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Pinkerton

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Su Pinkerton

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    Io e pochi eletti
  • Compleanno 27/08/1952

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  • Sesso
    Maschio
  • Luogo
    Travagliato ( Bs)
  • Interessi
    opera lirica, poesia e altre cose di cui non so il nome

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  1. Calcio

    Divertentissima la lettera al pelato! Quella volta Galliani ha fatto un bel pasticcio! Io invece ti mando un altro pasticcino della premiata pasticceria Pirlo-Jankulovski in cui Superandrea fa un lancio millimetrico di 40 metri e Jankulovski è bravo a incrociare al volo ma lo può fare perché il pallone è trattabilissimo, "neutro", senza effetto. Questa era una caratteristica straordinaria dei lanci di Pirlo, lanci che oltre ad essere precisi e a tempo, garantivano la assoluta gestibilità del pallone.
  2. Calcio

    Una delle cose più grandiose inventate da Pirlo in carriera, Maddalena, è il passaggio fatto a Jankulovski nella partita con l'Ascoli del 2008. Pirlo fa un lancio di trenta metri mentre Jankulovski sta correndo verso l'area avversaria. Se guardi bene al rallentatore il filmato, tutti i giocatori (e sono molti), compagni e avversari (compreso il portiere), sono presi in contropiede e sbilanciati dal suo lancio: l'unico che arriva perfettamente coordinato sul pallone è proprio il giocatore a cui il passaggio era destinato. Per quei due magici secondi è stato come se in campo ci fossero stati solo loro due. Dopo il gol, Jankulovski fa dei segni di ammirazione verso il compagno, sbalordito lui stesso da cosa è riuscito a fare il grande Andrea. Questo Maddalena non è calcio. E' puro genio.
  3. Poesia

    Saggia decisione, Zeit, rinunciare al doppio dativo ( pleonastico) e all'anastrofe finale ( elegante finché vuoi ma ulteriormente frenante la speditezza dell'eloquio poetico) in una strofa già piuttosto complicata, gravata com'è da ben tre incidentali : ( 1)"-il pane amaro ho mangiato-") 2) " malgrado il divieto" 3) "ancora vivente"). Detto ciò, va da sé che il signor Zeitnote e' invitato e atteso a nuovi cimenti in qualità di traduttore.
  4. Poesia

    Un poeta italiano contemporaneo di una certa fama, Eugenio de Signoribus, come sempre mal valutato dalla più parte della critica e genericamente sopravvalutato. In una produzione discretamente vasta, dominata da un linguaggio ridondante di metafore non sempre felici, si ravvisa, qua e là, qualche buona scelta lessicale, qualche apprezzabile verbalizzazione concettuale, qualche immagine a fuoco, qualche nitida soluzione verbale. Qui sotto una delle sue cose migliori. Congedo ora devo deviarti lingua di nostalgia lingua di lunga scia ancora un lusso è amarti coro dell’anteprima nel chiuso del sipario nell’atro ventre strina l’opera del sudario ora vado dove sosta la gente detta attiva la mente che si sposta dall’opera passiva Eugenio De Signoribus Tre quartine di settenari a schema ABBA,CDCD,EFEF, anaforici i distici centrali (2° e 3° verso), dei quali il terzo a rima interna. Bella cantilena col solo difetto della rinuncia, immagino per pudico vezzo di modernità, all’apocope sulla prima parola del primo verso della quartina finale, verso che così risulta un ottonario ( oggi dell'euritmia,chi se ne frega?). Meno ridondante e convoluto, rispetto all’abituale, il “melange” metaforico e apprezzabile altresì la sintetica, stringata evidenza, di alcune soluzioni verbali, se pur per esprimere concettualizzazioni vaghe, generiche e indirette, frequenti e caratteristiche nel poetare di De Signoribus.
  5. Poesia

    Non so il tedesco Zeit, ma la traduzione in italiano gira bene. Solo gli ultimi due versi fanno incespicare la lettura, si capiscono poco, vanno letti e riletti.
  6. Cosa state ascoltando?

    Grazie Rock. In controdedica, sempre da quell'album, quella che forse è il miglior esempio del virtuosismo vocale di Mercury, il suo straordinario senso del "legato", la sua straordinaria capacità di "piegare la nota", di variare "in continuo", nella stessa nota, intensità, vibrazione, ritmo e colore.
  7. Esecuzioni vocali di riferimento

    Io da parte mia, muzikant, trovo ragguardevole la prestazione della Damrau. Sul piano scenico è travolgente, agitatissima nella gestualità e alquanto esplicita nella mimica, forse fin troppo marcata. A simili doti attoriali fa riscontro una voce gelida e scandita, forse un poco asciutta e vetrigna, ma mordente, tagliente, imperiosa, carica di tensione, capace di sostenere una linea di canto omogenea e ritmicamente coesa. il timbro, se si esclude qualche nota "lunga" lievemente sfocata nella chiusa, è sempre integro, i picchettati a volte esili ma sempre nitidi e precisi, le agilità ben governate. Nell'insieme, ripeto, un'esecuzione da ricordare.
  8. Calcio

    Ventura non ha colpe, Maddalena, e neppure i ragazzi, che ieri hanno dato l'anima, nessuno escluso. Doveva andare così.
  9. Il vostro prossimo acquisto musicale

    Anche se e' un mezzosoprano chiaro, la Antonacci ha qualche difficolta' in acuto anche come mezzosoprano. In ogni caso, certi "atout" acuti, decisi e scoperti, che Fanciulla prevede le sono preclusi.
  10. Il vostro prossimo acquisto musicale

    Hai ragione giobar. Minnie, al di la' delle sdolcinatezze di facciata e del clima vagamente bozzettistico "Golden West" dell'opera, ha una volontà di ferro e crede fermamente, come lo credono molte donne innamorate, nella sua capacità redentrice. D'altra parte, unica donna in un mondo di soli uomini e di uomini soli, e' ben esercitata a svolgere un simile ruolo. Quanto agli esempi che citi, ho capito il concetto ma dissento: la Antonacci e' una mezzosoprano e la Hannigan è troppo eccentrica, sia per temperamento che per assetto vocale, per cantare un Puccini che, per quanto avanguardistico, e' pur sempre Puccini, ossia un sostanziale melodista fautore convinto della poetica del "grande dolore in piccole anime".
  11. Il vostro prossimo acquisto musicale

    Non dubitavo, Giobar, che questa registrazione ti sarebbe piaciuta.Tutto il nucleo patetico-drammatico dell'opera sta nel lungo duetto Minnie-Johnson del II Atto. Il quid drammatico è strano e attraente, di fatto è un equivoco, e consiste nella reciproca convinzione dei due innamorati di essere indegni dell'altro. La Steber e Del Monaco entrano bene nei personaggi ma straordinariamente partecipe e affettuoso appare Mitropoulos, che li accompagna e li assiste in questo loro primo approccio amoroso con eccezionale intensità e resa del singolare clima psicologico:
  12. Le Nozze di Figaro: ottant'anni di storia in disco

    Concordo con Superwittel, della stirpe dei Supereroi ( Come Batman, Superman, l'Uomo Ragno, ecc:). Tajo è un basso comico fra i maggiori del '900. Qui in una recita del S.Carlo del '54. Fervido, facondo, allusivo senza mai essere becero e volgare, dal fraseggio incisivo e variatissimo, sapido e pungente eppure leggero ( nel recitativo si odono passaggi di canto a fior di labbro di ottima fattura): tutto molto espressivo ma ben equilibrato, niente sopra le righe, mai una pesantezza, mai una sguaiatezza. Vocalmente poi è una meraviglia: il timbro sempre pieno e brillante, udibilissimo a tutte le intensità e per tutti i coloriti vocali. Superba, infine, la dizione, chiarissima , perfetta nell'articolazione, scandita eppure fluida e duttile ( basti ascoltare, a 2:38, come sbroglia agevolmente la matassa della stretta " maestre d'inganni, amiche d'affanni ....." , laddove tanti bassi, anche famosi, risultavano precipitosi e ingarbugliati). Così si canta! Meritatissima quindi l'ovazione che il pubblico napoletano gli tributa.
  13. Letteratura

    Anche per me Scanzi scrive male: troppi simboli e tropi azzardati, troppi termini specifici,troppo sale e troppo pepe, troppo condimento, insomma troppa roba. Tutto buttato li', all'ammasso, per stupire e confondere, senza una linea, uno stacco, una parvenza di rigore. Una prosa squilibrata, logorroica e intellettualoide.
  14. Le Nozze di Figaro: ottant'anni di storia in disco

    Pinza, Wittel, nel '46 era declinante: tu parli di voce smagrita ed io aggiungerei anche lievemente stimbrata nelle note piene, specie in acuto. I fiati poi si sono acciorciati. Ma la dizione è ancora superba, chiarissima, nitida e scandita:
  15. Letteratura

    Fernando Pessoa, Zeit, fu un poeta-filosofo a differenza di Leopardi che fu un filosofo- poeta ( in entrambe le definizioni la prima parola indica l'attitudine abituale e la seconda l'eccezione geniale). Riservato e , in cuor suo, orgogliosamente aristocratico, visse, come uomo, una vita anonima e alcolica (quindi una vita del tutto supina e ordinaria), rintanandosi quotidianamente in un bel caffe' liberty del centro di Lisbona ( io ci sono stato) a tradurre testi inglesi e a buttar giu' le sue sensazioni e le sue meditazioni. Come artista fu un solipsista integrale, un orso incorreggibile e incorruttibile, e fece della solitudine il suo habitat, la sua cattedrale artistica, la sua fede, il solo baluardo di liberta' riconosciuto come possibile, giungendo ripetutamente a dialogare con un se' eteronimico. Del poeta autentico gli mancavano sia la grazia linguistica che una buona tecnica compositiva, del vero filosofo sia il metodo ordinato che l'autoreferenziale ambizione. Fu un onesto aforista, tutto preso a descrivere stesso.
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