risulta un'ottima Aida, al Radames di Carreras, pur baldanzoso nell'accento, mancano però il metallo e l'esuberanza vocale che il ruolo richiede.

Ci fu allora chi parlò di "un Nemorino a Tebe".


/>http://www.youtube.com/watch?v=MX07rF-Z2zg

Accento baldanzoso e scansione ampia, come detto, ma emissione aperta, dilatata, forzata e acuti fibrosi.

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Per me l' unica Aida è quella messicana del 1951. Ci sarà pure stata la solita orchestra messicana sconclusionata; i 2 protagonisti fanno a gara a non farsi travolgere l' uno dall' altro tenendo le note alla morte, ma per intensità e stato di grazia in cui si trovarono la Callas e Del Monaco quel giorno lì, è UNICA


/>http://www.youtube.com/watch?v=It_CaCrepNI

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Quindi sulla base delle vostre proposte, assumo che il ruolo di Radames può essere interpretato con successo sia in chiave più lirica (Bergonzi-Pavarotti) che in chiave più eroica (Del Monaco). Mentre assumo anche che per il ruolo di Aida serva sostanzialmente un soprano con "voce". Cioè, una interpretazione più da soprano lirico è improbabile...

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Mentre assumo anche che per il ruolo di Aida serva sostanzialmente un soprano con "voce". Cioè, una interpretazione più da soprano lirico è improbabile...

Non è precisamente così, max, perche un soprano lirico ben impostato, con la voce ben proiettata, può riuscire molto bene nel ruolo. Il quale ruolo presenta sì accensuioni drammatiche e spesso poggia sul registro grave, ma prevede amche aperture liriche dolcissime ( "Là tra foreste vergini", "O cieli azzurri...", "O terra addio..."): Qui Mirella Freni canta forse il "Cieli azzurri" più musicale e rifinito mai registrato:


/>http://www.youtube.com/watch?v=gq8yw0sGIMM

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A proposito dell'Aida messicana, pur riconoscendo l'eccezionalità delle voci e del canto di Del Monaco e ella Callas, io son del parere che un'interpretazione valida non possa risolversi sul piano del puro atletismo vocale; quando ho ascoltato per lla prima volta il duetto del terzo atto, ho avuto addirittura l'impressione che mi mancasse il fiato nel sentire quegli acuti sparati come bordate, quasi a sopraffarsi l'un l'altra e nel complesso, pur riconoscendone l'eccezionalita, nel complesso non ne ho avuta l'impressione del tutto favorevole

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In quella Aida ci sono esagerazioni irripetibili come il famoso mibemolle di 6 secondi della Callas generate probabilmente dalla accesa rivalità con Del Monaco che ebbe modo di esprimersi in un ambiente come quello messicano dove tutto sembrava lecito. Sono cose straordinarie ma anche nel senso che sono proprio del tutto fuori dall' ordinario di una normale rappresentazione teatrale, ma io personalmente in primis, non so perchè, ma amo molto queste recite messicane. Eppoi ci possono essere dei live anche non perfetti dove però si creano situazioni tali che diventano immortali. E' un pò come la famosa Traviata del 1955 Callas-Di Stefano: molti dicono che la divina cantò meglio l' anno seguente. Altri dicono che Di Stefano fu un Alfredo troppo verista e comunque sicuramente il Di Stefano della versione Met del 1949 avrebbe cantato meglio avendo ancora la voce perfetta. Però, che volete che vi dica: quella Traviata lì c'ha una tensione tale che a me piace!

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In quella Aida ci sono esagerazioni irripetibili come il famoso mibemolle di 6 secondi della Callas generate probabilmente dalla accesa rivalità con Del Monaco che ebbe modo di esprimersi in un ambiente come quello messicano dove tutto sembrava lecito. Sono cose straordinarie ma anche nel senso che sono proprio del tutto fuori dall' ordinario di una normale rappresentazione teatrale [....]

Questo si dice cantare con la voce e col cuore, creando sulla scena una tensione, un'atmosfera autentiche.


/>http://www.youtube.com/watch?v=RmUbKjb3z30

Del Monaco è un Radames dall'accento marziale e dalla vocalità debordante , talora dilagante. Carica e scandisce ogni sillaba, ogni frase e si abbandona a portamenti vigorosi e ostentati (0:16, 0:26,0:45, 1:54, 1:59) quando non addirittura brutali (1:27), indulge anche ai colpi di glottide ( 5:11), e prende d'acchito, spavaldamente, acuti impervii ( v. il Si bemolle a 5:18).

Però la fonazione è sempre ortodossa e genera suoni pieni nel medium e lucenti in acuto. A 6:10 poi, gli riesce un Fa diesis smorzato, in mezzavoce di colore dolce e intenso.

Gli risponde la Callas con un'Aida inedita, stregata e melliflua, volitiva e insinuante, che emette suoni liquidi, incandescenti, modulatissimi e superbamente legati.

Certo i due cantanti non rientrano nei clichés tradizionali dei rispettivi ruoli e forse, come nota Giorgione, a volte esagerano.

Ma sono vivi, autentici, carichi di tensione drammatica e, soprattutto, entrambi, al di là della foga e dell'immedesimazione teatrale, sanno come emettere le note, insomma sanno cantare.


/>http://www.youtube.com/watch?v=pSD7X1me1jI

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E di Amneris che mi dite? Qual'è per voi la migliori o quali sono le migliori? Verrebbe da dire la Simionato ma credo che non tutti sarebbero d' accordo

La miglior Amneris mai incisa è quella di Ebe Stignani nel '46, diretta da Serafin.Vocalizzazione nitida e luminosa, accento nobile.


/>http://www.youtube.com/watch?v=XLNO3SgIu9A

Segue la Simionato che non è, rispetto alla Stignani, vocalmente così fulgida nè altrettanto regale, ma che comunque canta molto bene e pronuncia molto meglio.


/>http://www.youtube.com/watch?v=gt6vjqFFGXU&feature=related

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E' un ragionamento un poco assurdo e basato solo su di un ascolto audio...però, nonostante che io sia "innamorato" dell' Aida messicana Callas-Del Monaco, ultimamente mi sono ascoltato la Cigna e molto l' Aida Tebaldiana. Ebbene a me, ma sicuramente sbaglio, sembra che pure alla miglior Callas (cioè alla Callas pre-dieta nel pieno delle sue "forze") manchi una certa "ampiezza", "corposità", (e non saprei con quale termine esatto indicarlo) nella voce, che invece trovo nelle Aide tebaldiane e "cignane".

C'è il famoso mi bemolle sovracuto; tiene a bada un Del Monaco altrettanto nel pieno delle sue forze, ma in alcuni momenti la voce sembra per così dire più piccola rispetto alla Tebaldi...

Sicuramente non è così perchè sino al 1954 l' Aida non fu assolutamente un "unicum" per la Callas e cantò diverse volte anche il Trovatore, quindi, non era assolutamente inadatta a un certo Verdi, eppure sarà un caso ma sui personaggi come Aida e soprattutto Leonora (non intendo la Leonora del Trovatore perchè la Tebaldi il Trovatore lo cantò solo su disco) la Tebaldi si potrebbe anche a mio avviso preferire alla Callas

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[.....] ma in alcuni momenti la voce sembra per così dire più piccola rispetto alla Tebaldi...

Sicuramente non è così[.....]

No, Alfio, è proprio così.

Anche se, per colore, temperamento e accentazione, la Tebaldi aveva le caratteristiche de soprano lirico puro e la Callas del soprano drammmatico, dal punto di vista del volume e dello spessore vocali la Tebaldi era più fornita rispetto alla Callas.

La quale Callas , specie nei primi anni di carriera ( quelli che tu chiami "predieta") in cui la voce era più integra, possedendo una tecnica di emissione migliore rispetto alla Tebaldi oltre che un fraseggio più incisivo, sapeva produrre suoni più penetranti che potevano dar l'impressione di un volume e un'ampiezza vocale maggiori di quanto erano effettivamente.

Fu proprio Del Monaco, che cantò diverse volte con entrambe, a testimoniare in varie interviste che la voce della Callas era più piccola e che per lui, che faceva dell'esibizione di maggior potenza vocale rispetto ai patners il suo asso nella manica, "era più faticoso" cantare i duetti con la Tebaldi.

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Posto che l' Aida Callassiana mi piace (scrivo questo perchè alcuni appassionati giudicano la Callas "lontana" dal personaggio di Aida) continuo appunto a non negare che in alcuni passaggi ove serve una certa "cavata" vocale, non dico che faccia più fatica della Renata ma obiettivamente la Tebaldi si districa meglio e la voce "copre" meglio quel passaggio. E' un pò come sull' "amami Alfredo" che la Maria risolveva benissimo come accentazione ma come volume e spessore la Renata non le era da meno.

Però è pur vero che finchè l'ha tenuta in repertorio la Callas ha sempre cantato bene la Leonora del Trovatore.

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Riprendendo il filo del mio discorso penso che in 2 parole si può dire che la voce della Callas era sicuramente penetrante e quindi in grado di passare le orchestre più agguerrite, ma era sicuramente meno voluminosa di quella di altre colleghe per cui se ad esempio pensiamo ai "centri", lì la Tebaldi aveva voce più corposa e infatti quando ai centri la voce le si assottigliò ulteriormente a causa della dieta, non a caso, la Callas abbandonò in breve i ruoli più "pesanti".

Allo stesso modo mi viene da dire che un' altra voce penetrante era quella di Lauri-Volpi,che se andiamo a prendere il suo Otello, ha sicuramente centri meno corposi di quello delmonachiano ma l' orchestra la bucò ugualmente.

Kraus, come ricordo confermò lo stesso Pinkerton, aveva una voce udibilissima grazie alla sua gran tecnica, nonostante un volume non notevole.

E potrei andare avanti all' infinito :-)

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Sia qui che in altri post ho lodato certi live incandescenti ma, come ha scritto Pinkerton proprio in questa discussione, un conto è esagerare sapendo cantare e un conto è esagerare e basta per cui qui Baum, nel suo famoso duello con la Callas del 1950, al minuto 2.12 spara un ciel dei nostri amori che è tenuto così a lungo da suonare veramente ridicolo. Non parliamo poi della lotta tra titani nel finale al cui confronto la Callas e Del Monaco l' anno seguente cantarono correttamente


/>http://www.youtube.com/watch?v=iaI6vLUBieg

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Sia qui che in altri post ho lodato certi live incandescenti ma, come ha scritto Pinkerton proprio in questa discussione, un conto è esagerare sapendo cantare e un conto è esagerare e basta per cui qui Baum, nel suo famoso duello con la Callas del 1950, al minuto 2.12 spara un ciel dei nostri amori che è tenuto così a lungo da suonare veramente ridicolo. Non parliamo poi della lotta tra titani nel finale al cui confronto la Callas e Del Monaco l' anno seguente cantarono correttamente


/>http://www.youtube.com/watch?v=iaI6vLUBieg

Baum, alfio, era un tenore di forza, grezzo nella vocalizzazione, assolutamente monocromatico nel timbro, dal vocione baritonale.

Però, a ben guardare, anche Corelli, anche Caruso, anche lo stesso Del Monaco, per fare esempi illustri, avevano voce densa e molto scura.

Io adesso non voglio elencare le differenze fra tre protagonisti della storia del canto tenorile e un semibruto della vocalità quale era Baum.Sarebbe ridicolo.

Voglio solo rimarcare la pressoché totale incapacità da parte di questo tenore di articolare e di scandire la parola cantata: il suo fraseggio aveva sì passaggi vigorosi ma più spesso si riduceva a un marasma sonoro indistinto e lutulento dove l'obbiettivo primario del "recitar cantando" andava letteralmente a farsi benedire.

Questo, alfio, era il limite maggiore di Kurt Baum, il peccato capitale che lo relegava nella mediocrità.

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