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dwaltz

Anton Bruckner

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On 31/7/2017 at 18:41, Ives dice:

...e c'è pure questo in uscita:

411832.jpg

Un Bruckner da camera? Boh..lton :D

Questa la stanno letteralmente svendendo. Hurwitz, per quello che vale, l'ha messa nei cd from hell.

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81G2YFhH2EL._SX355_.jpg

Guai a chi sottovaluta questo ciclo, signori.
Non se ne parla esageratamente, ma mi pare un Bruckner di primario valore.
La Quarta, con un Concertgebouw in grandissimo spolvero (sezione ottoni alle stelle), è semplicemente gaudiosa.

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12 ore fa, Wittelsbach dice:

81G2YFhH2EL._SX355_.jpg

Guai a chi sottovaluta questo ciclo, signori.
Non se ne parla esageratamente, ma mi pare un Bruckner di primario valore.
La Quarta, con un Concertgebouw in grandissimo spolvero (sezione ottoni alle stelle), è semplicemente gaudiosa.

Je 220px-Air_France_Concorde_Jonsson.jpg avec toi!

 

Rosbaud non ti stuzzica?

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1 ora fa, zeitnote dice:

Je 220px-Air_France_Concorde_Jonsson.jpg avec toi!

 

Rosbaud non ti stuzzica?

Ma certo. Solo che di Bruckner ho troppo poco ancora, e mi spiace. Sinceramente, le mie priorità in questo campo sono Gielen e (credici) Simone Young.

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On 21/5/2010 at 19:32, giordanoted dice:

Sinfonia n. 1 - Staatskapelle Berlin, Michael Gielen. Non è un cd, è un concerto cui ho assistito l'inverno scorso alla philharmonie di Berlino. La lettura di Gielen, che ha inciso molte sinfonie bruckneriane per l'etichetta Haenssler (ma non credo la bellissima prima) è analitica fino alla dissezione, attentissima ai sottili procedimenti ritmici che ossessionavano Bruckner, curatissima nei dettagli e tuttavia padrona dell'insieme. Sicuramente lontanissima dalla tradizione "organica" dei grandi interpreti del passato, è una lettura originale, non un compromesso tra la tradizione e il puntillismo di un Boulez. Una decostruzione dei piani sonori (l'orchestra era disposta con i violini divisi), dei metri, ma ricca di tutte le tinte ora sfrenate ora minacciose di questa bellissima pagina.

 

On 21/5/2010 at 23:19, Guest zeitnote dice:

 

Queste belle note su Gielen in verità non mi sorprendono, giacché conosco il direttore austriaco già come finissimo interprete di Mahler, di cui esiste anche l'integrale delle sinfonie in CD (sempre per Hänssler). L'unica perplessità che il suo stile applicato a Bruckner mi solleva concerne la sua riottosità di marca modernista verso la monumentalità e il gigantismo dei piani sonori, caratteristiche che in Bruckner - a mio avviso - non si devono sottovalutare. In un certo senso, l'estetica "metafisica" di Bruckner non richiede nessuna decostruzione. Da qui la convinzione che Gielen fosse più a suo agio con il nomadismo musicale di Mahler. A questo punto, però, voglio essere smentito e ascolterò anche il suo Bruckner.

 

51Nqbzrm5nL._SS500.jpg

Già @giordanoted si era confrontato con il Gielen interprete di Bruckner, ormai sette anni fa. E @zeitnote, col suo vecchio account, aveva provato a fare supposizioni sullo stile direttoriale del maestro, sulla scorta delle esperienze d'ascolto maturate col suo Mahler.
Con una ricerca sul forum, vedo che lo stesso giordano un annetto dopo si ricordò dell'ascolto di quella Prima berlinese definendola "splendida", salvo poi, recentemente, parlarne in modo ben più freddo ("niente di trascendentale").

Ecco, ho ascoltato queste sinfonie (molte delle quali pubblicate per la prima volta, compresa l'Ottava, che è diversa da quella già conosciuta di Gielen, ed eseguita nella prima versione) e posso dire la mia.
Dai miei appunti: "Mi sembra un Bruckner di alto livello, che sa essere pulito, analitico e ordinato senza peccare di eccessi di astrazione, anzi sfoderando una grinta di tutto rispetto".
In sintesi, @zeitnote, i miei timori erano anche i tuoi, senonché sono rimasto smentito, totalmente: si sentono con pulizia tutte le parti, ma senza trascurare la follia e l'emotività tipicamente bruckneriane. Nessuna, assolutamente nessuna riluttanza all'aspetto monumentale! Solo, viene inserito in un discorso discorsivo (massì, diciamolo) e organico. Comunque, grande l'impatto espressivo e fonico di queste esecuzioni.
Delle sinfonie, mi preme sottolineare la riuscita maiuscola della Quarta, di cui è prescelta la versione della prima stesura (1874): una cattedrale di suoni, un primo movimento semplicemente imperiale. Di livello anche l'Ottava e la Nona. Più impersonale, se vogliamo, la Settima, dove mi aspettavo qualche grado di emozione in più (bazzecole, visto comunque il livello).
Il livello tecnico delle incisioni, quasi tutte recentissime, è perfetto. E anche l'unica "intrusa", cioè la Seconda risalente al 1968, non è in alcun modo mortificata dalla presa di suono.
Un cofanetto che consiglio a tutti.

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Peccato che la Prima sia eseguita nella tarda versione "di Vienna". Preferisco di gran lunga quella "di Linz" più snella e organica.

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15 ore fa, Wittelsbach dice:

 

 

51Nqbzrm5nL._SS500.jpg

Già @giordanoted si era confrontato con il Gielen interprete di Bruckner, ormai sette anni fa. E @zeitnote, col suo vecchio account, aveva provato a fare supposizioni sullo stile direttoriale del maestro, sulla scorta delle esperienze d'ascolto maturate col suo Mahler.
Con una ricerca sul forum, vedo che lo stesso giordano un annetto dopo si ricordò dell'ascolto di quella Prima berlinese definendola "splendida", salvo poi, recentemente, parlarne in modo ben più freddo ("niente di trascendentale").

Ecco, ho ascoltato queste sinfonie (molte delle quali pubblicate per la prima volta, compresa l'Ottava, che è diversa da quella già conosciuta di Gielen, ed eseguita nella prima versione) e posso dire la mia.
Dai miei appunti: "Mi sembra un Bruckner di alto livello, che sa essere pulito, analitico e ordinato senza peccare di eccessi di astrazione, anzi sfoderando una grinta di tutto rispetto".
In sintesi, @zeitnote, i miei timori erano anche i tuoi, senonché sono rimasto smentito, totalmente: si sentono con pulizia tutte le parti, ma senza trascurare la follia e l'emotività tipicamente bruckneriane. Nessuna, assolutamente nessuna riluttanza all'aspetto monumentale! Solo, viene inserito in un discorso discorsivo (massì, diciamolo) e organico. Comunque, grande l'impatto espressivo e fonico di queste esecuzioni.
Delle sinfonie, mi preme sottolineare la riuscita maiuscola della Quarta, di cui è prescelta la versione della prima stesura (1874): una cattedrale di suoni, un primo movimento semplicemente imperiale. Di livello anche l'Ottava e la Nona. Più impersonale, se vogliamo, la Settima, dove mi aspettavo qualche grado di emozione in più (bazzecole, visto comunque il livello).
Il livello tecnico delle incisioni, quasi tutte recentissime, è perfetto. E anche l'unica "intrusa", cioè la Seconda risalente al 1968, non è in alcun modo mortificata dalla presa di suono.
Un cofanetto che consiglio a tutti.

L'ho messo su un Blu-Ray (BD-R) in modo da potermelo ascoltare tutto di fila senza dover cambiare disco, in un momento di (lunga, lunghissima) follia.

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17 ore fa, Wittelsbach dice:

 

 

51Nqbzrm5nL._SS500.jpg

Già @giordanoted si era confrontato con il Gielen interprete di Bruckner, ormai sette anni fa. E @zeitnote, col suo vecchio account, aveva provato a fare supposizioni sullo stile direttoriale del maestro, sulla scorta delle esperienze d'ascolto maturate col suo Mahler.
Con una ricerca sul forum, vedo che lo stesso giordano un annetto dopo si ricordò dell'ascolto di quella Prima berlinese definendola "splendida", salvo poi, recentemente, parlarne in modo ben più freddo ("niente di trascendentale").

Ecco, ho ascoltato queste sinfonie (molte delle quali pubblicate per la prima volta, compresa l'Ottava, che è diversa da quella già conosciuta di Gielen, ed eseguita nella prima versione) e posso dire la mia.
Dai miei appunti: "Mi sembra un Bruckner di alto livello, che sa essere pulito, analitico e ordinato senza peccare di eccessi di astrazione, anzi sfoderando una grinta di tutto rispetto".
In sintesi, @zeitnote, i miei timori erano anche i tuoi, senonché sono rimasto smentito, totalmente: si sentono con pulizia tutte le parti, ma senza trascurare la follia e l'emotività tipicamente bruckneriane. Nessuna, assolutamente nessuna riluttanza all'aspetto monumentale! Solo, viene inserito in un discorso discorsivo (massì, diciamolo) e organico. Comunque, grande l'impatto espressivo e fonico di queste esecuzioni.
Delle sinfonie, mi preme sottolineare la riuscita maiuscola della Quarta, di cui è prescelta la versione della prima stesura (1874): una cattedrale di suoni, un primo movimento semplicemente imperiale. Di livello anche l'Ottava e la Nona. Più impersonale, se vogliamo, la Settima, dove mi aspettavo qualche grado di emozione in più (bazzecole, visto comunque il livello).
Il livello tecnico delle incisioni, quasi tutte recentissime, è perfetto. E anche l'unica "intrusa", cioè la Seconda risalente al 1968, non è in alcun modo mortificata dalla presa di suono.
Un cofanetto che consiglio a tutti.

A distanza di anni da quell'ascolto, sono sempre più persuaso che la Prima incisa da Karajan con i Berliner resti un modello ineguagliato. Sull'esecuzione che ho ascoltato dal vivo di Gielen, può darsi che con gli anni il ricordo si sia anche un po' distorto, perché non direi che il mio gusto da allora sia molto cambiato. C'era qualcosa di episodico, di meccanico, che forse col tempo mi è sembrato scalzare in negativo l'indubbia perizia tecnica.

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Della Prima e della Seconda, tra l'altro, si parla proprio poco. Tu stesso secoli fa definisti la Seconda "una sinfonia minore". Però proprio nella Seconda si vede uno dei rapporti di figliolanza del Nostro: Franz Schubert. Nel tempo lento, tra l'altro caratterizzato da momenti cameristici che di primo acchito non si collegherebbero a Bruckner, la filiazione con l'enigmatico compositore viennese trovo sia proprio evidente.

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Adesso, Wittelsbach dice:

Della Prima e della Seconda, tra l'altro, si parla proprio poco. Tu stesso secoli fa definisti la Seconda "una sinfonia minore". Però proprio nella Seconda si vede una delle filiazioni del Nostro: Franz Schubert. Nel tempo lento, tra l'altro caratterizzato da momenti cameristici che di primo acchito non si collegherebbero a Bruckner, la filiazione con l'enigmatico compositore viennese trovo sia proprio evidente.

A questo punto si delinea chiarissimo uno sdoppiamento di personalità. Proprio pochi giorni fa, riascoltando la Seconda, nella direzione di Horst Stein, mi dicevo che è tra le mie preferite. E quel che è peggio, ho sempre amato la Seconda, ed è stata la prima sinfonia di Bruckner che ho conosciuto. Non so proprio che mi passasse per la testa se e quando l'ho definita minore. Al massimo, in (do) minore.

Più che per le influenze schubertiane, per me la Seconda si caratterizza per la bellezza e l'originalità delle melodie, che cominciano ad assumere quella plasticità, quell'estensione così tipiche di Bruckner. Soprattutto i primi due movimenti sotto questo profilo sono ragguardevolissimi.

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Sapessi quante volte mi sono riletto casualmente qui, trovando pure in me questi sdoppiamenti!
C'è da dire che in questi 8 anni di forum sono enormemente maturato.

Che dire, la mia intuizione su Schubert non nega affatto quello che dici, anzi sono pienamente d'accordo con te amico mio.
Anzi, in onore della Seconda, mentre lavoricchio metto proprio su una Seconda nuova nuova da Spotify!
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Tra l'altro, non so per quale oscuro motivo, la Seconda è la sinfonia bruckneriana che giunge di meno a saturazione nell'ascolto. Poi dicci cosa te ne è parso, con Muti. Adesso sto ascoltando la Quarta nel ciclo di Gielen, e la Quarta invece è una delle più facili a saziare, ma aiuta il fatto che Gielen stia eseguendo la (per me squalificata, non per ragioni filologiche ma proprio estetiche) versione del 1874, dove in molti punti le differenze sono sostanziali.

Ah, ci tengo a precisare: non che sia brutta la 4/1874, tutt'altro, ma per me le versioni successive sono dei miglioramenti clamorosi.

Concordo con te, comunque, finora (primo movimento) mi sembra un'esecuzione magistrale (tu l'hai definita imperiale, io mi tengo appena un po' più giù).

 

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Sono arrivato fino a "...Celibidache riconosciuto all'unanimità tra i più importanti musicisti del '900"...e li ho smesso...:mellow::D

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1 ora fa, giobar dice:

Opperbacco!!! :o Pane per i denti di @Majakovskij

 

Grazie per la segnalazione, in effetti è molto interessante! appena avrò tempo lo leggerò con attenzione... per ora, mi limito a riportare questo criterio di categorizzazione che mi pare piuttosto efficace, anche se logicamente approssimativo (in ogni gruppo ci sono direttori molto diversi, ma tant'è che le variabili in gioco e le influenze sono così tante...). Lo schema fa riferimento al discorso che faceva Sinopoli negli stralci di intervista che ho riportato in altro topic, ossia "direttore filosofo" VS "direttore oggettivista", con una terza categoria (forse meno persuasiva) di direttori che genericamente privilegiano il lirismo:

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Immagino che la dicotomia qui rappresentata come Mahler/Toscanini si possa far risalire a quella Schumann/Mendelssohn... Quando dissi anni fa che Schumann mi pareva il più diretto antenato di Mahler mi beffeggiarono un po' tutti, ma è Sinopoli ancora a puntualizzare:

Mahler recupera il senso della Sensuchtdi Eichendorff, il momento in cui ti allontani da qualche cosa e la perdi (però la cosa perduta rimane dentro di te): nostalgia che è struggimento, lo stesso di Schumann (il romantico più legato a Eichendorff). In Mahler questi meccanismi vengono rielaborati e radicalizzati.

 

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3 ore fa, Ives dice:

Sono arrivato fino a "...Celibidache riconosciuto all'unanimità tra i più importanti musicisti del '900"...e li ho smesso...:mellow::D

io sono rimasto fulminato nel passo in cui scrive che Thaerischen è "compositore di grande levatura" :wacko: :D Ciao, core... :D

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15 ore fa, Madiel dice:

io sono rimasto fulminato nel passo in cui scrive che Thaerischen è "compositore di grande levatura" :wacko: :D Ciao, core... :D

Ho letto le prime pagine, poi ho cercato informazioni sull'autore e dopo aver letto il titolo della tesi di laurea ho concluso che sono troppo ignorante per capire gli aspetti hegeliani del fraseggio nell'esecuzione di Celibidine :lol:, così come di qualunque altro direttore! Comunque appena trovo il tempo finisco di leggerlo.

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14 ore fa, Wittelsbach dice:

Il pippometro mi è andato a fondo scala.

Ti riferisci mica all' introduzione del tempo come elemento formante-performante e deformante negli elementi compositivi? O all' espressione-concetto-sentimento del momento creatore cosmico

27 minuti fa, hurdy-gurdy dice:

Ho letto le prime pagine, poi ho cercato informazioni sull'autore e dopo aver letto il titolo della tesi di laurea ho concluso che sono troppo ignorante per capire gli aspetti hegeliani del fraseggio nell'esecuzione di Celibidine :lol:, così come di qualunque altro direttore! Comunque appena trovo il tempo finisco di leggerlo.

Ma soprattutto (domanda seria):  l' illetterato Bruckner conosceva Hegel? (classico ragionamento "oggettivista", il mio).

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13 minuti fa, Majakovskij dice:

Ti riferisci mica all' introduzione del tempo come elemento formante-performante e deformante negli elementi compositivi? O all' espressione-concetto-sentimento del momento creatore cosmico

Ma soprattutto (domanda seria):  l' illetterato Bruckner conosceva Hegel? (classico ragionamento "oggettivista", il mio).

Si può essere hegeliani senza saperlo, per deformante influenza cosmica! Non mi sembra il caso di Anton, comunque. La sua, semmai, è una dialettica senza aufhebung, nel senso che la sua musica è dialettica senza risoluzione, che per certi versi anticipa la "poetica" di Ernst Jünger. La sinfonia come scogliera di marmo e/o come lotta interiore! :o 

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16 minuti fa, Majakovskij dice:

Ma soprattutto (domanda seria):  l' illetterato Bruckner conosceva Hegel? (classico ragionamento "oggettivista", il mio).

Mah, più che Bruckner mi sembra Celibidache al centro del ragionamento, almeno per quanto riguarda la tesi di laurea. Comunque sia, ho già confessato di essere troppo ignorante, quindi mi fermo qui anche perché mi sa che siamo un po' OT. Anzi per tornare in topic mi riprometto di ascoltare Bruckner appena ho il tempo e sono dell'umore giusto.

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