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    • Wittelsbach

      Clemens Krauss nel 1942 ha diretto delle Nozze di Figaro quasi contemporanee!
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    • Wittelsbach

       Visto che è da troppo tempo che non recensisco opere, sto iniziando un excursus sulle Nozze di Figaro, tramite spotify e youtube
      · 0 risposte
    • Michele Girardi  »  artifex

      Volevo rivolgerle i miei complimenti per l'articolo dedicato a questo libercolo, che andrebbe eliminato senza lasciar traccia, insieme a tutto quello che i due disonesti e rozzi pseudomusicologi hanno scritto, e in primo luogo la loro Caduta degli dei. Volevo comunicarle che sto redigendo un'edizione in formato pdf della puntate della mia rubrica Ahimé ch'io cado, e ho pronte quelle da 1 a 20. Proprio l'ultima è occupata dal suo saggio. Grazie ancora, spero che prima o poi ripigli a scrivere: mi farebbe piacere rileggerla ancora.
      Michele Girardi
      · 0 risposte
    • Euripide

      Ma che palle... oggi il mio medico mi ha consigliato di fare una colonscopia. Vi ho voluto bene '_'
      · 0 risposte
    • Endymion

      Mi è stato chiesto di Félicien David, compositore francese dell'800. Non frequentando il periodo non ne so nulla, qualcuno dei forumisti lo conosce?
      · 3 risposte
  • Risposte

    • Salve si mi sirve, potrebbe dirmi il prezzo? Grazie
    • Non solo la fonazione nel centro-grave portava a una lieve anche se percepibile ingolatura ma rivelava anche, in basso, un timbro di colore ordinario, vagamente sguaiato e legnoso ( ma , come tu osservi, sono dettagli marginali, in un assetto fonatorio egregio, tutto sul fiato e controllatissimo, con diaframma e laringe in perfetta sinergia). In acuto poi, a tutte le intensità, il timbro si abbelliva, divenendo chiaro e luminoso.
    •  Grazie intanto Maja, per la bella a articolata (come sempre) risposta. Nel senso della citazione qui sopra, cioè per quanto e fino a quanto, quando e fino a quando, HvK  fu influenzato e condizionato dal clima creato dalla propaganda di regime nella Germania nazista, Maja, mi hai dato una risposta chiara ed articolata, che io, fra l'altro, condivido. Riguardo alla sua poetica musicale, fortemente estetica e, anche per questo, non di rado esteriore, tu fai delle osservazioni interessanti e, come chiave di volta ermeneutica,  la butti sulla psicologia, parlando di una sorta di "narcisismo artistico", di dimensione "egotico-sensuale" ( mutatis mutandis, alla D'Annunzio, per intenderci) e, a parte il fatto che ogni artista e in particolare ogni musicista tende quasi necessariamente ed essere individualista, anche qui la tua prospettiva è condivisibile. Anche quando parli di esecuzioni impeccabili ma spesso "fasulle e un po' laccate", o di " titanismo residuo e decontestualizzato" e quindi reso funzionale alla celebrazione non di istanze politico-ideologiche ma esclusivamente del proprio io ipertrofico,  o quando osservi, infine, che, fatto salvo il suo valore artistico intriseco, Karajan era anche un formidabile promotore commerciale in campo discografico ( anche da qui una sua sostanziale anche se generica sopravvalutazione), credo che tu non vada molto lontano dal vero. Da parte mia vorrei aggiungere solo due note, una positiva e una negativa. La positiva riguarda il suo straordinario e con ogni probabilità insuperato talento nel saper, magari allargando i tempi, leggere e penetrare nell'orchestrazione, ricavandone atmosfere e colori prima di lui del tutto ignoti. La negativa riguarda una sostanziale carenza di tensione che, nei momenti migliori è appena percepibile e passa quasi inosservata, ma che altre volte sconfina nell'inerzia calligrafica. Non che Karajan mancasse di vigore in assoluto ( anche se spesso si trattava solo di enfatica magniloquenza sonora) ma certo su questo versante molti altri direttori gli furono superiori. E non parlo solo di grandissimi ormai leggendari come Toscanini o Furtwangler, De Sabata o  Mitropoulos, ma anche di altri ( Solti, Pretre, Muti, Bernstein, gli stessi Abbado e Kleiber figlio, solo per citarne alcuni).
    • Concordo. Effettivamente ho allargato il discorso, ed è vero che fra gli antecedenti di Karajan non c'erano soltanto i crucconi: basti pensare a Toscanini, Walter, Erich Kleiber...
    • Non diciamo cose molto diverse, anche se io non ritengo ancora rivoluzionare le incisioni anni '50. Ad esempio il lirismo, altra caratteristica fondamentale di Karajan che ho tralasciato e dalla quale il maestro era ossessionato, era già presente nelle sue incisioni giovanili, ma diventerà una vera cifra predominante (spesso ai limiti e oltre il lezioso) solo a partire dagli anni '60. Confronta quel Rosenkavalier dalla visione post-boehmiana con la sontuosa ripresa a Vienna del '64, ad esempio. Confronta l'integrale di Beethoven con la Philarmonia, ancora piuttosto greve, relativamente lenta e dal suono ferrigno, memore di Klemperer (il maestro della trasparenza e dei piani sonori), con la traslucida e scattante integrale degli anni '60, ma confronta anche (tu non puoi perchè odi quel repertorio  ), le varie Aida, Trovatore, Lucia, Otello dell'epoca con quelle dei maestri italiani più vicini al mondo tedesco (De Sabata ma più ancora Serafin) e verifica quanto lo stile sia simile, a volte confondibile, e quanto invece nei '60-'70 la revisione profonda del rapporto stesso tra strumenti e strumenti, tra compagine orchestrale e scena, tra spessore e qualità delle voci, avesse creato dei risultati assolutamente inediti (alcune volte in positivo, altre in negativo, ma questa è una valutazione personale). Che poi a posteriori ci sia stata una mitizzazione anche di quelle (peraltro ottime) prime registrazioni è un altro discorso, io parlavo del momento in cui lo stile di Karajan non fu più "uno stile" ma divenne rivoluzione. Tu fai un discorso un po' diverso, io mi limitavo a rispondere a Pinkerton, e a restringere il discorso all'evoluzione del "filone interpretativo del Reich" all'interno della cultura tedesca (cultura tedesca che come pure ho ricordato questa e diverse altre volte, si animava di molti personaggi a latere o esterni a quel filone, che continuarono a dirigere ottimamente da indipendenti, come i direttori del resto del mondo). Il mio "marginale" va inteso nell'ottica del rapporto del nostro con la Germania tardo e post-nazista e i personaggi che gravitavano attorno a quel contesto, e soprattutto in relazione all'incidenza che il suo stile aveva in un'epoca in cui spadroneggiava ancora Furtwangler. Dal punto di vista internazionale la situazione era ben diversa, ma lo era anche nell'epoca d'oro dei Furt e dei Knap... approfitto per sottolineare ancora a margine: mi sembra assurdo continuare ad attribuire oggi un'importanza così spropositatamente alta nella storia dell'interpretazione a quello che fu un fenomeno circoscritto temporalmente e geograficamente, e peraltro limitato ad alcuni nomi, quando ampliando lo sguardo ci si rende conto che costoro costituivano non il modello interpretativo dell'epoca ma l'eccezione al modello, rappresentato da molti nomi che hai fatto tu ma pure da altri, anteriori e posteriori a quelli. A maggior ragione se consideriamo un contesto internazionale il Karajan degli anni '50 era una delle tante stelle sulla piazza (di certo più spendibile dei suoi predecessori fuori dai confini austro-tedeschi, questo è certo), non aveva ancora conquistato quella posizione egemonica "di riferimento" (è il caso di dirlo), che ha schiacchiato dal decennio successivo anche la fama di molti dei nomi illustri che hai citato, alcuni dei quali non gli erano affatto secondi (anzi, aggiungo io).
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