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  1. Franz LISZT Rapsodie ungheresi n. 1-6 Royal Phlharmonic Orchestra Hermann Scherchen Sono tornato diverse volte, nelle ultime settimane, su questa registrazione del 1954 perché è un'interpretazione affascinante e geniale. Scherchen non legge le rapsodie come saggi di belluino virtuosismo sinfonico e sgargianti cavalcate orchestrali, come spesso si fa. Sfilaccia il discorso con un fraseggio spezzettato e davvero rapsodico, enfatizza i momenti cameristici e solistici, gli effetti sonori graffianti e allucinati di taglio squisitamente novecentesco, isola e valorizza i timbri dei singoli strumenti senza affogarli nella melassa romantica "anima e core", mette l'accento sulle pause eloquenti che costellano lo sviluppo dei pezzi. L'orchestra londinese segue il direttore in modo magnifico tirando fuori un suono acido, a volte quasi sgradevole nella sua ruvida espressività. Ne viene fuori un Liszt di sconcertante modernità, che trova un riscontro nell'incisione delle rapsodie che, quasi vent'anni dopo, fece Roberto Szidon al pianoforte, anche lui artefice di una lettura controcorrente per la scomposizione quasi cubista e allucinata, pensando al 900, delle partiture.
  2. Gustav MAHLER Kindertotenlieder Lucretia West, contralto Orchestra dell'Opera di stato di Vienna Hermann Scherchen
  3. Che non ci sia la convenienza economica è certo nella stragrande maggioranza dei casi. Una volta esaurite le copie del primo o del secondo stampaggio-confezionamento, si ristampa solo se la cosa conviene. Le cause diverse di eliminazione dal catalogo sono residuali e attengono per lo più al veto dell'interprete (Krystian Zimerman, per esempio, si è sempre opposto alla ristampa da parte della DG del suo giovanile disco mozartiano) o a questioni contrattuali o di diritti. E infatti io non ne facevo un discorso economico perché capisco le ragioni delle aziende. Ma non è nemmeno un'esigenza filantropica: l'etichetta e l'interprete certamente guadagnerebbero in immagine nel tenere in catalogo un prodotto che, sebbene non più vendibile come oggetto fisico preconfezionato, potesse essere reso disponibile altrimenti. Ovvio che non ci sarà un gran guadagno da qualche download o da qualche ristampa on-demand, ma il profilo culturale e di immagine dell'etichetta se ne avvantaggerebbe di molto. Un po' come quegli alberghi che mettono a disposizione il servizio di sartoria: alla fine il sarto non lo richiede nessuno e per non farlo stare con le mani in mano gli fanno rammendare le tende, ma l'albergo può vantarsi di poter offrire un servizio in più. Sinceramente, non capisco perché il servizio di download che consenta di mantenere in catalogo tutti i prodotti non sia usato in modo generalizzato nel sistema editoriale. Tutti si lamentano, per esempio, della brevissima vita media dei libri e su questa storia si è persino creata la fortuna di servizi come la "Caccia al libro" della trasmissione radiofonica Fahrenheit: sarebbe un costo irrisorio per le case editrici lasciare disponibile la versione ebook.
  4. Maurice RAVEL Shéhérazade - ouverture de féerie New York Philharmonic Orchestra Pierre Boulez
  5. Tutto vero e tutto ragionevole. Sto però cercando di ampliare il discorso. Tu (casa discografica o rivista specializzata che produce in proprio registrazioni di qualità eccellente) realizzi un disco innovativo, una prima mondiale (ad es. i Capricci di Malipiero della CPO o la Selva di Monteverdi di Amadeus, che fu la prima edizione integrale di quella poderosa raccolta), addirittura con interpreti formidabili (è il caso dei dischi di Gini e Brunello pubblicati da Amadeus) e addirittura sai che sul mercato non ci sono alternative e che dunque quella tua incisione sarà per tutti un paradigma (v. Malipiero-CPO, ma anche alcune delle produzioni di Amadeus ora indisponibili): in sintesi, ti fai un c*** grande così e poi non solo mandi in esaurimento le copie a magazzino, ma non ti preoccupi nemmeno di lasciare comunque disponibile in altro modo quell'incisione su cui hai tanto investito, ad esempio con una stampa a richiesta (come fa Arkivmusic per un po' di dischi ottenendo la licenza dalle varie etichette) o con una banale vendita del file (che ha risvolti organizzativi pressoché nulli). Questo è sperpero, insipienza, sciatteria. Io capisco che, in una esclusiva ottica commerciale si possa dire: le vendite non vanno più, le scorte sono esaurite, non c'è un'opportunità economica per una ristampa. Ma perché non dimostrarsi collaborativi verso l'utenza con modalità alternative che permettano comunque la conoscenza dell'incisione, senza sopportare spese ma anzi lucrando quel minimo di compenso che potrebbe venire dai download a pagamento o dalle ristampe a richiesta?
  6. Ma CPO è un'etichetta generalista, che pubblica musica barocca, classica, romantica, novecentesca e anche un po' d'avanguardia. E per un Malipiero che inspiegabilmente rende indisponibile, mette in catalogo i concerti per piano dello stesso autore...
  7. Più che su prossimi acquisti, su problemi di acquistabilità e di distorsioni del mercato discografico. Ma non mi sembrava opportuno aprire un nuovo topic. A margine di uno scambio intercorso,anche in privato, con @Alucard, sulla indisponibilità della bellissima incisione della Selva morale e spirituale realizzata dalla rivista Amadeus nel 1993, ho appena inviato proprio ad Amadeus questa mail: Buongiorno, ho appreso da un amico, che vi ha contattato via Facebook e che, come me, è appassionato di musica sei-settecentesca, che non è prevista la ripubblicazione e dunque la messa in vendita come arretrato della bellissima edizione della Selva morale e spirituale di Monteverdi diretta da Roberto Gini, che Amadeus realizzò nel 1993. La notizia mi ha sorpreso perché si tratta di una incisione di altissimo valore e mai transitata – salvo errore – nel circuito discografico normale. Mi chiedo perché, dopo un investimento economico e culturale così importante, si decida di lasciare tale incisione nell'oblio, alla mercé dei cacciatori di rarità su E-bay o, peggio, di chi la può diffondere illegalmente in rete, con verosimile danno anche per gli interpreti, che non possono contare sulla circolazione ufficiale di un disco che darebbe loro gran lustro. Noto che, purtroppo, anche altre importanti produzioni originali di Amadeus, mai transitate nel circuito discografico ordinario, non figurano nel vostro shop on-line. Cito a caso, fra le cose che più mi hanno impressionato negli anni, l'Estro armonico di Vivaldi sempre con Gini, La Foresta incantata di Geminiani, i concerti per violoncello di Boccherini con Brunello, le suites di Bach sempre con Brunello. Anche per queste – e altre – bellissime incisioni non è prevista una chance di ripubblicazione? E se ripubblicare i dischi fisici, una volta esaurite le scorte di magazzino, fosse antieconomico e non fosse praticabile la ristampa a richiesta (come peraltro fanno, senza problemi, diversi siti), perchè non prevedere una vendita con semplice download dei files, come è ormai possibile per quasi tutti i dischi sul mercato in apposite piattaforme anche delle stesse case discografiche? Vi sarò grato per una risposta argomentata che mi faccia capire quale interesse abbia una rivista prestigiosa che produce cultura a far cadere nell'oblio e a lasciare indisponibili i frutti di un pregevole impegno pluriennale. E' evidente che quanto succede in casa Amadeus si ripropone, con minime varianti, anche nella case discografiche. Molte incisioni escono di catalogo dopo tempi non lunghi e rimangono in circolazione soltanto fondi di magazzino o copie usate che via via assumono prezzi improponibili. Mi chiedo che cosa costerebbe - forse nulla - lasciare la possibilità di acquistarle mediante semplice download del file, al di là dei casi - abbastanza rari - in cui sia l'interprete a esigere il ritiro del disco dalla circolazione. Anche etichette che perseguono l'allargamento a dismisura del panorama discografico, come la CPO, improvvisamente eliminano dal catalogo le loro stesse produzioni e le rendono del tutto indisponibili. Segnalò anni fa Wittelsbach che, a una sua esplicita richiesta, proprio la CPO gli aveva comunicato che non avevano alcuna intenzione di ripubblicare l'incisione dei Capricci di Callot di Malipiero, che pure era un unicum nel mercato discografico mondiale.
  8. Forse è proprio questo " di più" che conferisce un tono un po' ingeneroso e occhiuto a certi giudizi, anteponendo questioni tecniche e sfumature - importanti, non lo nego - al profilo complessivo della resa artistica, che è quello cui invece l'ascoltatore medio o anche l'appassionato smaliziato è più attento. La metafora del pianista e del pianoforte mi porta a ricordare che Sviatoslav Richter fu capace di fornire esecuzioni passate alla storia dell'interpretazione pianistica anche utilizzando pianoforti scordati e di qualità scadente e che lo stesso Richter, negli anni tristi del suo decadimento fisico, riusciva comunque ad offrire letture geniali malgrado note false e inceppamenti vari. Certo, non invoco la benevolenza a priori nei confronti di dilettanti e analfabeti musicali allo sbaraglio, ma mi sento di condividere il commento di zeitnote quando si è davanti a interpreti che, per giudizio abbastanza diffuso, non hanno usurpato la loro fama ancorchè manifestino, a volte, qualche defaillance tecnica.
  9. Diciamo che ha una certa versatilità nelle tamarrate...
  10. E meno male che il protagonista non era Cencic, perché le sue copertine in genere sono ancora peggio
  11. Pensa che a me li fa scoppiare il solo vedere in copertina mascellone Jarousski col mento proteso in avanti e gli occhi al cielo coperto di piume...
  12. Apprezzo molto questo CD, che peraltro possiedo da parecchi anni. I dischi degli Hagen nei loro anni giovanili sono favolosi per la freschezza e l'entusiasmo incontenibile delle loro letture.
  13. Franz LISZT Rapsodie ungheresi n. 3, 4, 5, 6 Royal Philharmonic Orchestra Hermann Scherchen
  14. Ludwig van BEETHOVEN Sonata per pianoforte n. 3 in do maggiore op. 2 n. 3 Hans Richter-Haaser
  15. ...tornando al caso Moretti. Mi hanno segnalato poco fa il profilo Facebook del pianista svizzero Marc Pantillon, il cui disco brahmsiano è stato copiato da Moretti. Sono strabilianti la signorilità e l'ironia sottile con cui egli commenta la vicenda e risponde agli interlocutori. Chapeau!