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giordanoted

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    Io e pochi eletti
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  1. Cosa state ascoltando ? Anno 2017

    Mi compiaccio di questa febbriciattola bruckneriana. Proprio ora da Radio Classica (ex filodiffusione) trasmettono una Seconda diretta dal compianto Tate, una lettura quasi haydniana. Sulla sventagliata di novità segnalate non posso intervenire nel merito perché sono direttori che conosco troppo poco, e per niente in Bruckner. Dirò solo che Gielen l'ho sentito dal vivo, a Berlino, fare la Prima. Niente di trascendentale. Lettura cameristica, corretta.
  2. L'ultimo CD acquistato (musica classica)

    Ho acquistato l'Arte della fuga suonata da Koroliov.
  3. Letteratura

    Mi stai incuriosendo, forse lo prendo.
  4. Poesia

    Il mio debito verso di te, Luciano, si accresce. Grazie al tuo Marziale, ho ripreso il secondo volume degli Epigrammi, e ora, la sera, leggo dal libro decimo. Quella saggezza imperitura è un buon conforto, affinché le tenebre siano brevi.
  5. Cosa state ascoltando ? Anno 2017

    Adesso, siamo circa a metà del terzo atto, il canto di Seiffert è decisamente logorato. Peccato. Evidentemente anche l'età pesa.
  6. Cosa state ascoltando ? Anno 2017

    Sto ascoltando su Radio 3 la trasmissione del Tristano e Isotta dal regio di Torino. Dirige Noseda. Sono rimasto ad ascoltare - non avevo molta voglia del Tristano stasera - colpito dal bel timbro di Peter Seiffert, che interpreta Tristano. Ha qualcosa proprio nel timbro e forse nel modo di declamare che mi ricorda Max Lorenz. Consiglio agli appassionati wagneriani di sintonizzarsi all'ascolto.
  7. Poesia

    Forse involontariamente, caro Luciano, hai parlato di ricordo. Ecco io credo che un buon traduttore sia anche un cultore del ricordo, della memoria. È una delle prime qualità. Lui non solo capisce il testo originale, lo penetra, lo comprende e decifra, ma poi, deve anche ricordarlo. Con tutto l'intervento della sua cultura, della sua fantasia, della sua sensibilità che a quel ricordo si mescola, e col quale si impasta. Un traduttore che non ricorda mentre traduce, che semplicemente riporta da qua a là è un traduttore simultaneo, una figura che va bene per i convegni, le conferenze, quando ci sono oratori che parlano lingue diverse, ma non per la poesia e la letteratura.
  8. Poesia

    Ti ringrazio per la fiducia, non suffragata, per ora, da elementi di fatto. La traduzione è un mestiere molto affascinante, la pretesa di dire esattamente quel che il poeta disse, ma in altra lingua, inebriante. Per certi versi il traduttore si sente persino superiore all'autore, perché lo trasborda su un'altra lingua cui quello nemmeno pensava, lo duplica. È un poeta al quadrato. Ma io so che non ho il dono del traduttore. Il traduttore, il vero traduttore, è un artigiano, un operaio specializzato, un tecnico insuperabile. Non gli interessa nulla della gloria, e nemmeno, in fondo, della bellezza. A lui interessa solo fare un buon lavoro. Solo da poco, anche il traduttore è blandito, e viene considerato quasi un co-autore, ma credo che questa ennesima prova del narcisismo contemporaneo fallirà. Ora esistono premi per la migliore traduzione, fiere della vanità non meno di quelli riservati agli scrittori. Ma il traduttore si presta mal volentieri a queste lusinghe. In fondo, il traduttore è solo un lettore che racconta di nuovo la storia ai parlanti della sua lingua. Deve essere una spia molto affidabile, che riferisce precisamente il messaggio originale. Io credo di essere molto lontano da questo particolare talento, perché ho l'ambizione di essere lo spiato.
  9. Poesia

    Più letteraria della mia, più studiata, ma molto bella. Questo il mio parere, caro Luciano.
  10. Poesia

    «Jadis, si je me souviens bien, ma vie était un festin où s'ouvraient tous le coeurs, où tous les vines coulaient. Un soir, j'ai assis la Beauté sur mes genoux. - Et je l'ai trouvée amère. - Et je l'ai injuriée.» «In passato, se ricordo bene, la mia vita è stata un'orgia dove si aprivano tutti i cuori, dove tutti i vini fluivano. Una sera, ho lasciato che la Bellezza si sedesse sulle mie ginocchia. - E l'ho trovata amara. - E l'ho insultata.» A. Rimbaud, Une saison en enfer. (traduzioncina di GT)
  11. Cosa state ascoltando ? Anno 2017

    Ross sosteneva che sì era un clima diffuso, ma a suo dire in Bach la cosa è più blanda, sebbene presente.
  12. Cosa state ascoltando ? Anno 2017

    Ho letto a proposito del testo di Brockes alcune osservazioni critiche di Alex Ross, a proposito di una marcata vis antisemita. Devo dire che queste accuse ideologiche, a distanza di secoli, mi lasciano abbastanza perplesso.
  13. Cosa state ascoltando ? Anno 2017

    Nell'analisi di Manzoni mi sembra, però, che manchi una delle caratteristiche più riconoscibili di Schubert, e cioè l'uso tutt'affatto singolare delle progressioni, che è vero che è stato interpretato come un "faute de mieux" rispetto alla sua incapacità di sviluppo dei temi, riconducendosi così alla lettura di uno Schubert romantico soggettivo, incapace di costruzione oggettiva, ma sta di fatto che, questo espediente (prendiamo per buono che sia stato tale) diventa poi una caratteristica costruttiva che, secondo me, è proprio opposta alla Romantik di cui parla Manzoni. Da un lato si può cogliere un certo lato ossessivo - vicino alle progressioni di Caicovskij, per non parlare di Bruckner, che pure i temi li sapeva sviluppare, e allora perché vi ricorreva? - dall'altro un tentativo di uscire da quella "purezza soggettiva" che solitamente si esprime tutta in un motivo, in un tema, e non può essere sostenibilmente diluita in progressioni e modulazioni che sembrano vagare nel buio. Insomma, la lettura di Manzoni mi sembra un po' troppo storicistica, nel voler trovare in Schubert la personificazione del romantico squisito, dopo l'ancora inclassificabile Beethoven. Le prime sinfonie mi piacciono molto. Soprattutto la Terza. p.s. La mia personale forse risibile teoria è che lo "sviluppo" è frutto di un momento in cui la tonalità è ancora fresca, salda, teoricamente sicura. Quando cominciò a subire le tentazioni sempre più forti del cromatismo - e questo è vero già nell'ultimo Beethoven - lo sviluppo perde il suo ubi consistam, il suo appoggio, per la semplice ragione che il cromatismo assorbe in sé le tensioni (tonali, diatoniche) dello sviluppo. Dopo Schubert, Brahms, è vero, fu un maestro dello sviluppo, e forse proprio per questo lo percepiamo come un compositore più "tonale" rispetto ai suoi contemporanei. Paradossalmente lo "sviluppo" ritorna con il metodo di Schoenberg, che appunto dà di nuovo un ubi consistam: la serie.
  14. Cosa state ascoltando ? Anno 2017

    A tutti i non pochi belliniani del forum.
  15. Cosa state ascoltando ? Anno 2017

    Eh, ma dicci perché, se ti va.
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