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Anton Bruckner

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4 ore fa, zeitnote dice:

Ragazzi, cerchiamo di evitare il feticcio delle versioni e vediamo di non trattare le sinfonie di Bruckner alla stregua delle figurine dei calciatori. :buba: :sarcastic_hand:

 

3 ore fa, Snorlax dice:

Ma sono d'accordissimo!!! Ma qualche volta bisogna pur appagare i feticismi bruckneriani...;)

Anche se per via della Terza e della Quarta, secondo me le versioni alternative richiedono un'ascolto, visto i cambiamenti radicali che hanno subìto queste sinfonie...

Mi permetto di citare un giordano d'annata, che dice sostanzialmente quello che intendete voi.

On 9/11/2008 at 09:04, giordanoted dice:

 

Se si tenta di capire la psicologia di Bruckner, senza cadere nella trappola della versione originale definitiva approvata dall'autore, si capisce che una versione "originale" delle sue sinfonie semplicemente non esiste. Questo perché, al netto degli interventi e delle manipolazioni degli amici e allievi, che poi sono spesso difficili da stabilire, fu Bruckner stesso, lui, a revisionare ripetutamente le sue opere, a fare modifiche anche minimali, per poi magari ripensarci. Dunque si ha di fronte non un autore antico del quale bisogna ricostruire l'opera da fonti guaste o parziali, ma un moderno che, detta in soldoni, era afflitto da una insicurezza tutta particolare che lo portava, ad esempio nel caso dell'Ottava sinfonia, quindi nella sua ultima fase, quando era già riconosciuto e aveva avuto qualche buon successo alle spalle, a fare modifiche perché un tal direttore non capiva la partitura e non era disposto a eseguirla. E lui, Bruckner, non a reagire come un musicista sicuro di sé, fregandosene, ma riconoscendo il valore della critica del direttore ostile e sforzandosi, con la sua arte, di fare dei cambiamenti che non possono essere ritenuti "profanazioni" di un "originale", perché l'autore non era affatto sicuro di quale fosse la versione migliore.

 

In poche parole, con Bruckner bisogna forse sentire tutto, anche le versioni cosiddette rovinate, spurie, non autentiche, e poi naturalmente anche quelle "originali" (ma sapendo che il termine in questo caso ha un valore molto, molto relativo): solo così si può avere un'idea di questo compositore che fu continuamente ossessionato dalla febbre di revisionare, riscrivere, sfigurare le sue stesse sinfonie. Né possiamo dire che gli interventi dei suoi allievi furono tutti imposti su di lui, è noto che il buon Anton chiedeva pareri anche alla taverna dove andava mangiare gli knoedel.

 

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Al di là delle ragioni che di volta in volta lo spingevano a rimettere mano alle sue sinfonie (colpisce qui la durezza di Furt, che lo bolla come un pusillanime), quella delle revisioni bruckneriane resta una potente metafora di cantiere musicale en plein air, di opera aperta, che cambia direzione quasi in presa diretta reagendo alla sua ricezione. Fa pensare un po' a Heidegger quando, riferendosi ai suoi scritti, diceva "Wege, nicht Werke" ("Sentieri, non opere").

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4 ore fa, zeitnote dice:

Al di là delle ragioni che di volta in volta lo spingevano a rimettere mano alle sue sinfonie (colpisce qui la durezza di Furt, che lo bolla come un pusillanime), quella delle revisioni bruckneriane resta una potente metafora di cantiere musicale en plein air, di opera aperta, che cambia direzione quasi in presa diretta reagendo alla sua ricezione. Fa pensare un po' a Heidegger quando, riferendosi ai suoi scritti, diceva "Wege, nicht Werke" ("Sentieri, non opere").

Mi sembra strano. Anzi mi sembra di ricordare che più volte Furtwangler polemizzò con Haas e la sua edizione critica, poiché in qualche modo questa alimentava - grazie alle ricostruzioni, sicuramente affascinanti, ma altrettanto fantasiose del musicologo - il falso mito di un Bruckner debole di carattere, ingenuotto, se non addirittura mentalmente instabile...

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4 minuti fa, Snorlax dice:

Mi sembra strano. Anzi mi sembra di ricordare che più volte Furtwangler polemizzò con Haas e la sua edizione critica, poiché in qualche modo questa alimentava - grazie alle ricostruzioni, sicuramente affascinanti, ma altrettanto fantasiose del musicologo - il falso mito di un Bruckner debole di carattere, ingenuotto, se non addirittura mentalmente instabile...

Nella sua lecture su Bruckner, dalla quale ho tradotto alcuni brani qualche post più su, Furtwaengler contrappone, come espediente retorico, la profondità artistica di Bruckner alla sua "grettezza" contadina come uomo. Uno degli esempi di quest'attitudine Furt la ravvisa proprio nella penosa richiesta di Anton al Kaiser di essere difeso da Hanslick.

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Vivace, fluida, piena di immaginazione, la Quarta vista da Von Dohnanyi. Tempi svelti, sonorità trasparenti, ritmi penetranti (lo Scherzo!), ordito orchestrale schiarito. Sentitela, se vi piace un'approccio personale e diverso dal solito.

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Thielemann-Bruckner, anche sulla carta, è un buon matrimonio.
Se ci si può lamentare dell'elefantiasi del suo Beethoven, con Bruckner navighiamo in tutt'altre acque, come testimonia questa ripresa dal vivo del 2009.
La sua Ottava, di cui è prescelta l'edizione Haas, è ben dosata: i "colpi di tuono" (Glenn Gould) ci sono solo quando richiesti, e nessuna pesantezza rammollisce un fraseggio di tutto rispetto. I miei "momenti d'oro": il bellissimo Adagio e la coda del Finale, a cui Thielemann imprime una temperie cataclismica, fin qui inedita nell'andamento della sua direzione della sinfonia. In ogni caso, in certi punti è lievemente impersonale, secondo me.

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On 13/2/2018 at 15:01, zeitnote dice:

Nella sua lecture su Bruckner, dalla quale ho tradotto alcuni brani qualche post più su, Furtwaengler contrappone, come espediente retorico, la profondità artistica di Bruckner alla sua "grettezza" contadina come uomo. Uno degli esempi di quest'attitudine Furt la ravvisa proprio nella penosa richiesta di Anton al Kaiser di essere difeso da Hanslick.

Evidentemente non ricordavo in maniera ottimale, ma ecco il passo a cui facevo riferimento, direttamente dal beneamato sito abruckner.com:

 

Furtwangler wrote in his notebook in 1941 about his dissatisfaction with the Haas editions:

"They have found (it is said) the setting copy [of the Eighth]. Haas says this has changed nothing. The fact remains - violation of Bruckner by scholars. One might sooner speak of a violation of the public by the Haas myth. The fact is that it was not the Gesamtausgabe that made Bruckner famous, but the earlier version. The question is even raised of whether the Gesamtausgabe would have made him quite so famous. I am not concerned with the literal Bruckner, the Bruckner of the 'scribes and Pharisees', but with the authentic Bruckner. And I cannot call only the Original-Ausgabe authentic if another print from a later period is available. This is why Haas' violation myth is necessary, and it is not authentic. It even contradicts the psychology of all great men.  Only unproductive minds can seriously believe that a great productive artist can be 'put under pressure' for the duration of a depression. Depression and productivity are essential opposites, the former only ever a reaction, nothing more.  The falsification that is done here to the character of Bruckner - Bruckner as a fool - is much greater than [that done] by the essays [attempts?] of the first scholars, Lowe and Schalk."

23 ore fa, Wittelsbach dice:

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Thielemann-Bruckner, anche sulla carta, è un buon matrimonio.
Se ci si può elementare dell'elefantiasi del suo Beethoven, con Bruckner navighiamo in tutt'altre acque, come testimonia questa ripresa dal vivo del 2009.
La sua Ottava, di cui è prescelta l'edizione Haas, è ben dosata: i "colpi di tuono" (Glenn Gould) ci sono solo quando richiesti, e nessuna pesantezza rammollisce un fraseggio di tutto rispetto. I miei "momenti d'oro": il bellissimo Adagio e la coda del Finale, a cui Thielemann imprime una temperie cataclismica, fin qui inedita nell'andamento della sua direzione della sinfonia. In ogni caso, in certi punti è lievemente impersonale, secondo me.

Ho avuto la furtuna di sentire la Settima di Thielemann a Berlino (ma con i Berliner però). Chi spesso maltratta questo direttore, dovrebbe sentirlo dal vivo. Per me è stata un'esperienza abbacinante. Anche se preferivo sentirlo con la sua orchestra però, ma vabbè, ci accontentiamo...:D

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Delle varie None che ho sentito fatte da Gunter Wand, questa del 1979, ripresa dal vivo nella basilica di Ottobeuren, è la più particolare.
Le successive che ho ascoltato fatte da questo maestro erano improntate a un'ampiezza meditabonda e a un'architettura abbastanza ricca di indugi, di fraseggio largo ma calmo e inesorabile. Questa invece, senza perdere neanche un po' della grandezza di impostazione, è invece drammaticissima, aspra, tesa, più immediata anche se forse meno riflessiva.
Ottima registrazione, e ottima anche l'orchestra di Stoccarda.

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1 minuto fa, Wittelsbach dice:

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Delle varie None che ho sentito fatte da Gunter Wand, questa del 1979, ripresa dal vivo nella basilica di Ottobeuren, è la più particolare.
Le successive che ho ascoltato fatte da questo maestro erano improntate a un'ampiezza meditabonda e a un'architettura abbastanza ricca di indugi, di fraseggio largo ma calmo e inesorabile. Questa invece, senza perdere neanche un po' della grandezza di impostazione, è invece drammaticissima, aspra, tesa, più immediata anche se forse meno riflessiva.
Ottima registrazione, e ottima anche l'orchestra di Stoccarda.

Uhm, questa mi manca...me la dovrò procurare date le tue osservazioni, sempre molto interessanti.

Per le None che ho ascoltato di Wand l'apice, secondo me rimane questa:

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...non trovo che i successivi remake - soprattutto quello con i Berliner, che mi sembra essere molto incensato da molta critica - raggiungano una grandezza simile. E poi era la sua orchestra, e si percepisce in ogni secondo...

P.s. E' un disco singolo o fa parte di un cofanetto?

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Adesso, Snorlax dice:

Uhm, questa mi manca...me la dovrò procurare date le tue osservazioni, sempre molto interessanti.

 

P.s. E' un disco singolo o fa parte di un cofanetto?

Quella che ho sentito io è nella Bruckner Collection. Come vedi, esiste anche il singolo disco.


L'ultima Nona di Wand che ho sentito è un'altra, seppure sempre con la NDR. E' quella contenuta qui dentro:

Wand_edition_PH12044.jpg

Risale al 1998, ed è pure lei dal vivo.

A questo punto voglio aprire il cofanetto delle registrazioni anni '70-'80 fatte per la RCA a Colonia! :o

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1 minuto fa, Wittelsbach dice:

Quella che ho sentito io è nella Bruckner Collection. Come vedi, esiste anche il singolo disco.


L'ultima Nona di Wand che ho sentito è un'altra, seppure sempre con la NDR. E' quella contenuta qui dentro:

Wand_edition_PH12044.jpg

Risale al 1998, ed è pure lei dal vivo.

A questo punto voglio aprire il cofanetto delle registrazioni anni '70-'80 fatte per la RCA a Colonia! :o

Cavolo me lo dovrò procurare anche quest'altro cofanetto con la NDR. Credevo che alla fine contenesse tanti doppioni del boxone RCA, ma a quanto pare mi confermi il contrario...

Che casino con 'sti cofanetti di Wand! :blink:

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Non c'è proprio niente di doppio, e neanche nell'altro:
https://www.amazon.com/Günter-Wand-Anton-Bruckner/dp/B009C44754

Proprio per questo ho fatto, pagine orsono, quel post riassuntivo. Ho cercato apposta sui siti per accertarmi che nei cofanetti Profil non ci fossero ricorrenze rinvenute nel box RCA 33 cd Live!

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Adesso, Wittelsbach dice:

Non c'è proprio niente di doppio, e neanche nell'altro:
https://www.amazon.com/Günter-Wand-Anton-Bruckner/dp/B009C44754

Gli altri ce li ho - quello coi Munchner è uno dei miei preferiti tra l'altro - ma su quello NDR a quanto pare mi sono ingannato

9 minuti fa, Wittelsbach dice:

Quella che ho sentito io è nella Bruckner Collection. Come vedi, esiste anche il singolo disco.


L'ultima Nona di Wand che ho sentito è un'altra, seppure sempre con la NDR. E' quella contenuta qui dentro:

Wand_edition_PH12044.jpg

Risale al 1998, ed è pure lei dal vivo.

A questo punto voglio aprire il cofanetto delle registrazioni anni '70-'80 fatte per la RCA a Colonia! :o

Io trovo che Wand si sia superato alla grande nei live successivi rispetto all'integrale di Colonia, ma comunque si comincia già da qui ad odorare la successiva grandezza...

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18 minuti fa, Wittelsbach dice:

Non c'è proprio niente di doppio, e neanche nell'altro:
https://www.amazon.com/Günter-Wand-Anton-Bruckner/dp/B009C44754

Proprio per questo ho fatto, pagine orsono, quel post riassuntivo. Ho cercato apposta sui siti per accertarmi che nei cofanetti Profil non ci fossero ricorrenze rinvenute nel box RCA 33 cd Live!

Uh ora ricordo, ho la memoria pari a quella della sedia in cui sono seduto! Comunque hai reso un enorme servizio alla comunità bruckneriana, copiose grazie :thank_you2:

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55 minuti fa, Wittelsbach dice:

91eVf2fWOpL._SX355_.jpg

Delle varie None che ho sentito fatte da Gunter Wand, questa del 1979, ripresa dal vivo nella basilica di Ottobeuren, è la più particolare.
Le successive che ho ascoltato fatte da questo maestro erano improntate a un'ampiezza meditabonda e a un'architettura abbastanza ricca di indugi, di fraseggio largo ma calmo e inesorabile. Questa invece, senza perdere neanche un po' della grandezza di impostazione, è invece drammaticissima, aspra, tesa, più immediata anche se forse meno riflessiva.
Ottima registrazione, e ottima anche l'orchestra di Stoccarda.

Eh, ma visti i precedenti con Profil come fai ora ad essere sicuro che sia Wand a dirigere e non Giovanni Allevi? :o:D 

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I Mottetti fanno parte dei gioielli della produzione di Anton Bruckner. Da essi trascende una spiritualità intensa, commossa e intima che fa davvero trasecolare. Buona l'esecuzione un po' vecchio stile del coro istruito da Hans Zanotelli, affiancato a volte da un trio di tromboni e dall'organo.

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On 5/2/2018 at 00:08, giordanoted dice:

Hai proprio il cd o l'hai ascoltata in streaming?

Ho il CD, trovato per caso a Firenze anni fa. 

Ascoltate questa Terza. Incredibile.

 

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2 ore fa, miaskovsky dice:

Ho il CD, trovato per caso a Firenze anni fa. 

Ascoltate questa Terza. Incredibile.

 

Questa è una delle Terze più belle di cui abbiamo testimonianza, nonché la più bella di Knappertsbusch. Ti invidio moltissimo che hai il CD :rolleyes:

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15 ore fa, Wittelsbach dice:

MI0001128150.jpg

I Mottetti fanno parte dei gioielli della produzione di Anton Bruckner. Da essi trascende una spiritualità intensa, commossa e intima che fa davvero trasecolare. Buona l'esecuzione un po' vecchio stile del coro istruito da Hans Zanotelli, affiancato a volte da un trio di tromboni e dall'organo.

Un pugno di mottetti te li ritrovi anche qui:

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...per non parlare delle Messe - e soprattutto del Te Deum (boom, qui, rispetto a Jochum, non c'è nessuno che tenga) - le cui esecuzioni sono tutt'oggi difficili da eguagliare...

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2 ore fa, Snorlax dice:

Un pugno di mottetti te li ritrovi anche qui:

 

...per non parlare delle Messe - e soprattutto del Te Deum (boom, qui, rispetto a Jochum, non c'è nessuno che tenga) - le cui esecuzioni sono tutt'oggi difficili da eguagliare...

Verissimo, anche se il concorrente migliore, che trovo sia questo

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è penalizzato dalla ripresa sonora monofonica del Festival salisburghese del 1960.
I cantanti sono incredibili, Wunderlich è qualcosa di paradisiaco. E la direzione e l'orchestra sono galvanici.
E' l'edizione inclusa nella Bruckner Collection di Profil.

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Disco molto bello che mostra una continuità di discendenza di Bruckner con Palestrina e Bach.

Altro CD bellissimo di un Bruckner in presa diretta con il trascendente è questo:

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3 ore fa, zeitnote dice:

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Disco molto bello che mostra una continuità di discendenza di Bruckner con Palestrina e Bach.

Altro CD bellissimo di un Bruckner in presa diretta con il trascendente è questo:

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Gardiner non mi ha mai convinto più di tanto, anche se la qualità esecutiva è molto alta, complice orchestra e coro in splendida forma, ma tutto mi pare un po' tirato via, l'esaltazione dell'elemento ritmico è come sempre preponderante nelle letture del direttore inglese, ma sotto non mi sembra ci sia molto altro. Ma - questo lo ammetto - io nutro tanta antipatia per Gardiner, e questa potrebbe essere una pregiudiziale bella grossa nelle mie valutazioni :rolleyes:.

Molto bella invece è la registrazione di Davis, assai misurata, e tra le più equilibrate di questa messa, ci si mette poco a notare il mestiere di questo grande direttore nei grossi lavori come questi, che richiedono una grande simbiosi tra voci soliste, coro e orchestra (vedi il Kyrie, ma anche quel piccolo gioiello che è l'Incarnatus).

 

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Io invece ho appena finito di ascoltare la Messa in fa minore diretta da Schaller. Lo ammetto apertis verbis, un'esecuzione che mi è piaciuta veramente tanto. Anzitutto l'orchestra messa assieme dal direttore tedesco si conferma di una qualità stratosferica, non c'è un reparto su cui ci sia qualcosa da dire. Mi piace il modo in cui Schaller enfatizza i bassi (ma questo forse è dovuto anche all'acustica dell'Abbazia di Ebrach, che comunque non compromette la chiarezza dell'ascolto), le sonorità sono veramente cicciotte:D. Anche il coro non è da meno, i solisti forse non si mantengono sugli stessi livelli, ma fanno il loro dovere. Quel che passa subito al primo ascolto è l'assoluto equilibrio tra solisti, coro e orchestra, nessuno predomina sull'altro, ma c'è una perfetta armonia del tutto. Schaller si dimostra veramente bravo in molte cose: lavora per contrasti, sa dare grande carattere a tutte le sezioni, persino quelle che risentono un po' più di un certo accademismo, vedi per esempio il fugato finale del Gloria, a cui viene dato un respiro veramente festoso. Insomma l'atmosfera non manca, vedi anche l'entrata del coro in pianissimo nell'Incarnatus, che oserei dire magica. Insomma Schaller, secondo me, si conferma un grande bruckneriano in queste prime opere del genio di Ansfelden, ed è veramente una gioia per le orecchie nell'ascolto. Non so se potrò dire altrettanto quando mi concentrerò con un po' più di attenzione sugli ultimi capolavori sinfonici di Bruckner, ma di sicuro Schaller non mi farà rimpiangere i soldi che ho spero per la sua integrale. Bravo maestro!:clapping:

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1 ora fa, Snorlax dice:

Gardiner non mi ha mai convinto più di tanto, anche se la qualità esecutiva è molto alta, complice orchestra e coro in splendida forma, ma tutto mi pare un po' tirato via, l'esaltazione dell'elemento ritmico è come sempre preponderante nelle letture del direttore inglese, ma sotto non mi sembra ci sia molto altro. Ma - questo lo ammetto - io nutro tanta antipatia per Gardiner, e questa potrebbe essere una pregiudiziale bella grossa nelle mie valutazioni :rolleyes:.

Molto bella invece è la registrazione di Davis, assai misurata, e tra le più equilibrate di questa messa, ci si mette poco a notare il mestiere di questo grande direttore nei grossi lavori come questi, che richiedono una grande simbiosi tra voci soliste, coro e orchestra (vedi il Kyrie, ma anche quel piccolo gioiello che è l'Incarnatus).

 

Tanta antipatia? In che senso? Musicale, personale? In effetti la sua espressione facciale costantemente contratta non ispira molta simpatia.

Intanto stavo ascoltando la sesta nella recente esecuzione di Haintik, che mi fa pensare a quanto sia “filmico” il primo movimento; il tema principale ricorda atmosfere alla Lawrence d’Arabia.

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