gianpaolo-ììì<))

l'ultimo cd acquistato (musica jaZz)

67 risposte in questa discussione

Gli ultimi dischi jazz comprati:

 

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Ho comprato i seguenti cd:

steve lacy soprano sax
Jimmy Rushing lullaby
Miles Davis Tutu
Due di Dave Brubeck (Dave Digs Disney e Jazz Goes e jazz goes to junior college)
Lou Basch detto Joe "Finger" Carr 
Buddy defranco borinquin
Massimo Faraò Trio live at blue bird
Enrico Rava Animals (firmato da Rava e Furio Di Castri)

Se riesco entro la prossima settimana voglio prendermi un cd che ho trovato a poco di John Coltrane Live at village avanguard, qualcosa del mio mito Ornette Coleman, qualche cd di Yusef Lateef e di Ahmad Jamal e sempre di Roland Kirk e di Sun Ra. 
 

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Scopro ora che ha ricevuto il premio della rivista specializzata Musica Jazz come Miglior album 2008.

L'ho trovato in offerta in un negozio della mia zona a 5 Euro e così mi è parso un delitto lasciarselo scappare. ;)

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2 ore fa, jazzofilo dice:

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Scopro ora che ha ricevuto il premio della rivista specializzata Musica Jazz come Miglior album 2008.

L'ho trovato in offerta in un negozio della mia zona a 5 Euro e così mi è parso un delitto lasciarselo scappare. ;)

Li ho sentiti dal vivo proprio con questo progetto dedicato a Mingus. Sicuramente sono bravi, hanno una strumentazione particolare e scarna in riferimento alla musica di Charles (e vedo che per il disco si sono avvalsi infatti di ospiti, che in concerto non c'erano) ma il risultato è stato efficace.
Non vorrei che con una formazione più allargata abbiano ceduto alla tentazione di riproporre i pezzi in maniera troppo imitativa dell'originale... quel concerto mi piacque proprio perché era impossibile, con sax-piano-violoncello-contrabbasso, riproporre gli impasti magniloquenti delle composizioni di Mingus e si fece ricorso al minimo indispensabile... con esiti formidabili.

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2 ore fa, Nitriero Cavalleone dice:

Li ho sentiti dal vivo proprio con questo progetto dedicato a Mingus. Sicuramente sono bravi, hanno una strumentazione particolare e scarna in riferimento alla musica di Charles (e vedo che per il disco si sono avvalsi infatti di ospiti, che in concerto non c'erano) ma il risultato è stato efficace.
Non vorrei che con una formazione più allargata abbiano ceduto alla tentazione di riproporre i pezzi in maniera troppo imitativa dell'originale... quel concerto mi piacque proprio perché era impossibile, con sax-piano-violoncello-contrabbasso, riproporre gli impasti magniloquenti delle composizioni di Mingus e si fece ricorso al minimo indispensabile... con esiti formidabili.

Non l'ho ancora sentito; quindi, mi astengo dall'esprimere qualsivoglia giudizio. Quando ho visto il disco, un motivo che mi ha spinto al suo acquisto è attribuibile alla presenza di ospiti di solida reputazione e spesso capaci di trasporre nei brani eseguiti una fertile ispirazione andando oltre il "compito" del turnista, penso soprattutto a Salis.

Del resto, osservando il percorso stilistico dei Quintorigo, è palese l'ambizione di scrollarsi almeno parzialmente il retroterra pop quantunque nobilitato dal profilo autoriale per approdare ad opere di maggiore complessità per quanto proposte con una strumentazione prevalentemente acustica ed appunto scarna come notavi tu.

Ho anche appreso che la cantante Laura Cottifogli, presente in questo album e pochi mesi dopo dimissionaria, fu felicemente sostituita nei concerti seguiti all'uscita dell'album nientemeno che da Maria Pia De Vito.

Ti saprò dire se ho speso bene i pochi euro sborsati. ;)

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2 ore fa, jazzofilo dice:

Ti saprò dire se ho speso bene i pochi euro sborsati. ;)

Sicuramente sono spesi bene. ;)

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On 20/2/2017 at 20:17, Nitriero Cavalleone dice:

Sicuramente sono spesi bene. ;)

Sì. Li ho spesi bene. confesso che ero un poco prevenuto nei riguardi dei Quintorigo. Non li ho mai approfonditi e, a questo punto, me ne dolgo.

La freschezza degli arrangiamenti proposti si giova dell'apporto degli ospiti. In particolare, la torrenzialità di Salis così contrastante con l'asciuttezza della sezione ritmica costituisce un punto di forza. Degni di menzione i due principali solisti della formazione: Andrea Costa al violino e Valentino Bianchi al sassofono tenore, con una lieve preferenza per il primo, - ma si sa, i sassofonisti proliferano, mentre i violinisti (jazz) scarseggiano  -  Entrambi impreziosiscono i classici mingusiani, tra cui spiccano Pithecantropus Erectus e Fables of Faubus.

Nutro un piccolo rimpianto per non averli mai sentiti in concerto e, forse, ci sarebbe stata a pennello una loro interpretazione di Duke Ellington's Sound of Love, magari con il contributo misurato di Mirabassi al clarinetto.

Non ci sono cadute di tono, effettismi che la magniloquenza di Mingus avrebbe potuto suggerire ad una lettura superficiale.

Infine, dispiace che la vocalist Cottifogli abbia lasciato il gruppo, anche se penso che ne abbia guadagnato il teatro da ciò che ho letto di lei sul web. :)

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3 ore fa, jazzofilo dice:

Infine, dispiace che la vocalist Cottifogli abbia lasciato il gruppo, anche se penso che ne abbia guadagnato il teatro da ciò che ho letto di lei sul web. :)

Io li ho sentiti senza vocalist (a causa di un'indisposizione), fu un concerto tutto strumentale. Li ho trovati sicuramente diversi rispetto agli esordi, quando alla voce c'era John De Leo, che è comunque bravissimo anche se da solista si è forse un po' perso.

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On 16/7/2017 at 19:35, jazzofilo dice:

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Si è fatto un gran parlare di questo Kamasi Washington, indicato come nuovo che avanza nel mondo de sax tenore. Indubbiamente valido dal punto di vista tecnico e con un ottimo feeling (deve ovviamente tantissimo a John Coltrane e a Pharoah Sanders... e ci mancherebbe), ha sfornato questo album che preso a piccole dosi è sicuramente entusiasmante, ma nella sua interezza è (a mio avviso) a dir poco asfissiante. Lungo, interminabile (3 cd e non so quanti LP nel cofanetto con la versione in vinile)... una mistura di Jazz cosmico, soul e sprazzi di funk che dopo un po' inevitabilmente mi porta a sbirciare l'orologio e il timing dei pezzi sul display.

Se non altro, ha il merito di tenere viva la scena!

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20 ore fa, Nitriero Cavalleone dice:

Si è fatto un gran parlare di questo Kamasi Washington, indicato come nuovo che avanza nel mondo de sax tenore. Indubbiamente valido dal punto di vista tecnico e con un ottimo feeling (deve ovviamente tantissimo a John Coltrane e a Pharoah Sanders... e ci mancherebbe), ha sfornato questo album che preso a piccole dosi è sicuramente entusiasmante, ma nella sua interezza è (a mio avviso) a dir poco asfissiante. Lungo, interminabile (3 cd e non so quanti LP nel cofanetto con la versione in vinile)... una mistura di Jazz cosmico, soul e sprazzi di funk che dopo un po' inevitabilmente mi porta a sbirciare l'orologio e il timing dei pezzi sul display.

Se non altro, ha il merito di tenere viva la scena!

D'accordo con la tua ultima affermazione. Il concerto visto giovedì a Genova con il Saxophone Summit comprendente i veterani Dave Liebman, Joe Lovano, Greg Osby e una ritmica spettacolosa composta da Phil Markowitz, Cecil McBee e  Billy Hart anch'essi alquanto attempati, ha rafforzato in me il pensiero che il "ragazzo" , indubbiamente promettentissimo, abbia bisogno ancora di evolversi.

Sono venuto a conoscenza in maniera piuttosto casuale di questo disco grazie ad un'installazione multimediale in un museo.

Poi ho raccolto informazioni più dettagliate ed alcuni ascolti sul web mi hanno convinto ad acquistarlo, complice il buon prezzo di Ibs (€ 17,60).

Certo, non si ascolta tutto d'un fiato, ma non l'ho trovato fonte di pesantezza. Va detto che il caldo di questo luglio non favorisce in ogni caso ascolti prolungati. ;)

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I primi due sono splendidi, nulla da dire... quello di Hill poi è una pietra miliare... quello di Lovano non lo conosco, ma essendo un eccellente strumentista ci si può fidare. ;)

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5 ore fa, Nitriero Cavalleone dice:

I primi due sono splendidi, nulla da dire... quello di Hill poi è una pietra miliare... quello di Lovano non lo conosco, ma essendo un eccellente strumentista ci si può fidare. ;)

Mi trovavo in vacanza nella zona di Pescara e, dopo essermi documentato sui negozi di dischi della città abruzzese, ho fatto un'escursione proficua che ha fruttato ben quattro cd complessivi in due distinti negozi, di cui tre di Jazz. :)

Naturalmente, quando ho visto Our Man In Paris di Dexter Gordon a € 12 e Point Of Departure di Andrew Hill a € 10 non me li sono lasciati scappare dato che si tratta delle  rimasterizzazioni più recenti (RVG Edition) generalmente di buona fattura audiofila.

Per quanto riguarda il lavoro di Joe Lovano ero incuriosito sia dal combo, sia dalle composizioni di Schuller presenti in parte dell'album.

Ho appena cominciato ad ascoltarlo e, per quel poco che ho sentito, mi pare di ottima caratura; si ispira alle incisioni davisiane di fine anni '40 giustamente assurte al rango di leggenda e difatti allinea una formazione semi orchestrale che annovera solisti di razza quali Ralph Lalama, John Hicks, Tim Hagans, George Garzone ecc... Anch'esso era in offerta a € 10. ;)

 

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Due acquisti recentissimi: il primo dal portale francese cdandlp cui sono associati parecchi negozi d'Oltralpe; il secondo dai tedeschi di JPC (mio primo acquisto da loro).

 

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