Pacific231

Cosa state ascoltando di..Jazz?

1408 risposte in questa discussione

Ballad assai struggente che porta la firma di Jimmy Rowles il quale la suonò con Stan Getz in un memorabile album del sassofonista americano di metà anni '70.

Qui è proposta in concerto da Fred Hersch e Anat Cohen, pianoforte e clarinetto:

 

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Faccio gli auguri a Tino Tracanna che oggi compie gli anni. Ho avuto il piacere di conoscerlo musicalmente una sera di tanti anni fa a Genova quando era membro del gruppo di Franco D'Andrea:

 

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Ottimo strumentista Tracanna, anch'io l'ho ascoltato per la prima volta con D'Andrea, (non dal vivo ma su disco). Un sassofonista dal solismo fantasioso ed anche energico. Nel brano che hai postato suonano tutti più "inquadrati", ma Tino in svariate occasioni non ha disdegnato il Free :)

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7 ore fa, Nitriero Cavalleone dice:

Ottimo strumentista Tracanna, anch'io l'ho ascoltato per la prima volta con D'Andrea, (non dal vivo ma su disco). Un sassofonista dal solismo fantasioso ed anche energico. Nel brano che hai postato suonano tutti più "inquadrati", ma Tino in svariate occasioni non ha disdegnato il Free :)

Sì, è vero. Tracanna è un sassofonista contemporaneo nell'accezione migliore del termine riferito appunto al jazz e , dunque come tale, aperto a più stilemi.

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Resto in Italia con un sassofonista dimenticato la cui esistenza è stata breve e purtroppo tormentata. Però quel suono così sfavillante e generoso nelle giornate migliori è indelebile nella memoria:

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L'indimenticabile Massimo Urbani...

 

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Due musicisti tanto validi quanto sfortunati, entrambi scomparsi troppo giovani. Sisti lo conosco meno, anche perché non ha inciso molto a quanto vedo, mentre di Urbani esistono una marea di live, non tutti veramente buoni in verità (va detto... sul suo nome si è speculato un po'). Chi lo ha conosciuto mi ha detto che adorava Naima e che Coltrane Live At The Village Vanguard Again! era un disco che amava particolarmente.

Cavolo se lo capisco...!

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53 minuti fa, Nitriero Cavalleone dice:

Due musicisti tanto validi quanto sfortunati, entrambi scomparsi troppo giovani. Sisti lo conosco meno, anche perché non ha inciso molto a quanto vedo, mentre di Urbani esistono una marea di live, non tutti veramente buoni in verità (va detto... sul suo nome si è speculato un po'). Chi lo ha conosciuto mi ha detto che adorava Naima e che Coltrane Live At The Village Vanguard Again! era un disco che amava particolarmente.

Cavolo se lo capisco...!

Sisti era venuto a suonare al mio paese, ma non andai ad ascoltarlo. Mi raccontarono qualcosa di lui e della sua esuberanza che spesso sfociava nella sregolatezza. Le poche incisioni disponibili sono per lo più in veste di ospite e quel brano postato da parte dell'unico album solista  uscito postumo nel 2004. Urbani incise ottime cose con Red Record mostrando una vena ed un eclettismo non comuni: resto basito tutte le volte che ascolto "Cherokee" con Beaver Harris ecc... Entrambi paiono accomunati da un'irresistibile vocazione a lasciarsi trasportare dall'istinto non solo nell'arte, ma anche nella vita. E sì il rammarico per non averli potuti godere più a lungo è grande dato il talento di cui erano provvisti.

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59 minuti fa, jazzofilo dice:

Sisti era venuto a suonare al mio paese, ma non andai ad ascoltarlo. Mi raccontarono qualcosa di lui e della sua esuberanza che spesso sfociava nella sregolatezza. Le poche incisioni disponibili sono per lo più in veste di ospite e quel brano postato da parte dell'unico album solista  uscito postumo nel 2004. Urbani incise ottime cose con Red Record mostrando una vena ed un eclettismo non comuni: resto basito tutte le volte che ascolto "Cherokee" con Beaver Harris ecc... Entrambi paiono accomunati da un'irresistibile vocazione a lasciarsi trasportare dall'istinto non solo nell'arte, ma anche nella vita. E sì il rammarico per non averli potuti godere più a lungo è grande dato il talento di cui erano provvisti.

Massimo Urbani era sostanzialmente un parkeriano/coltraniano come attitudine, un talento naturale dal fraseggio intenso ma anche spericolato, violento e disperato. Pur non avendo mai suonato free nel vero senso della parola (per capirci: non ebbe contatti diretti con la scuola radicale europea), era però molto attento alla scena della libera improvvisazione, sia quella americana storica, sia quella italiana contemporanea. Raccontò Mario Schiano in un libro-intervista che una volta, il giovanissimo Urbani suonò il campanello di casa sua e, quando Schiano aprì, si trovò davanti questo ragazzino con un biglietto da diecimila lire in mano: era andato direttamente da lui per acquistare un suo disco. Se non se ne fosse andato così presto, credo che avrebbe prodotto altra musica prodigiosa, e si sarebbero evitate tante uscite postume a suo nome (concerti e gigs in cui non era in forma) che non gli rendono propriamente giustizia...

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Il mio disco preferito di Massimo Urbani, affiancato da un altro grande e sfortunato talento: Luca Flores

 

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11 ore fa, Nitriero Cavalleone dice:

Massimo Urbani era sostanzialmente un parkeriano/coltraniano come attitudine, un talento naturale dal fraseggio intenso ma anche spericolato, violento e disperato. Pur non avendo mai suonato free nel vero senso della parola (per capirci: non ebbe contatti diretti con la scuola radicale europea), era però molto attento alla scena della libera improvvisazione, sia quella americana storica, sia quella italiana contemporanea. Raccontò Mario Schiano in un libro-intervista che una volta, il giovanissimo Urbani suonò il campanello di casa sua e, quando Schiano aprì, si trovò davanti questo ragazzino con un biglietto da diecimila lire in mano: era andato direttamente da lui per acquistare un suo disco. Se non se ne fosse andato così presto, credo che avrebbe prodotto altra musica prodigiosa, e si sarebbero evitate tante uscite postume a suo nome (concerti e gigs in cui non era in forma) che non gli rendono propriamente giustizia...

A proposito di album live ne ricordo uno in un bel negozio di Cuneo inciso ad un Cral dell'Inps! Non ebbi il coraggio di andare oltre.

Poi, per carità, può essere che fosse la sua incisione migliore dal vivo...

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Di Urbani mi piace moltissimo la sua performance nella fabbrica dismessa. In quella occasione si può cogliere la sua essenza di artista anarcoide.

Su Youtube c'è questa chicca proveniente dagli archivi RAI di Enrico Rava con Urbani, Stenson e i "jarrettiani" Danielsson e Christensen:

 

 

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Errore marchiano: non sono gli Steps Ahead, ma bensì gli Steps; essi sono più creativi e stimolanti e soprattutto sono acustici.

Da questo bell'album live inciso a Tokyo nel 1979; il brano è del grande Joe Henderson:

 

https://www.discogs.com/it/Steps-Smokin-In-The-Pit/release/3586525

 

 

 

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2 ore fa, Nitriero Cavalleone dice:

 

Stupendo come sempre e più misurato del solito il buon Art! :rolleyes:

Rilancio con Fats Waller:

 

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@jazzofilo: sì, quello che ho postato è in effetti un pezzo in cui Art ha messo in luce un tocco particolarmente romantico.
Bello anche il brano di Fats Waller, rutilante come d'abitudine :) i suoi pattern ai tasti bassi sono leggendari.
==========================================================================================

Ora mi ascolto un classico del re del blues pianistico: Leroy Carr. Altro personaggio degno di interesse.

 

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...e il grandissimo James P. Johnson, punto di riferimento dello stride piano:

 

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17 ore fa, Nitriero Cavalleone dice:

@jazzofilo: sì, quello che ho postato è in effetti un pezzo in cui Art ha messo in luce un tocco particolarmente romantico.
Bello anche il brano di Fats Waller, rutilante come d'abitudine :) i suoi pattern ai tasti bassi sono leggendari.
==========================================================================================

Ora mi ascolto un classico del re del blues pianistico: Leroy Carr. Altro personaggio degno di interesse.

 

Non mi è del tutto ignoto. :)

Conoscevo già qualcosa di lui e so che vi sono interessanti incisioni con il chitarrista Scrapper Blackwell durante il loro soggiorno ad Indianapolis.

Carr, purtroppo, ebbe vita breve: la nefrite se lo portò via nel '35; mentre Blackwell, poi riscoperto nell'ambito del Blues revival quando la sorte sembrò arridergli di nuovo, rimase ucciso nel corso di una rapina ad Indianapolis nel '62.

È bello riscoprire questi artisti, un po' pionieri che ci raccontano anche la vicenda delle migrazioni della comunità afroamericana verso le città industriali del nord est e del centro degli Stati Uniti .

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17 ore fa, Nitriero Cavalleone dice:

...e il grandissimo James P. Johnson, punto di riferimento dello stride piano:

 

Concordo. Ho un suo pezzo in una raccolta di Musica Jazz:

 

https://www.discogs.com/it/Various-Piano-Jazz/release/3912864

 

Anch'egli merita approfondimenti, data la sua importanza nella storia del jazz.

 

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Vado un po' in avanti rispetto a Johnson e propongo il grande Teddy Wilson:

 

 

 

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37 minuti fa, jazzofilo dice:

È bello riscoprire questi artisti, un po' pionieri che ci raccontano anche la vicenda delle migrazioni della comunità afroamericana verso le città industriali del nord est e del centro degli Stati Uniti .

Concordo pienamente. Anni fa ebbi una vera e propria folgorazione per il blues rurale del Delta, e riuscii a procurarmi un bel po' di dischi (rigorosamente LP in vinile, di gloriose etichette americane specializzate di una volta, come la Roots e la Biograph) con le incisioni complete di Charley Patton, Blind Lemon Jefferson, Blind Willie McTell... Roba da perdere la testa.

 

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Adoro questo stile chitarristico, un blues veramente campagnolo (country).

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Questo di Blind Lemon Jefferson è un pezzo che trovo meraviglioso.

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Ed ora, qualcosa di completamente diverso:

Un disco leggendario per la qualità dell'incisione. La scandinava Proprius è infatti una delle etichette di riferimento per gli appassionati di Hi-Fi (per capirci, quelli capaci di spendere 10.000 euri per una valvola)... supergruppo svedese con il vibrafono di Lars Erstrand sugli scudi, oltre a tutti gli altri solisti (Arne Domnérus suona da spavento). Pezzi del bel tempo che fu, resi in una veste assolutamente moderna (una Struttin' With Some Barbecue a dir poco fuori di testa... anche se la versione "antica" di Satchmo rimane insuperata ed insuperabile).

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Stasera mi spingo ancora più avanti con l'ascolto dell'Italian Instabile Orchestra in una delle incisioni più prestigiose: Skies Of Europe (ECM)

skies-of-europe.jpg

Non avevo mai tanto preso in considerazione questa formazione, temendo che fosse il solito scimmiottamento all'italiana di analoghi progetti americani o nordeuropei. Mi sbagliavo di grosso e faccio ammenda: questa musica è italiana, piena di melodia e fantasia italiana ed ha un suono che, ancorché ricco di spigolosità free (c'era anche il grande Mario Schiano...) si apre in squarci melodici tipicamente nostrani, con citazioni operistiche e bandistiche veramente piacevoli e spassose.

Bel disco anche questo, sì.

Italian+Instabile+Orchestra.png

@jazzofilo: sicuramente apprezzi, ricordo che avevi citato quest'orchestra tempo fa. :)

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