cromagobba

Members
  • Numero contenuti

    49
  • Iscritto

  • Ultima visita

Su cromagobba

  • Rank
    Nessuno (per adesso)
  1. ... e chiedere la restituzione del corpo sepolto a Westminster
  2. Il nostro ha colpito ancora ________________________________________ Luca Bianchini su Facebook oggi 28/5/201 Ho appena risposto a un post di un direttore che considera le composizioni di Clementi minori. E le paragona alle Sonatine di Diabelli. Siamo messi male, molto male _____________________________ Il pan-italismo del Bianchini non conosce – letteralmente – confini. Come recita il noto adagio, “dove c'è un Italiano là è Italia”, la Groß-Italien. Capisco il dissentire da chi considera Muzio Clementi un 'minore' ( la precisione del regolo misuratore in questo campo lascia a desiderare), ma siamo sicuri che Clementi sia una gloria italiana? A rigore non dovrebbe esserlo più di quanto lo sia Giovanni Battista Lulli, visto che visse in Inghilterra dall'età di quattordici anni e in Italia non tornò che da turista...
  3. Conte Caramella, quale terreno bruciato ? Foste ti riferivi al supermarket della classica di consumo e allo star system concertistico, perché da oltre cinquant'anni la ricerca musicologica va nella direzione opposta. Che dici delle 17.000 sinfonie del XVIII secolo individuate, catalogate e indicizzate dal progetto di Jan LaRue (Catalogue of 18th Century Symphonies, Indiana University Press) ? E se è vero che, fra i musicologi che contano, Charles Rosen è il primo responsabile dell'identificazione (analiticamente fondata) dello Stile classico con la Wiener Klassik (The Classical Style, 1970), allo stesso Rosen si deve anche un altro libro (Sonata forms, 1980) che integra in senso contrario quella prospettiva.
  4. Cultura come melting pot a cui attingere col mestolo di legno della storiografia a fumetti
  5. E quale sarà il sillogismo che porta B&T ad associare al Giorno della Memoria una Messa 'dolorosa', perdipiù di Caldara, quindi molto 'wiener' ?
  6. Ma come, ti rivelo un segreto così intimo e fai il difficile
  7. L'inconscio, certo, "l'intricato reticolo di silenziosi agenti esterni alla coscienza", di cui appunto "non si sa nulla". Questo è il limite oltre il quale un'indagine musicologica tecnicamente informata (che è poi ciò che Neutral chiamava 'analisi musicale') non può spingersi. Nondimeno è importante e professionalmente obbligatorio che fino lì arrivi. Non fermarsi prima, appellandosi alle insondabili profondità del 'genio', che altro non è se non un alibi per fare dell'impressionismo critico e della retorica sul niente. Va da sé che non mi riferisco ai nostri benamati B&T, che della consapevolezza linguistica dell'artista non arrivano a scalfire neanche l'involucro di plastica che ricopre il cd.
  8. In effetti la ricezione è un punto centrale. Dove però è d'obbligo distinguere due elementi che agiscono separatamente e in tempi e modi diversi sull'opera d'arte. Uno è rappresentato da quelli che chiamiamo i "destinatari", cioè il pubblico immaginario per il quale l'opera è pensata, l'altro è rappresentato da quelli che chiamerei i "convalidatori", cioè il pubblico reale che decide dei tempi, modi e gradi della sua ricezione all'interno di una cultura. Il primo agisce sulla genesi e sulle strategie compositive dell'opera, l'altro sui suo significato, sulla sua collocazione storica, sul suo grado di esemplarità (ecc.), che sono dedotti dall'opera ma che propriamente sono valori esterni. Schematizzando al massimo, si può dire che sino all'epoca di Haydn e Mozart i due elementi si sovrappongono e in gran parte coincidono: l'artista non sceglie il suo pubblico, tutt'al più sceglie il genere musicale (ma le strategie editoriali di Haydn, ad es., introdussero già un'eccezione). Con Beethoven già si intravede una frattura tra pubblico immaginario e reale, e questa non farà che approfondirsi in seguito. Con Schumann siamo già alla Lega di Davide contro i "filistei" e con Liszt, Paganini, Chopin & Co all'idea dell'eccezionalità e dell'auto-referenzialità dell'artista. Per tornare all'inizio, non c'è nulla di 'naturale', di scontato, di semplice. Avrebbe potuto Vivaldi prevedere che i suoi concerti scritti per le ragazze dell'Ospedale veneziano sarebbero diventati, due secoli dopo, il simbolo di un modernismo elitario e antiquario (e nazionalista) nel primo Novecento?
  9. Guarda che non ti stavo sfottendo, non del tutto almeno. Magari non è il tuo caso, ma l'idea che ci sia qualche forma di 'naturalezza' nel costituirsi di una tradizione è un'idea condivisa più o meno consapevolmente da molti, incluse alcune importanti storie della musica, soprattutto anglosassoni. Ossia l'idea che il linguaggio musicale, le forme, gli stili si evolvano motu proprio, per cui i compositori non sono che agenti deputati a far germogliare possibilità già presenti ab origine. Personalmente diffido di schemi esplicativi di questo tipo, se non altro perché spiegano molto poco. L'assimilazione di un linguaggio, l'accettazione di un retaggio, la prosecuzione di un modello implicano sempre una scelta cosciente da parte del compositore, che è culturalmente e socialmente condizionato ma, se non è un semplice routinier, è altresì consapevole e sino in fondo del linguaggio che usa. Almeno così la penso.
  10. Caramé, adesso ti svelo un segreto che ho rivelato solo a mia moglie la prima notte di nozze: il mio mito non è Mozart, ma sono Haydn e Beethoven. Per conto mio, la Nona di Beethoven l'ha fatta Haydn.
  11. E' sempre un errore pensare che gli altri siano più stupidi di te. Immagino che sappia anche tu che Beethoven apparteneva a un'epoca in cui, fortunatamente per lui, le nazionalità in musica contavano ancora poco, e 'italiano' in musica non significava 'nato in Italia' ma di 'stile italiano'.
  12. Naturale? come le micosi? ma figurati. Qui non c'è niente di naturale. Forse non ti è molto chiara la distinzione tra il ricalco stilistico e quella che normalmente si definisce 'influenza' Se vuoi sfottere sforzati un poco di più
  13. Ma che echi settecenteschi. Hai mai provato a confrontare anche solo all'ascolto il primo tempo di una Sonata di Schubert col primo tempo di una di Haydn? o una delle Sonate per pianoforte di Brahms con una di Beethoven? o un Quartetto di Schumann con uno di Beethoven? E beh, prova. __________________________________ E' risaputo da tutti che mentre Wagner componeva il Götterdammerung in realtà avesse tra le mani l'Eine Kleine Nachtmusik Magari Eine kl. Nachtmusik no, ma che dici della Nona di Beethoven ? (Richard Wagner, Zum Vortrag der neunten Symphonie Beethoven’s in Gesammelte Schriften und Dichtungen, Band 9.)
  14. A parte il fatto che - come Neutral invita a farel - si dovrebbe definire meglio il concetto di 'stile', non ti viene il dubbio che il linguaggio di Haydn e Mozart sopravvivano in Beethoven, in Schubert e se vuoi anche in Cherubini, e di qui in Mendelssohn, Brahms e Wagner, non per forza endogena ma per consapevole auto-costruzione di una tradizione? B&T, noti mitografi a rovescio, questo lo sanno bene, sia pure spiegandolo con motivi che solo loro capiscono. E non ti viene il dubbio che Cherubini fosse apprezzato (ad es. da Beethoven) proprio perché diverso, per stile e soggetti, dalla media dei compositori italiani dell'epoca? E, ultimo, non ti vien fatto di chiederti come mai grandi compositori ( reali) come Cherubini o (ipotetici) come Luchesi non abbiamo generato alcuna tradizione in Italia, da dove in fondo provenivano?