jazzofilo

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  1. La penso come te Nitriero. Attribuisco maggiori demeriti a Bernstein che a Brubeck ed al suo meraviglioso quartetto. Per la verità, prendendo in esame la famosa lista di Schuller su cosa non sia third stream si evince che la determinazione del contenuto della third stream sia di ardua definizione, malgrado la voce inglese di Wikipedia e quella dell'Enciclopedia Britannica forniscano un supporto valido soprattutto per coloro che non sono musicologi come il sottoscritto. https://en.wikipedia.org/wiki/Third_stream
  2. Venuti mi ricorda anche la felice stagione del jazz alla radio e in tv con i preziosi apporti di Adriano Mazzoletti e Lino Patruno. Purtroppo era già parecchio anziano, ma era capace di deliziare gli appassionati. E devo dirti che sui brani veloci, senza nulla togliere alla maestria di Grappelli, talvolta lo trovo più brillante e fantasioso.
  3. D'accordo con la tua ultima affermazione. Il concerto visto giovedì a Genova con il Saxophone Summit comprendente i veterani Dave Liebman, Joe Lovano, Greg Osby e una ritmica spettacolosa composta da Phil Markowitz, Cecil McBee e Billy Hart anch'essi alquanto attempati, ha rafforzato in me il pensiero che il "ragazzo" , indubbiamente promettentissimo, abbia bisogno ancora di evolversi. Sono venuto a conoscenza in maniera piuttosto casuale di questo disco grazie ad un'installazione multimediale in un museo. Poi ho raccolto informazioni più dettagliate ed alcuni ascolti sul web mi hanno convinto ad acquistarlo, complice il buon prezzo di Ibs (€ 17,60). Certo, non si ascolta tutto d'un fiato, ma non l'ho trovato fonte di pesantezza. Va detto che il caldo di questo luglio non favorisce in ogni caso ascolti prolungati.
  4. @zeitnote Non lo so. Faccio molta fatica a stilare graduatorie. Però, sono d'accordo sulle sue enormi qualità dispiegatesi appieno, dapprima con Davis e dopo nella sua luminosa carriera solista: Da uno dei suoi più ispirati album, Somethin' Else (1958):
  5. Agli appassionati di jazz ed anche ai curiosi, ascoltatori occasionali del forum:
  6. Un altro esempio interessante è dato dal primo album solista del violinista nero Papa John Creach, membro per alcuni anni degli Hot Tuna di Jorma Kaukonen e Jack Casady, fuoriusciti dai Jefferson Airplane. Su Youtube c'è l'album nella sua interezza; prendendo singolarmente ogni pezzo, vi sono formazioni specifiche che pescano dalla "galassia" rock di Frisco: Il brano che posto vede Creach suonare con Joey Covington (Hot Tuna), Jerry Garcia (Grateful Dead), Dave Brown e Gregg Rolie (Santana):
  7. Conosco qualcosa delle cose che hai postato. Nel caso di Paul Kantner, uno dei leader dei Jefferson Airplane, possiamo parlare di una propensione particolare a coinvolgere altri musicisti del giro di San Francisco che suonavano negli altri gruppi famosi. Ma, in fondo, non è che fosse diverso per Jerry Garcia che ha una ricca discografia solista o per David Crosby che ne ha una assai scarna, invitare a suonare con sé musicisti amici che facevano parte di Jefferson Airplane, poi Starship, Grateful Dead, Quicksilver Messenger Service, Hot Tuna, Santana ecc...Se si va a spulciare le discografie si notano punti di contatto persino sorprendenti considerando gli stili e le peculiarità di ciascuno di costoro.
  8. @hurdy-gurdy e per tutti coloro che apprezzano il folk rock americano della costa ovest. Dal primo album solista di David Crosby If I Could Only Remember My Name:
  9. Ottima osservazione riguardo a Bill Frisell che condivido. In effetti, soprattutto in questi contesti, bene o male influenzati dal rock, talvolta si esagera con l'elettronica usata a scopo prevalentemente effettistico per attirare il pubblico del rock. Sempre in tema di coppia di chitarre, di rilievo è l'album che vede insieme Metheny con Scofield inciso per Blue Note, fermo restando che i "tradizionali" Barney Kessel, Herb Ellis e, purtroppo mi sfugge il terzo della combriccola, nei loro brani incisi insieme, possedevano un gusto armonico di squisita raffinatezza.
  10. @hurdy-gurdy
  11. Bello! Possiedo questo album che non presenta cadute di tono o brani riempitivi. Ben riuscito il connubio chitarristico tra Frisell e Scofield. Ve n'é un secondo inciso sempre per ECM che mi pare abbia avuto minore risalto.
  12. Due famosi veterani del jazz classico: Joe Venuti e George Barnes in una indiavolatissima Sweet Georgia Brown:
  13. Lontano dalle altalenanti divagazioni fusion dei '70 e oltre, qui è possibile ascoltare, probabilmente, il miglior Herbie Hancock o, comunque, molto vicino all'eccellenza. Siamo ai tempi della Blue Note, l'album è del 1968 (Speak Like A Child) e contempla un sestetto nel quale i soli sono eseguiti dai musicisti della sezione ritmica (Herbie Hancock, Ron Carter e Mickey Roker, quest'ultimo scomparso pochi mesi fa); gli altri membri del combo sono Thad Jones (flicorno), Jerry Dodgion (flauto alto) e Peter Philips (trombone basso); il brano è Riot che figurava nella sua prima versione in Nefertiti di Miles Davis, l'ultimo suo album acustico che risaliva al 1967:
  14. Di Stan Kenton possiedo due album. Uno è il celeberrimo Cuban Fire (1956) dove porta a compiuta evoluzione il connubio con i ritmi latini: Il secondo è una rilettura dell'eccellente musica dei Blood Sweat & Tears e dei Chicago naturalmente nelle loro composizioni maggiormente influenzate daj jazz, affiancata da brani di Robert Curnow che collabora anche in qualità di arrangiatore. Il titolo è Kenton Plays Chicago (1974): https://en.wikipedia.org/wiki/Stan_Kenton_Plays_Chicago