Vai al contenuto

Conte Caramella

Members
  • Numero contenuti

    2496
  • Iscritto

  • Ultima visita

Su Conte Caramella

  • Rank
    Io e pochi eletti

Visite recenti

1555 visite nel profilo
  1. Grazie per il chiarimento... non ricordavo d'aver letto il dettaglio del pittore, dell'effigie e soprattutto del libro di Abbiati, pertanto mi domandavo come mai Giorgio Taboga non l'avesse preso in considerazione.
  2. Adesso non ho il testo di Taboga (GTOV, 1994) sottomano, ma mi sembra di ricordare che in quel capitolo lo studioso veneto accennò nelle prime righe - senza darvi troppo credito - anche a un ritratto attribuito a Luchesi custodito a Motta di Livenza, il quale tuttavia sul suo volume non viene mostrato.
  3. Nella lista è stata omessa la Sinfonia anonima (senza frontespizio) in re maggiore rubricata D.638 a Modena: si tratta di una Sinfonia attribuita a Ignaz Pleyel (Ben P.124). Nell'originale di Artifex però c'era, e in passato ne parlò anche qualcun altro.
  4. Questa chiusa però non è di Artifex. Comunque grazie.
  5. Non tutti i fuori-tema vengono per nuocere.
  6. Ma infatti quando scrivevo idee o di idealizzazione mi riferivo non agli artisti, ma a chi si è occupato di loro, appunto i posteri (la risposta vale anche per NR). E non considero proprio nessuno come "alieno"... seppur avendo a che fare con molti artisti a volte la sensazione che diano sia proprio questa...
  7. Non ci penso neppure, sono simrockiano bonnense...
  8. Credo che tutti i compositori, dai massimi ai minimi, fondamentalmente svolgessero con passione il loro mestiere, che era la lingua con cui forse si esprimevano meglio. Ma noi posteri non possiamo pretendere d'entrare nella loro testa "immaginando" cosa volessero esprimere... Forse è anche questo voler "spiegare" ciò che non è affatto spiegabile che ci porta a idealizzare le loro figure. Bach, Mozart, Beethoven ecc. ecc. non hanno scritto autobiografie, descrivendoci le loro opere... Ma tra i massimi, ad esempio, lo ha fatto Wagner. Anche Schumann e Mendelssohn talvolta nelle lettere descrivono i loro stati d'animo durante la fase compositiva... Sibelius addirittura annotava tutto su un diario (impressionante leggere alcuni stralci degli anni in cui aveva un tumore, ed era al contempo impegnato con la tremenda e pessimistica Quarta Sinfonia...). In 100-150 anni le cose erano profondamente cambiate e gli artisti erano maggiormente consapevoli, e sempre più slegati dalla realtà. I primi tre autori, tranne forse Beethoven, son vissuti in un'era che non potevano ancora permettersi questi "lussi". Glielo hanno permesso i posteri.
  9. Pensa che l'altro giorno ho assistito a una rissa in centro tra Breitkopfisti e Ricordisti... botte da orbi.
  10. Lascio a te il fiasco... sono astemio. Nessuno nega il lavoro della "tribù musicologica", ma mi è parso di capire che tra quest'ultima e l'editoria musicale non sia corso sempre buon sangue, proprio perchè alla maggior parte di questi ultimi poco interessi lo studio, la ricerca, la filologia... se il riferimento è unicamente il dio denaro. Invece la denuncia di Foletto direi che calzi a pennello e possa applicarsi su molte cose: la Musica, oltrechè un'arte "idealizzata" dai posteri, per i compositori era principalmente una fonte di reddito. Lavoro, nulla più che lavoro... pure da consegnare in tutta fretta a imperatori, re, principi, aristocratici, impresari teatrali e infine anche editori. Persino al mio lavoro - che nulla centra con la musica - potrebbe in molti casi applicarsi l'argomento tirato in ballo da Foletto (e non mi riferisco solo al punto 2).
  11. Son perfettamente d'accordo a metà con Foletto, citando spudoratamente una frase che il "nostro" buon Kraus rivolse una volta al sottoscritto. Mi spiego meglio, scherzi a parte. Foletto ha secondo me sicuramente ragione su tutto: feraspe (cui do il benvenuto in ritardo...) ha poi citato tali e quali alcune sue considerazioni in chiusura dell'articolo, riferite proprio al "chiasso" mediatico intorno alle questioni di cui si parla (anche) qui dentro. Foletto si riferisce ad alcune poco trasparenti usanze dei discografici denunciando cose a suo avviso (ma anche a me o ad altri) deprecabili, spiegando - e anche bene - cose che molti sanno ma pochi dicono pubblicamente. Tra parentesi c'è una bella discussione anche qui in forum su questo argomento discografico, se ben ricordo. Mi riferisco al punto 2 (sulla rivista è scritto 3, ma è un evidente errore di battitura) del suo articolo, il cui incipit è "Famosa: quanto, cosa significa oggi? ..." Adesso, da quel punto 2 basterebbe sostituire il termine master in manoscritto (o originale), applicando il tutto agli editori musicali del XVIII/XIX secolo, e in un attimo - senza troppi clamori - avremmo le idee chiare (si fa per dire) su molte fandonie musicologiche e il loro perchè. Manca, a queste ultime, "solo" la prova chiaramente documentata, che però è tutto. Pace e bene.
  12. Il "Caso Luchesi"

    A me capitò lo stesso a riguardo di un'aria staccata attribuita sul manoscritto a Luchesi, conservata oggi a Verona. Benchè presumo l'aria non sia mai stata studiata, sulla pagina OPAC di riferimento si nega la paternità luchesiana a favore di Angelo Tarchi. L'aria dovrebbe far parte, stando al manoscritto, di un'opera (Ademira) musicata da ambedue gli autori a un anno di distanza (1783 Tarchi a Milano, 1784 Luchesi a Venezia) su identico libretto di Ferdinando Moretti. L'aria ha tuttavia un testo estraneo al libretto, pertanto la cosa non è chiara. Il fatto che si sia tolta l'attribuzione a Luchesi sembra derivi dal fatto che l'aria fu scritta per un cantante che si era esibito proprio nell'Ademira di Tarchi nel 1783, e non da analisi stilistiche. L'anno successivo, in occasione della ripresa veneziana con musica di Luchesi - definito per l'occasione "Maestro di Cappella dei Signori Tedeschi" - quel cantante invece non figura. Come comportarsi in questo caso? Tipo documento Musica manoscritta Titolo Aria Con più Istromenti Obl:i Del Sig:r Lucchesi Cantata dal Sig:r Bella Spicha Dal Labro che t'accende di Così dolce ardor Presentazione partitura Pubblicazione , tra il 1784 e il 1794 Descrizione fisica 1 partitura (cc.10 non numerate; vuota: c.10v) ; 234x326 mm Descrizione esterna del manoscritto [materia:] cartaceo [datazione:] 1784-1794 [stesura:] Copia Segnatura VR0131 Murari Bra MS 149 Note generali · L'attribuzione a Lucchesi è dubbia, più credibile un'attribuzione ad Angelo Tarchi, il quale ha anch'egli composto una "Ademira" andata in scena a Milano nel carnevale 1784 e in cui, secondo Sartori, cantò Francesco Bellaspica (cfr: Sartori, I libretti italiani a stampa dalle origini al 1800, 315) Rappresentazione/registrazione [anno:] 1784 [periodo:] ascensione [città:] Venezia [sede:] Teatro di San Benedetto [occasione:] Fiera dell'Ascensione [nota:] cfe: Sartori C., I libretti italiani a stampa dalle origini al 1800, 316 Personaggi e interpreti Eutarco A Bellaspica, Francesco Variante del titolo · [Incipit testuale] Dal labbro che t'accende di così dolce ardor · [Incipit testuale] Dal labro che t'accende di così dolce ardor Nomi · [Interprete, Contralto] Bellaspica, Francesco · [Compositore] Tarchi, Angelo <ca. 1760-1814> scheda di autorità Lingua di pubblicazione ITALIANO Paese di pubblicazione ITALIA Codice identificativo IT\ICCU\MSM\0174107 Dove si trova VR0131 131VR Biblioteca del Conservatorio statale di musica F. E. Dall'Abaco - Verona - VR - [fondo/collocazione] Murari Bra MS 149
  13. Direi che l'onore di Viotti potrebbe essere offuscato proprio dal fatto d'aver composto quella roba lì...
  14. Ma pur sempre persone, magnificate e reinterpretate dai posteri a seconda del gusto, della simpatia o dell'antipatia. E ti ho già profetizzato che tra duecent'anni verrà il biografo che magnificherà le tue composizioni, anche se ti fanno schifo. Quindi scrivi subito qualche lettera ad amici e parenti in cui lo dici a chiare parole e pubblicale autografe da Breitkopf & Härtel, altrimenti tra due secoli non sai che casino potrebbe venir fuori.
  15. Vuoi concedermi almeno qualche ora di sonno? Grazie per la comprensione. Chiamala frullino, o chiamala come meglio credi... ma non è che le cose cambino molto. Scommettiamo che la vita del Conte Caramella, di Kraus, di Madiel, di Neutral Reader, di Cromagobba, di Artifex e di chiunque altro è un frullino? Bene, e che saranno mai stati Bach, Mozart, Beethoven, Wagner, Brahms ecc. affinchè per loro non fosse altrettanto? Ah già, capisco: al loro tempo il frullino non era ancora stato inventato e la musicologia annaspava nell'ombra e nell'ignoranza.
×