cromagobba

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  1. Luca Bianchini "Avendo studiato i nazionalismi..." ____________ Il Bianchini ha studiato? Dopo essermi sciroppato le 1000 pagine 1000 della Caduta degli zebedei posso affermare senza timore di smentita che, ogniqualvolta il Bianchini dice di aver “studiato”, al massimo ha letto sull'argomento un libro divulgativo. Se veramente avesse “studiato i nazionalismi” (immagino che intenda soprattutto il nazionalismo tedesco), saprebbe che i nazisti furono dei produttori assai più che dei distruttori di documenti, al punto che neppure riuscirono, se non in minima parte, a distruggere le tonnellate di carte e registri che nella loro paranoia classificatoria e burocratica avevano accumulato nell'organizzare la deportazione ebraica e la 'soluzione finale', e che ora sopravvivono a inchiodarli alla loro responsabilità. Per quanto riguarda le opere d'arte, i reperti archeologici e le musiche antiche dei paesi occupati, i nazisti non furono degli inceneritori bensì dei rapinatori che misero a frutto del loro arricchimento personale la rara competenza acquisita dagli studiosi tedeschi. Il 'rogo dei libri' del 1933, che riguardò le opere di autori ebrei e, in senso lato, di oppositori del nazismo presenti nelle biblioteche tedesche, fu un episodio agghiacciante che rimarrà a lungo impresso nella memoria. Strumentalizzarlo, come fa l'ineffabile Bianchini, per propri fini propagandistici su Facebook è quantomeno miserabile.
  2. Ricevo dall'oltretomba / e qui trasmetto / quest'anonimo sonetto: La vera storia dell’Op.10 Sotto l’ala dell’imperial gallina ma già anelante ai fasti di Baffetto, Wolfango con fatica certosina compose sei aborti di quartetto. Così insulsi, deformi e scritti male, così pieni d’errori e dissonanti che persino i sodali di grembiale ne chiesero il rimborso dei contanti. Ma fu Giuseppe Sarti da Faenza, di mente acuta e orecchi non guastati dai barbari bemolli temperati, a pronunciar la storica sentenza e consegnar l’italica vendetta ai ragli del Bianchini e di Trombetta
  3. Come non detto, me la spiego da solo. Conte C., la tua idea storica di 'passato' (res gestae) è simile al passato di verdure. La storia della musica come un frullino: ci metti dentro un po' di Cherubini, un po' di Cambini, un pizzico di Kraus, una spolverata di Haydn, una manciata di Boccherini e di Hoffmeister, et voilà un bel Beethoven. Mi torna in mente (devo a qualcuno l'imbeccata) la Seconda considerazione inattuale di Nietzsche che si apre con una citazione da Goethe, questa: "Del resto mi è odioso tutto ciò che mi istruisce soltanto, senza accrescere o vivificare immediatamente la mia attività" (E a paragone di Beethoven, Goethe era ancora uno che amava l'ordine). Poi pensala come vuoi. Le opinioni sono come il sacro coccige: ciascuno ha il suo. Era solo per mettere un po' di pepe nelle tue osservazioni sul "chi ha insegnato a chi". Osservazioni che - spero lo consideri un complimento - ti mettono in sintonia con i fondamenti epistemologici del bicefalo B&H , nonché col celebre adagio di Taboga: "Luchesi fu il maestro di Beethoven".
  4. Questa me la dovresti spiegare. Vuoi forse dire cha la storia della musica si fa da sé, che date certe premesse si arriva a determinate conseguenze?
  5. Guarda che non fu né Adler né Rosen (e neanche Goebbels) ad creare la linea Haydn-Mozart-Beethoven. Fu lo stesso Beethoven a creare i propri predecessori.
  6. Scontato per chi? per chi lo ascolta oggi per la centesima volta, e magari dopo averne fatto un mito?
  7. D'accodo, a scrivere sonate e musica da camera erano in molti all'epoca. Ma non tieni conto del carattere del giovane Beethoven, che non era di facile contentatura. I mestieranti (anche i buoni e gli ottimi mestieranti, tipo, per dire, Pleyel o Clementi) lo attiravano poco, poiché alla norma preferiva l'eccezione, l'originale, il difficile, che era appunto ciò che trovava in Mozart e in certa misura in Haydn (magari, perché no?, per la solita German connection). Poi, per quanto riguarda i 'modelli', col giovane Luigi non c'è mai da fidarsi, perché non appena trovava un modello di suo gradimento se ne appropriava non per emularlo ma per superarlo o, quanto meno, per farne qualcosa che recasse la sua propria impronta (anche se non sempre, almeno all'inizio, con sufficiente maturità). Nella esasperata concorrenza musicale della Vienna a cavallo del secolo, un esordiente non emergeva dimostrando di essere 'pari' ai modelli migliori ma dimostrando di essere in grado di svilupparli ulteriormente: in altre parole, di raccoglierne l'eredità. E iI tal senso, il Quintetto per pianoforte e fiati op. 16, ricordato da Kraus, è un buon esempio con riferimento al Quintetto K.452, così come lo sono i Quartetti op 18, ricordati da Zeit, con riferimento ai Quartetti 'Apponyi' op.71 e 74 di Haydn. Così come lo erano stati i Quartetti op.10 di Mozart (dedicati a Haydn) in riferimento all'op.33 di Haydn.
  8. Alzi la mano chi ha cominciato!
  9. Questo tipo di 'musicologia' in America ha un nome: si chiama patent-office musicology.
  10. LUCA BIANCHINI su Facebook, 4/06/2017: Ho scritto qualche decennio quest'altra pagina di ritmi asimmetrici stavolta sovrapposti e con combinazioni diverse, dedicata al matematico di scuola pitagorica Archita di Taranto Capriccio di Archita Danza in tempo di 11/8 3+3+3+2 = 11 3+3+2+3 = 11 3+2+3+3 = 11 2+3+3+3 = 11 (youtube) _______________________________________________________________________ Caspita. Enfant prodige? Quando ci mostrerà le formine di plastilina che faceva da piccolo? S'impone un distico (in doppi ottonari): Del somaro la bellezza di mattina passa il vaglio, Poi, sfumata giovinezza, ci rimane solo il raglio
  11. Luca, Lorenzo & Giambattista Come precisato da Neutral Reader, il modello delle espettorazioni poetiche di Luca Bianchini è il poema di Giambattista Casti Gli animali parlanti, 26 canti di sestine di endecasillabi (n.b.: tutti rigorosamente accentati sulla 10a sillaba), pubblicati in due volumi a Parigi fra il 1801 e il 1802. Per la proprietà transitiva estesa (i nemici dei miei nemici sono miei amici), Bianchini ha un'ammirazione pregiudiziale dell'Abate Casti che fra il 1782 e 1786 fu fiero avversario di Lorenzo Da Ponte a Vienna nella contesa per il titolo di 'poeta cesareo' (per la cronaca: nessuno dei due l'ottenne, per certa scostumatezza di vita e scarsa attitudine al politically correct). Riporto qui dalla pag. 50 di una riedizione ottocentesca degli Animali Parlanti (Parigi, 1828, Bissot-Thivars, librajo, con 'Notizia' biografica di Antonio Buttura) una sestina originale dell'Abate. Con riferimento alla sestina del Bianchini, e un occhio alla ben nota teoria verticalistica di Taboga secondo la quale i risultati artistici dipendono meno dalle doti naturali dell'artista che dal valore del suo maestro, ciascun lettore potrà valutare in qual misura le doti dell'Abate si siano travasate nell'allievo, e ne corroborino (e insieme ne commentino) la domanda di ammissione in Arcadia. Si vuol che in aria allor di concorrente L'Asin, ch'il crederia?, si presentasse; E le sue lunghe orecchie ed il possente Raglio, e altre e altre qualità vantasse: Ma tutti rigettar con onta e smacco Quel pretendente ignoranton vigliacco.
  12. ' Defecasillabi', questa è da incorniciare
  13. Comunque il Bianchini, che sopporta a malapena una settima di dominante, non me lo vedo fare sperimentazioni con gli endecasillabi
  14. M'inchino dinanzi a tanta dottrina e concordo sulla superiore qualità della versificazione di B(&T). Suggerirei loro, pertanto, di riscrivere il Libro in forma di poema didascalico in endecasillabi.