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nachtigall

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  1. Letteratura

    Il mio era un discorso generale, suscitato da quel poco che ho letto nei commenti precedenti. Non conosco Blanchot abbastanza quindi non dico nulla, io pensavo piuttosto a personaggi ben più celebri, sopratutto in filosofia, e in generale a quel modo orribile di confondere le parole e i discorsi vaghi con gli argomenti seri, insomma quella filosofia irrazionale e anti-intellettuale che in Francia ha origine con Bergson. Ognuno poi ha le sua antipatie, io ne ho poche, una è quella verso i discorsi che vogliono suonare intellettuali e non lo sono.
  2. Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Ultrasone pro 750
  3. Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    No erano tedesche!
  4. Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Schubert Lieder Moore, Fischer Dieskau Proseguo con l'ascolto dalla celebre integrale e vorrei aggiustare un po' il tiro su Fischer Dieskau perché la scorsa volta avevo scritto che secondo me cantava molto male. Non è vero, era solo che avevo delle cuffie orribili, ora ne ho comprate delle altre molto migliori (quelle prima erano monitor)e mi sembra una musica completamente diversa, e l'interpretazione quasi perfetta.Mi ha fatto riflettere su quanto poco ci si soffermi solitamente a considerare il mezzo con cui si ascolta e come ciò che si sente non necessariamente corrisponda all'interpretazione effettiva.
  5. Letteratura

    Visto che si litiga sugli intellettuali francesi posso dire la mia opinione? La Francia è sempre stato un paese spaccato a metà, con da una parte una classe di intellettuali di primissimo livello da almeno quattro secoli, che si occupano di cose serie dove serve veramente un gergo tecnico, poi ci sono gli pseudo-intellettuali con la sigaretta e le labbra a culetto che hanno fatto della chiacchiera e del vuoto assoluto uno stile di vita. C'è chi l'ha definito un "merchandise", e secondo me non a torto. Il problema è che l'hanno diffuso anche altrove. PS: sentire un po' di campane diverse fa bene,dai.
  6. Anton Bruckner

    Non penso. Ho karajan, i già citati celibidche, blomstedt e ora che ricordo harnoncourt. Anche quest'ultimo restituisce un'interpretazione unica in ogni sinfonia che ha inciso, che probabilmente potrebbe deludere qualche bruckneriano con un certo tipo di aspettative. Comunque è una mia impressione ma quel primo movimento non mi sembra riuscito. Dopo l'introduzione in crescendo subentra il tema senza una scrittura solida, con i timpani, poi gli archi nel registro grave quasi impercettibili, su un pedale dei corni e con un'altra entrata dei timpani, insomma mi sembra scritto male. Sia chiaro, io adoro bruckner, ma alcune cose nella quarta mi sembrano un po' buttate lì.
  7. Anton Bruckner

    Diciamo che quell'integrale l'ho ascoltata ma non la possiedo materialmente Sicuramente è vero per quanto riguarda le cose scritte dagli intellettuali post-modernisti e sono sicuro che la cosa deve essere sembrata molto giusta a tutti coloro che si sono iscritti a questa strana dottrina, voglio dire chi non sottoscriverebbe una dottrina dove si è sempre nel giusto? Questo ovviamente non centra con Bruckner. Invece volevo dire a proposito della terza sinfonia che Blomstedt utilizza la versione originale, che mi convince molto di più. E' più vicina alle prime due come stile, in particolare ci sono alcune soluzioni timbriche che sembrano già proiettate verso alcune allucinazioni espressioniste, e l'influenza di beethoven è molto maggiore rispetto a quello che sarà poi lo stile maturo, imponente, organistico dei lavori successivi ( e che si trova per la prima volta proprio nella terza che si esegue solitamente). Mentre la quarta non so perché ma non mi ha mai convinto molto. La trovo la sinfonia più debole, quella meno compatta, sopratutto a causa del primo movimento che trovo nel complesso poco riuscito. L'orchestrazione del tema principale nel suo poderoso ingresso è gestita abbastanza male, i timpani e i contrabbassi coprono praticamente tre quarti dell'orchestra e in generale non ritrovo quella complessità polifonica delle altre sinfonie, molte volte ci sono solo andamenti paralleli dei vari strumenti. Non so, nelle varie versioni che ho ascoltato non mi ha mai convinto del tutto.
  8. Anton Bruckner

    Io non sono un esperto delle varie interpretazioni delle sinfonie di Bruckner però ho molto apprezzato l'integrale di Blomstedt. Offre una lettura molto dinamica , con tempi rapidi, sopratutto nelle prime sinfonie. Gli archi sono sottili e taglienti, insomma non si ritrova il turgore tipico di altre registrazioni e allo stesso modo i pedali e i corali non sono mai marcati ma al contrario appena accennati.Il comparto degli ottoni è spesso sfumato così da non sovrastare sui legni e gli archi. Una lettura quindi molto trasparente ed "alleggerita" che mi ha convinto. A tal proposito è difficile pensare a come Bruckner pensasse veramente la sua musica, probabilmente non lo sapeva neanche lui. A me piacciono anche letture alla Celibidache però Blomstedt sottolinea quel dinamismo, quella follia visionaria che credo si adatti molto alla musica bruckneriana.
  9. Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Strauss Sinfonia delle Alpi Karajan con i berliner. Ho visto che questo pezzo molti lo considerano un capolavoro, altri un pezzo della peggiore retorica. Io sono più d'accordo con i primi. Non conosco ancora le Opere ma fino ad ora questa mi sembra la composizione che più sintetizza il mondo straussiano. E' ovvio che la musica non ha nulla a che fare con la storia della scampagnata in montagna ,quello è un pretesto per rappresentare una "purificazione morale" come scrisse Strauss stesso. Mi è parso anche che l'autore si sia ispirato pesantemente alla sesta di Mahler: i campanacci, la celesta, la densità monolitica della polifonia, molti temi che mi hanno ricordato il finale, il senso della perdita,ecc. Mi sbaglio?Va anche detto che l'interpretazione è incredibile sotto ogni punto di vista, probabilmente fra le cose migliori di Karajan.
  10. Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Strauss Morte e trasfigurazione Karajan, Berliner Ultimamente sto cercando di approfondire un po' Strauss di cui conoscevo solo poche cose. Mi sembra che sia un compositore non compreso o almeno l'idea che se ne è avuta durante il novecento mi sembra ingiusta. Non lo definirei per nulla borghese, nemmeno tardo-romantico e nemmeno un compositore privo di contraddizioni. Credo sia un compositore che assorbe ogni elemento tecnico e ogni novità sempre con il proposito di ribadire un proprio ideale strutturalista, formalista, però al contempo la sua musica è carica di valori sovversivi, in un certo senso anticristiana e antimoralista. La definirei una musica "positiva" nel senso ottocentesco. E' una musica esteriore nel senso che l'autore si identifica con la forma e con l'attività stessa del comporre ,"rappresentando" qualcosa, e quindi c'è sempre una freddezza di fondo nel discorso, una sorta di distacco. Ciò che viene rappresentato però ha sempre del polemico : Till Eulenspigel, Zarathustra, Don Juan, ecc-.. Per quanto riguarda il rapporto tra parola e musica, vorrei dire quello che è il mio atteggiamento personale. Io considero la musica un'attività creativa costruttiva e un'arte che ha capito bene quale sia il dominio dell'estetica. Quindi le parole, se ci sono, io le considero parte del discorso musicale. A livello percettivo la musica costituisce il contesto espressivo quindi il significato della parola assume paradossalmente meno importanza perché è la musica che pretende di restituire il "linguaggio personale" per dirla alla Wittgenstein. Quindi un conto è leggere e un conto è ascoltare, le due attività non sono assimilabili. Inoltre vorrei dire (dopo aver letto da un po' alcuni interventi) che è sicuramente bene riconoscere quelli che sono i limiti di una visione germanocentrica della musica, oltre che riconoscere alcune modalità espressive tipiche di questa cultura . E' bene per motivi storici, perché è utile la varietà, e perché è bene sapere che l'essere umano è sfaccettato e concentrarsi troppo su un lato è deleterio, la moderazione è la cosa migliore, quindi il borbonismo in musica non mi sembra una buona alternativa.
  11. Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Haydn La antologia incisa da Brendel delle sonate per pianoforte. Incisione perfetta sotto ogni punto di vista. Le sonate di Haydn sono sicuramente fra la letteratura pianistica più trascurata e a gran torto. La qualità mi sembra incredibilmente superiore rispetto a quelle di Mozart che ho letto fossero scritte soprattutto per studenti, ma la cosa non mi convince del tutto, perchè è tipico di Mozart affidare una piccola parte allo sviluppo anche nel resto della musica da camera. Il disegno architettonico invece non è mai uguale in Haydn e in questo senso si ha sempre l'impressione di essere di fronte ad un cantiere aperto. Ma questo vale pure per i quartetti che sono l'unica altra cosa che ho fino ad ora ascoltato dell'austriaco. La scrittura pur nella sua semplicità è misurata con una grandissima precisione, il barocco non viene mai dimenticato per favorire un puro andamento armonico, e la concezione è ancora in buona parte polifonica. Sicuramente un grandissimo.
  12. Cosa state ascoltando ? Anno 2017

    Per me questo è un capolavoro. L'influenza di Stravinsky è evidente, soprattutto nella scrittura pianistica che ricorda molto il sopracitato petrushka, però tutto il discorso generale, il contenuto espressivo, è lontanissimo dagli intenti del russo. Avendo ascoltato ultimamente anche altre opere di Malipiero mi accorgo che il difetto principale di questo autore è quello di essere poco costante nell'ispirazione, ma nei lavori migliori come le sinfonie o i quartetti è musica ricchissima e sempre vitale. MI sembra che cifra di Malipiero sia quella di creare una musica della memoria, del ricordo, che evoca il passato per purificarlo e poi liberarsene. Le incisioni di Almeida non sono male ma questi lavori meriterebbero veramente una orchestra e un direttore come si deve in modo da risaltare maggiormente i pregi delle partiture.
  13. Cosa state ascoltando ? Anno 2017

    E' un'incisione perfetta per farsi un'idea di come doveva essere le musica pre Notre Dame. Esisteva già una solida teoria e prassi riguantante i discanti e gli organum, i quali avevano sempre come base il canto gregoriano, ma già qui l'importanza del cantus non è preponderante rispetto alla voce organale o alla seconda (anche terza e quarta a volte) voce del discanto, in quanto le voci si potevano intrecciare o ribaltre con cantus sopra e organum sotto e grazie allo sviluppo della tecnica dei melismi.
  14. Cosa state ascoltando ? Anno 2017

    Grazie per le indicazioni, in effetti anche io mi aspettavo un'impostazione enciclopedica. Proseguo con: Ensemble Organum Polyphonie Aquitaine du XIIe siecle
  15. Cosa state ascoltando ? Anno 2017

    Ensemble Organum -Chants de l'eglise Milanaise -Le Chant des Templiers Le interpretazioni degli Organum sono sempre di primissimo livello in un repertorio dove coniugare rigore filologio, sapienza tecnica ed espressiva è molto difficile. Sto ascoltando di recente queste musiche così antiche perché da poco ho iniziato la lettura di "Musica in Occidente" un volume di Eggebrecht, trovato tempo fa in un mercatino. I primi capitoli sono tutti sulle origini della tradizione musicale "classica" e quindi incisioni come quelle precedenti sono perfette per accompagnare il testo. E' la prima volta che leggo qualcosa di quella che forse si può definire la scuola musicologica tedesca, e bisogna ammettere che il paragone con ciò che da noi di solito si pubblica è impietoso. Eggebrecht è proprio la figura dell'adetto ai lavori che utilizza rigore storico-filologico, conoscenza delle lingue, conoscenza della teoria e della prassi musicale, analisi critica delle partiture e critica generale delle opere e della loro estetica, il tutto unito a una scrittura piacevole. In futuro magari mi piacerebbe leggere Alberto Basso, qualcuno lo ha letto?
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