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Trovato 1 risultato

  1. Sokolov a Roma, 12 marzo 2014

    Ho ascoltato ieri Sokolov al Parco della Musica. Programma: Terza sonata e dieci mazurche di Chopin. Bis, di quasi un'ora, con improvvisi e momenti musicali di Schubert. Sokolov è uso a questi mega-bis, nessuno stupore. Era la prima volta che lo sentivo dal vivo, gli ascolti sul tubo mi avevano lasciato un po' perplesso. Non riuscivo a individuarne il carattere, la specificità, c'era un che di sfuggente nelle sue interpretazioni, e il suo suono non mi piaceva. E ti credo che non mi piaceva: deliberatamente - devo pensare, altrimenti è pazzo - Sokolov fa registrare il pianoforte in modo che suoni con un effetto scampanellante, che quasi sembra rendere "fesso", cioè incrinato, duplice, ogni singolo suono. Si sente oltretutto in modo fin troppo evidente la meccanica del martelletto sulle corde - a meno che il pazzo sia io a sentire questo particolare - con un curioso e fastidioso effetto di acciaccatura (non nel senso della decorazione, proprio nel senso comune di cosa acciaccata). Detto questo, dopo l'Allegro della Terza sonata durante il quale non ho fatto altro che pensare "ma come può non rendersi conto che il suono è orrendo" l'effetto scampanellante si è rivelato efficace nel bellissimo Largo, che è stato il primo vertice della serata. Ottimo il finale e poi, nelle mazurche, in particolare nella terza che ha eseguito: un incanto. Negli ultimi due bis, Sokolov si è come abbandonato ancora di più, la musica era diventata liquida, morbidissima, delicata come seta. Sicuramente un pianista fenomenale, sono ancora qui che medito sulla sua esecuzione, sulla profondità di certi passaggi, sul pensiero che ha portato a certe scelte. Una varietà di gamma, una naturalezza e dedizione assolute. Ma perché quel timbro così respingente? Vabbè, dubbi che contano poco di fronte alla grandezza dell'artista che ho ascoltato ieri.
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