Pinkerton

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Su Pinkerton

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    Io e pochi eletti
  • Compleanno 27/08/1952

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    Maschio
  • Luogo
    Travagliato ( Bs)
  • Interessi
    opera lirica, poesia e altre cose di cui non so il nome

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  1. Che bella dedica Super! Di questa antologia rossiniana in forma di pantomima musicale, restano impressi il clima scherzoso e festaiolo, la direzione elettrica e scanditissima di Abbado e lo stato di grazia di Madame Horne che nella "Canzonetta spagnuola" fa cose quasi impossibili nel registro medio-grave ed è di assoluto riferimento.
  2. Piave letterariamente non valeva certo un Da Ponte, un Romani, ma neppure la coppia Illica-Giacosa. Aveva però uno spiccato senso del ritmo narrativo oltre che della parola, teatrale e iperbolica, del melodramma. In ciò era in perfetta sintonia con Verdi.
  3. Tosca era un ruolo particolarmente congeniale alla Caballé e il giovane e baldanzoso Carreras, che disponeva di una voce bellissima, giovanile e spontanea, era per lei il partner ideale. Come giustamente osserva Ives, i due hanno una forte "carica sexy" e, facendo leva sul timbro caldo e sull'accentazione appassionata, creano un vero e proprio clima erotico, voluttuoso e suggestivo. La Caballé, come detto, si mantiene sempre su un livello vocale di alta scuola mentre Carreras spesso sconfina nel canto a squarciagola; nondimeno la larghezza di scansione e l'impetuoso abbandono di certe frasi restano nella memoria. Così è per la lunga frase "Qual occhio al mondo" (0,10-1:20) qui ripresa da un live londinese degli anni '70:
  4. Di questa Tosca della Philips, Ives, il duetto d'amore del I° Atto e' una delle pagine piu' riuscite. Davis e' ottimo nel sostenere con leggerezza due voci liriche, dal timbro prezioso e delicato e due artisti pronti ad assecondare di buon grado la languida passionalita' della musica pucciniana. Carreras a dire il vero limita la dinamica e i colori vocali al minimo sindacale e insiste su un mezzoforte che qua e la' rasenta la forzatura, ma la voce nel '75 era ancora integra e il suo slancio appassionato appare genuino. Su tutti pero' campeggia Montserrat Caballe', dall'emissione sempre levigata (a parte una lieve asprezza in qualche puntatura acuta), che esibisce una dinamica estremamente varia e un'agogica sorvegliatissima e sempre appropriata. Non c'e' frase, anzi non c'e' parola che la grande soprano spagnola non moduli e non accenti superbamente, alleggerendo o rinforzando, stringendo o indugiando, schiarendo o scurendo sempre con gusto e con la dovuta carica espressiva. Il "legato" poi e' di alta classe e l'enfasi di qualche ampio portamento ascendente o discendente (di tebaldiana memoria ), in un simile contesto marcatamente sensuale, tutto sommato non guasta.
  5. Alle giuste osservazioni di Ives su tenore e soprano, aggiungerei che entrambi hanno un timbro poco congeniale alla sensualità di Floria Tosca e del suo bel cavaliere pittore. Un timbro per entrambi bello e nitido ( nel caso di Aragall marcatamente metallico) ma sostanzialmente freddo. A ciò si aggiunga l'atteggiamento interpretativo che se nel caso della Te Kanawa è incongruo al personaggio, nel caso di Aragall è quasi sempre latitante. L'orchestra di Solti infine, anch'essa peraltro brillante e nitidissima, è un pesce fuor d'acqua e, forse anche per colpa di due protagonisti così poco coinvolti e coinvolgenti, perde quasi sempre il filo, procedendo per brevi illuminazioni melodiche (è pur sempre Puccini!...) e lunghi momenti di inerzia. Tutto ciò si evince facilmente ascoltando il duetto del I° Atto ,in cui la Te Kanawa mette subito il suo suggello interpretativo con un "Mario! Mario! Mario!" cantato con voce leggera e adolescenziale, da "angelica educanda", e con un tono quasi spensierato, ben lontano da quell'allarmata precipitazione che dovrebbe avere una donna passionale e gelosa quando cerca e chiama il suo amato.
  6. XLIII
  7. Anche in questo senso, per la sua "italianità" sostanzialmente indipendente, oltre che per le finezze di orchestrazione, Salviucci mi ricorda a tratti il Puccini di Tabarro e di Fanciulla del West:
  8. Mozart è Mozart, è un fuori categoria, è un miracolo dell'omnia munda mundis. Ma la musica, Maddalena, tutta la musica, non è forse una lingua prebabelica?
  9. Io, Ammiraglio, di musica del Novecento ( e non solo) non ci capisco molto, ma questo mi pare tosto. I tre pezzi che hai postato ( specie l'Alcesti e la Serenata per nove strumenti) mi sembrano ottimi specie per l'eccellente orchestrazione.
  10. Grazie Super. Dedica graditissima. Io credo che se un giorno dovessi incontrare un marziano, un extraterrestre, e lui mi chiedesse se sulla terra ci sono la felicità e la gioia di vivere, credo che gli farei vedere e ascoltare questo video. In controdedica un altro live rossiniano d.o.c..
  11. Bel lavoro croma! Il primo verso inciampa un po' sulla prima tonica che e' anticipata di una sillaba ( io avrei fatto "Di sotto all'ala d'imperial gallina"), ma tutto il resto e' ottimo. L'undicesimo verso poi e' ragguardevole per ricercatezza musicale. Cosi' si scrive un sonetto satirico (diglielo a Bianchini). Chapeau!
  12. Anche nel passo paolino, Zeit, il nucleo ermeneutico e' linguistico, la chiave di volta sta nella lingua, in ispecie nell'ortografia. La parola "legge" compare tre volte, le prime due in maiuscola e la terza in minuscola. E , me lo devi ammettere, Zeit, tra "Legge" e "legge" c'e' una bella differenza.
  13. Lo stratagemma ( uno dei tanti) di Ulisse che gli salva la vita di fronte ai fortissimi Ciclopi e' una metafora evoluzionistica, la quintessenza della strategia mimetica, applicata alla vita umana di relazione. Come fa il camaleonte a salvarsi? Cambiando colore della pelle, cioe' perdendo la sua identificabilita', facendo in modo di non essere riconosciuto e quindi aggredito. E come puo' fare l'uomo, la cui "pelle" sono le parole, la fama, a mettersi al riparo dal giudizio, dalla persecuzione, dall'odio, dalla ferocia, dalla stupidità', dalla insensata aggressivita' di altri uomini? Rinunciando alla propria identita', al nome con cui viene identificato, diventando "nessuno", cioe' assumendo un nome-non nome, un nome che si autonega e si annulla, un nome che impedisce, per questioni sintattiche e semantiche, cioe' linguistiche, qualsiasi riferimento a una storia personale, a una fama, qualsiasi riconducibilita' a un corpo, a una persona. "Stat rosa pristina in nomine, nomina nuda tenemus". Chiamare se stessi "nessuno", come fai tu Maddalena, e' un atto di grande umilta' ma ancor piu' una fiera rivendicazione al diritto di essere liberi e amati per quello che si e' e non per quello che si e' creduti. ( Per ulteriori approfondimenti sulla questione, Maddalena, puoi rivolgerti al nostro filosofo Zeit).
  14. Carreras, caro dottore, usuro' la voce per limiti tecnici ben precisi (su tutti uno sgangherato, avventuroso passaggio di registro) ma anche perche' volle, per motivi intuibili, cantare ruoli troppo "spinti", nel senso che richiedevano un peso vocale che lui, di natura, non aveva. Non e' solo e forse non e' nemmeno principalmente questione di acuti. Se tu guardi cosa cantava nei primi anni di carriera scoprirai che cantava opere piuttosto acute ( Rigoletto, Boheme, Butterfly,Don Carlo) ma adatte a una voce da lirico puro. Insomma, una cosa e' cantare Rodolfo o Pinkerton, un'altra e' cantare Chenier, Sansone o Calaf.
  15. C'e' una purezza di cuore nel Cantico di Francesco che va oltre il dato testuale della Laude. Il Cantico delle Creature e' uno di quei miracoli letterari, di quei paragoni assoluti che portano dentro di se' una virtu', una sacralita' che travalicano i significati e la funzione del testo e delle quali il testo e' urna e ornamento. Grazie noone, e' la piu' bella dedica che potevi farmi.